Recita un vecchio modo di dire “dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei!”. In molti casi la scelta del guardaroba è consapevolmente legata all’identificazione con determinate sottoculture, pensiamo al rigoroso ‘dress code’ dei Paninari degli anni Ottanta costituito da capi rigorosamente firmati e particolarmente costosi, ai punk o alla moda gotica nata in Inghilterra alla fine degli anni Settanta. Pochi esempi di un fenomeno ben più vasto che ha origini lontane e che vede una delle sue espressioni più note nel dandismo, quello dello scrittore Oscar Wilde che scegliendo la via dell’estetismo affermò: “la mia vita è un’opera d’arte“.

Insomma, che sia una scelta consapevole o meno, abiti e accessori parlano e raccontano di chi li indossa, a maggior ragione se appartengono a personaggi eccentrici e bizzarri come gli artisti.

È a questo che si deve, con molta probabilità, il successo della geniale intuizione di una coppia di calzolai belgi, Vreelann Swenters e suo marito Pierre Bogards. I due, proprietari di una bottega nel centro di Anversa e appassionati oltre che di scarpe anche di  arte contemporanea, vent’anni fa hanno deciso di fondere le loro passioni dando vita a una vera e propria collezione di scarpe d’artista oggi esposta presso il SONS Museum  a Kruishoutem in Belgio.

SONS Museum. Fonte: shoesornoshoes.com

Tutto comincia nel 1993, quando già con grandi ambizioni  Vreelann e Swenters si mettono sulle tracce degli artisti contemporanei più conosciuti inviando la seguente richiesta per fax o per posta: “Gentile artista, ci donerebbe un paio di sue vecchie scarpe indossate durante la creazione di una sua opera?”  Inaspettatamente e sin dall’inizio le reazioni sono state entusiastiche e i due hanno ricevuto subito numerose donazioni, tra queste uno degli stivali che Richard Long, fotografo e scultore britannico, avrebbe indossato per attraversare il Sahara, le scarpe sporche di pittura di Claes Oldenburg e una scarpa privata della punta appartenuta a Michelangelo Pistoletto.

 

Proprio gli artisti italiani, a detta di Vreelann, sono quelli che hanno aderito al progetto con maggiore entusiasmo e coinvolgimento, così, le scarpe di Paolo Calzolari, Maurizio Cattelan e Silvio Merlino si sono ben presto aggiunte alla collezione.

Non tutti gli artisti interpellati però hanno reagito così bene. Le scarpe sono oggetti molto personali e non c’è da stupirsi se qualcuno si sia mostrato infastidito o abbia gentilmente declinato l’invito, altri, invece, hanno inviato il loro contributo sotto forma di disegno, pittura o scultura, rendendo la collezione ancora più avvincente. Aldo Mondino, per esempio, ha tratto spunto dalla singolare richiesta per una performance alla biennale di Venezia: con una ruota di bicicletta, due paia delle sue pantofole preferite e del filo metallico ha creato un’opera ispirata alla Ruota di bicicletta su sgabello dello scultore dadaista Marcel Duchamp da lui battezzata Cycle and recycle. 

L’intera collezione è infatti un tributo alla rivoluzione artistica messa in atto da Duchamp e anche il nome – come racconta la Swenters – vuole essere un omaggio al suo estro:

Quando abbiamo messo in mostra il primo paio di scarpe ci è venuta subito in mente la ruota di bicicletta di Duchamp. Le nostre scarpe dovevano essere considerate oggetti comuni, “ready-made”, o opere d’arte?”

 

La raccolta dei due calzolai, che ad oggi conta 1200 pezzi ma non smette di arricchirsi, costituisce il nucleo originario di una collezione ben più ampia.

Il SONS Museum, splendido edificio circondato dal verde, è suddiviso in diverse sezioni, una dedicata alle scarpe d’artista, una ai fumetti, un’altra ai designer del mondo delle scarpe. Tra gli altri André Perugia, Salvatore Ferragamo, Christian Louboutin e Manolo Blahnik ed è presente anche una piccola collezione di calzature iconiche, come un paio di mocassini appartenuti a Micheal Jackson e un paio di stivali con i colori della ‘Union Jack’ indossati da Geri Halliwell al tempo dei grandi successi delle Spice Girls.

 

Il museo prevede anche un’ ampia sezione etnografica comprendente più di 3000 paia di scarpe provenienti da 155 paesi con alcuni pezzi davvero rarissimi e preziosi perché appartenuti a popoli e tribù ormai quasi o del tutto scomparsi come gli indiani d’America, i beduini del deserto, gli Inca e gli ottomani.

 

Chi visiterà il SONS Museum avrà la doppia possibilità di ripercorrere la storia dell’uomo dai suoi primi passi fino ad oggi e, d’altra parte, di affacciarsi al mondo dell’arte contemporanea da una prospettiva insolita, intima e certamente sorprendente.