Riconosciamo le loro fattezze, ammiriamo le loro pose, ci sentiamo avvolti e avvinti dai loro sguardi magnetici. I loro volti sono diventati icone senza tempo: hanno dato corpo a Ofelia, Beatrice, Proserpina, Isotta, Lady Macbeth. Eppure di loro non sappiamo nulla o quasi, non abbiamo idea di quali siano i loro veri nomi né di come siano entrate in contatto con quei grandi artisti, ribelli e anticonformisti, che diedero vita al Preraffaellismo inglese. La lingua italiana non dispone di una parola che traduca il termine sisterhood: c’è solo il suo equivalente maschile, confraternita. Usiamo allora la dicitura sorellanza per indicare il lato femminile del Preraffaellismo: si tratta di un gruppo di donne coraggiose, estremamente creative e del tutto fuori dai rigidi schemi della loro epoca, i cui vissuti si intersecano disegnando percorsi non lineari, tortuosi, avvincenti.  Il loro contributo fu fondamentale allo sviluppo del movimento artistico. Perché costoro non si limitarono a posare per i noti confratelli ma furono a loro volta poetesse, pittrici, scrittrici, attiviste, illustratrici, fotografe.

La mostra “Pre-Raphaelite Sisters”, in corso alla National Portrait Gallery di Londra fino al 26 gennaio 2020, ci permette finalmente di scoprire le straordinarie biografie delle consorelle preraffaellite che infransero tutte- o quasi- le convenzioni in atto durante l’età vittoriana. Dodici modelle, dodici muse e da oggi dodici personalità di grandissimo spessore culturale e artistico: grazie alle recenti scoperte storiografiche e all’esposizione di opere inedite, le loro storie pressoché sconosciute diventano patrimonio a disposizione del grande pubblico. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso fotografie, oggetti, manoscritti e naturalmente alcuni dei dipinti che le hanno rese eterne, dedicando ad ognuna approfondimenti e curiosità. 

A cominciare da Christina Rossetti che il fratello Dante Gabriel ritrasse in uno dei suoi primi dipinti, Ecce Ancilla Domini: la sua opera principale, Il mercato dei folletti, è un poema narrativo che racconta le vicende di due bambine, Laura e Lizzie, che ogni sera vengono tentate dai folletti ad allontanarsi da casa per raggiungere il meraviglioso e godurioso mercato della frutta. Il componimento fu realizzato nel periodo in cui Christina lavorava come volontaria presso il Penitenziario femminile di Saint Mary Magdalene dove venivano tenute in custodia le donne accusate di prostituzione; e ad un’attenta lettura, infatti, si rivelano chiaramente i temi della sua opera che intendeva denunciare abusi e violenze sessuali del suo tempo nonché sostenere il valore della solidarietà femminile, anticipando di parecchio gli slogan delle Suffragette. Ma non solo. Goblin Market ebbe un’eco vastissima e influenzò molti scrittori del periodo, tra cui Virginia Woolf e uno degli scrittori più vicini ai Preraffaelliti: Lewis Carroll, infatti, trasse ispirazione per il suo capolavoro Alice in Wonderland proprio dal mondo allegorico di Christina. C’è un’altra musa, altrettanto legata a Dante Gabriel Rossetti, probabilmente la più famosa tra le Preraffaellite, è l’Ofelia di Millais, la Beata Beatrix del pittore che divenne poi suo marito, icona incontrastata per generazioni: parliamo di Lizzie Siddal. Anche lei poetessa, illustratrice e pittrice, strinse una profonda e duratura amicizia con molte altre protagoniste del circolo, in particolare con Jane Morris, Joanna Boyce Wells e Georgiana Burne-Jones. Fu l’unica tra le donne del movimento a partecipare con le sue opere alle mostre dei Preraffaelliti oltreoceano.

Un’altra delle straordinarie figure femminili è quella di Fanny Eaton: nata in Jamaica nel 1835, raggiunse il vecchio continente insieme alla madre e per tutta la sua giovinezza lavorò come domestica. Nel 1857 sposò James Eaton, inglesissimo carrettiere, con il quale ebbe ben 10 figli; e fu proprio la necessità di mantenere la numerosa prole che la spinse a posare come modella per gli studenti della Royal Academy of Arts. Le sue fattezze esotiche attirarono ben presto l’attenzione dei Preraffaelliti che trovarono in lei la personificazione ideale di molti personaggi biblici: divenne così la meravigliosa madre di Mosè nel celebre quadro di Simeon Solomon e quella di Sisera nell’omonimo dipinto di Albert Moore. Il suo portamento elegante e la profonda dignità del suo carattere fecero sì che per la prima volta nella storia della pittura occidentale una persona di origini afro-caraibiche venisse rappresentata in modo del tutto differente rispetto alla moda del tempo, intrisa di eurocentrismo e di razzismo positivista. 

 

Georgiana Burne-Jones non fu semplicemente la moglie del notissimo Edward: fu scrittrice, illustratrice, pittrice e filantropa. Amica e intima confidente di George Eliot e di John Ruskin, Georgie sostenne il marito e il circolo preraffaellita con tutte le sue forze, andando persino oltre al tradimento di Edward che, ad un certo punto, s’innamorò perdutamente di Maria Zambaco, un’altra delle dodici muse in mostra che fu a sua volta scultrice di grandissimo talento. E di intrecci d’amore e d’arte ce ne sono svariati nel circolo preraffaellita: è il caso di Effie Gray, prima moglie di John Ruskin e poi di John Everett Millais. Le immagini raccontano quello che da molti è stato definito impropriamente come un triangolo amoroso e che all’epoca destò un enorme scandalo. Tutto comincia con il meraviglioso The order of release: Millais, pupillo di Ruskin, trovò nel volto di Effie l’autentico vigore e orgoglio scozzese e la volle perciò come modella; l’unione tra il critico d’arte e la giovane donna era da tempo in crisi, il matrimonio non era mai stato consumato e John si mostrava totalmente disinteressato alla moglie. Gray e Millais si innamorarono proprio mentre realizzavano quel quadro; grazie all’aiuto della sorella Sophie – il cui ritratto presente in mostra esemplifica tutto lo sdegno della ragazza per le convenzioni del suo tempo- Effie riuscì ad abbandonare il tetto coniugale e, consigliata da Lady Eastlake, intraprese l’arduo percorso di separazione dal Ruskin ottenendo, infine, l’annullamento del matrimonio che le consentì di risposarsi con l’amato Millais. Fu così che Effie Gray aprì la strada a tutte le donne costrette a subire un matrimonio infelice e di facciata, anticipando di oltre un secolo le lotte per l’emancipazione femminile.

E ancora Annie Miller, Fanny Cornforth, Evelyn De Morgan, Marie Spartali: non c’è che da perdersi tra i corridoi della NPG ammirando la bellezza delle opere che immortalano e raccontano le vite altrettanto memorabili delle Sorelle Preraffaellite. I loro volti iconici da adesso hanno un nome che risplende vividissimo nella galassia della storia dell’arte e della cultura d’età vittoriana.

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