L’opera di Willem de Kooning (1904-97) sfida qualsiasi tipo di classificazione. Sebbene l’artista sia comunemente associato agli espressionisti astratti come Jackson Pollock e Mark Rothko, i suoi dipinti sui generis si allontanano dall’astrattismo, esaltando al contrario i contorni del corpo femminile attraverso una miscela di tratti gestuali intensi e aggressivi. La figura femminile è di estrema importanza per la vita artistica e personale di de Kooning e come ha proclamato l’artista stesso “la carne è la ragione per cui è stata inventata la pittura ad olio”.

Circa due decenni dopo la sua morte, avvenuta nel 1997, il pittore di origini olandese naturalizzato americano rimane uno dei giganti dell’arte moderna. Non dimentichiamoci che il primo posto per il dipinto contemporaneo più costoso di sempre in una vendita all’asta è stato suo a lungo: il suo dipinto “Interchange”, infatti, ha mantenuto durante due anni il primato dell’opera d’arte venduta a prezzo più caro, per un valore di 300 milioni di dollari. Il record è stato però battuto il 15 novembre 2017 dal “Salvator Mundi” attribuito a Da Vinci venduto all’asta di Christie’s a New York per 450 milioni di dollari.

Willem de Kooning – Interchange, 1955, Oil on canvas, Private collection

Ma d’ora in poi gli ammiratori di de Kooning hanno un nuovo motivo per essere entusiasti: opere precedentemente sconosciute, presumibilmente dipinte da de Kooning negli anni ’70, sono state trovate a New York da un gallerista e arriveranno sul mercato quest’autunno.

Secondo il New York Post, il gallerista David Killen ha scoperto i dipinti – oltre a una tela che attribuisce all’artista svizzero-tedesco Paul Klee – in un magazzino che ha acquistato l’anno scorso per 15.000 dollari.

Le 200 tele alloggiate all’interno del magazzino appartenevano originariamente al restauratore d’arte Orrin Riley, che iniziò la sua carriera al dipartimento di conservazione presso il Guggenheim Museum e in seguito gestì la propria attività di restauro – dove restaurò diversi quadri di de Kooning – fino alla sua morte nel 1986.

Da quella data lo spazio rimase praticamente sconosciuto agli occhi dei mercanti d’arte e nel 2009, anno del decesso della sposa del restauratore, si diede inizio alla ricerca di nuovi proprietari, trascorrendo nove anni senza che nessuno gli desse importanza. Gli esecutori testamentari della coppia, dopo aver ricevuto il permesso dell’ufficio del procuratore generale dello Stato di New York di vendere la proprietà “abbandonata”, decisero di offrire le opere per mettere all’asta le case. Fu in questa impresa che Killen venne a sapere del materiale immagazzinato.

Anche se una nota galleria (non-identificata) aveva già rifiutato i dipinti, Killen decise di correre il rischio della vendita. Il gallerista offrì agli esecutori 75 dollari per quadro, 15.000 in totale, e si rassegnò a vendere le opere alle aste bimestrali della sua galleria, la David Killen Gallery, sempre a New York.

Poi, mentre iniziava a caricare il contenuto del magazzino su un camion, vide diverse scatole etichettate come “de Kooning“. Venne così a scoprire allora che al suo interno c’erano sei dipinti che sembravano riconducibili allo stile singolare dell’artista e, sebbene non potesse esserne sicuro, Killen sapeva che la scoperta poteva essere la chiave per recuperare il suo investimento (e non solo).

Per verificare l’autenticità dei lavori, Killen si è rivolto all’ex-assistente di studio di de Kooning, Lawrence Castagna, che dichiarò al Post di New York che non c’erano dubbi sull’autenticità delle opere.

Uno dei nuovi De Kooning trovato a New York.
Credit: nypost.com

Lawrence Castagna ritiene che le opere siano state dipinte da de Kooning negli anni ’70. A quel tempo, dichiarò Castagna, l’artista stava perseguendo un nuovo interesse per la scultura e viveva un momento di trasformazione del suo stile di pittura; lavorava a “grandi opere astratte dai toni accesi, realizzate con semplici gesti, più “sobrie” dei suoi dipinti precedenti. Le opere non suscitarono molto interesse quando debuttarono per la prima volta, dice Castagna, e alla fine del decennio, de Kooning già cominciava a mostrare segni di demenza. Nonostante sia stato ostacolato dagli effetti devastanti della malattia, l’artista continuò comunque a lavorare per tutti gli anni ’80, dipingendo il suo ultimo lavoro nel 1991.

Nonostante le prove e il riconoscimento dalla parte di un esperto, la Fondazione Willem de Kooning non ha, finora, autenticato le opere, il che renderà impervia la strada per Killen nell’ottenere una verifica ufficiale. Ciò che resta da vedere è la reazione del mondo dell’arte alla scoperta, che potremo seguire il prossimo autunno quando le aste avranno luogo nella galleria di Killen.