Chi l’ha detto che un road trip deve essere fatto per forza sulla Route 66? Oggi noi di Artwave vi consigliamo un tour tra le battaglie fratricide dei re francesi e dei rivoluzionari di fine Settecento. Quattro castelli sulle orme dei matrimoni di convenienza che inglobarono anche le casate italiane, i cui membri non fecero altro che far conoscere la sapiente arte del mecenatismo ai nostri cugini francesi. Nelle settimane che ancora raccolgono le lacrime degli occhi francesi, e quelle del mondo intero, per la distruzione di un simbolo del potere spirituale come Notre Dame in fiamme, abbiamo deciso di mostrarvi le immense glorie del potere temporale grazie a quei gioiellini che sono i castelli della Loira e della Borgogna.

Château Chenonceau: il tocco di Caterina de’ Medici

Ricavato da una fortezza medievale e rinnovato dai coniugi Bohier nel XVI secolo, il castello di Chenonceau si situa nel fiume Cher. Avete letto bene: il castello crea un ponte proprio sopra il fiume che riflette graziosi giochi di luce sulle pareti esterne della costruzione. Le vicende legate a questo castello si svolgono soprattutto ai tempi di Enrico II e di sua moglie Caterina de’ Medici, figura fondamentale nella storia della monarchia francese. Il castello venne infatti donato dallo stesso Enrico alla sua “favorita” Diana di Poitiers nel 1547. Evidentemente Caterina non vedeva di buon’occhio la preferenza del marito verso una donna invischiata all’interno dei magheggi politici del tempo. Una volta vedova, Caterina la estromette quindi dal castello e continua l’opera di restauro e di abbellimento dei giardini che lo circondano. Ancora visitabili, i due giardini, uno di Diana e l’altro di Caterina, si stagliano per molti metri quadrati ai due lati opposti del castello, quasi a simboleggiare l’eterna rivalità tra le due, motivo per cui Chenonceau viene ancora soprannominato “il castello delle donne”. Nello studio verde, colore preferito di Caterina, opere di Tintoretto e Correggio fanno tutt’oggi da guardia alle stanze della regina. Caterina utilizzò il castello soprattutto per rafforzare la sua posizione di regina reggente e proteggere il trono del figlio dopo la morte di Enrico: il patrimonio speso per organizzare feste dal tipico sfarzo italiano è ancora leggenda.

©marc jauneaud

Château Chambord: la potenza di un Re

Fortemente desiderato dal re Francesco I, questa meraviglia architettonica si è sviluppata insieme ai nobili proprietari che si sono succeduti all’interno delle sue stanze. Nel 1519 Francesco I decide di commissionare la propria residenza reale, la cui costruzione si vocifera sia avvenuta anche con l’ausilio di Leonardo da Vinci. L’architettura prende infatti spunto dalla tradizione medievale, ma al suo interno possiede degli inconfondibili tocchi di genialità che si devono al Rinascimento italiano. Il castello ha una pianta quadrata, ma concava. Lo spazio vuoto nel mezzo viene riempito da una doppia scala a chiocciola, opera probabilmente del genio toscano, e che collega centralmente i piani del castello. Le stanze e le immense terrazze che abbracciano il castello formano un vero e proprio labirinto che svela pian piano tutti i suoi segreti. Anche Carlo V, eterno rivale di Francesco I, quando viene invitato nel 1539 dallo stesso re francese a soggiornare per qualche giorno nella residenza si stupisce di fronte alla potenza dell’architettura. Addirittura Luigi XIV, il Re Sole che fece costruire Versailles, rimane talmente folgorato dalla bellezza e dall’innovazione di Chambord da finanziare ulteriori ampliamenti della struttura. I giardini geometrici e parecchio suggestivi che circondano il castello vengono infatti commissionati dal più famoso dei re francesi, che volle risanare le zone paludose attorno a questo gioiello per donargli una cornice adeguata al suo sfarzo. Noi reputiamo che sia riuscito magnificamente nell’impresa.

Maniero di Clos-Lucé: il genio italiano

Citando Leonardo, occorre necessariamente parlare di Amboise, cittadina caratteristica sulla riva alla Loira. Il centro storico è troneggiato dalle linee severe di un castello del XV secolo, ma la vera attrazione della città è quello (più modesto) che ha ospitato da Vinci tra il 1515 e il 1519, anno della sua morte. Nelle stanze è stata riprodotta la quotidianità del maestro, mentre il parco è stato arricchito con le invenzioni che il genio ha donato al mondo. Dentro una grotta campeggia per di più una riproduzione della Vergine delle Rocce, che viene così inserita all’interno dell’incantevole contesto che probabilmente ha ispirato Leonardo. Proprio il giardino è interessante: in mezzo ai castelli francesi, i cui cespugli sono curati fino all’ultima foglia, il da Vinci sceglie di lasciare la natura selvaggia e libera e di prendere possesso della sua casa. Sicuramente vedendo questo giardino ognuno potrà concordare sulla facilità di essere ispirati immersi in cotanta bellezza. Durante il 2019 sono previsti diversi eventi per l’anniversario dei 500 anni dalla scomparsa del maestro. Vi consigliamo di non esitare oltre e di mettere in moto la macchina!

 

Château Blois: l’eclettismo al potere

Concludiamo con il castello di questa cittadina nel cuore della Francia: un impatto visivo che difficilmente riuscirete a scordare. L’architettura si inserisce armoniosamente all’interno della pianta e dello stile cittadino regalando scorci inediti ad ogni angolo della città. Il castello è una vera e propria testimonianza delle vicende storiche francesi ed europee dei secoli passati; nella chiesa prevista nella pianta della costruzione, la pulzella d’Orléans Giovanna d’Arco venne benedetta prima di partire nel 1429 per la guerra contro gli inglesi. Ma c’è di più: ogni sera la storia tutta particolare del castello viene raccontata grazie ad affascinanti giochi di luce proiettati sulle facciate interne del castello. La costruzione ha subito vari ampliamenti nel corso dei secoli e gli interventi successivi alla pianta originale sono ben visibili anche adesso. Ogni ala del castello rispecchia un linguaggio stilistico differente a seconda del periodo in cui è stata realizzata: dal Medioevo al Rinascimento italiano. Tocco più caratteristico dell’intera architettura, la scala in tipico stile rinascimentale italiano che Francesco I commissionò per rendere omaggio alla sua adorata Claudia di Francia. L’opera è adornata con finissime decorazioni floreali che si sviluppano lungo tutta la sua altezza e che, grazie al gioco di luci, ogni sera sembra prendere vita. La compenetrazione di più stili dona al visitatore l’idea dell’eclettismo della cultura europea in grado di generare così tanti linguaggi in soli pochi secoli.

 

Copyright immagine di copertina: ©Marc Jauneaud, Profil ouest – coucher de soleil
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