Maggio è, per Art Wave, il mese del futurismo: un movimento di avanguardia artistica e culturale di inizio Novecento il cui scopo fu quello di trovare linguaggi nuovi, codici di segni, parole e suoni per esprimere i concetti della modernità: l’esaltazione della tecnologia, della macchina, della velocità e della luce. Le guerre, le trasformazioni sociali ed economiche del XX secolo trovano forma nelle opere dei futuristi che intendevano “bruciare musei e biblioteche” – ideologicamente parlando – in modo da non avere più rapporti col passato e concentrarsi così sul presente e soprattutto sul futuro che si facevano dinamici e travolgenti.

balla-manifesto-moda

L’abito rientra nel progetto di “ricostruzione futurista dell’universo” e proprio per questo, così come per il movimento artistico con Marinetti nel 1909 a Parigi, nel 1914 a Milano viene pubblicato sul Manifesto futurista “Il vestito antineutrale, firmato dal pittore Giacomo Balla. L’abito per la prima volta nella storia è considerato dal Movimento l’espressione di uno stile di vita, è fonte di comunicazione del sé agli altri. Oggi siamo abituati a comunicare attraverso la moda: sappiamo che un certo colore esprime un determinato concetto o un determinato stato d’animo rispetto ad un altro, ci identifichiamo a seconda di stili e gusti differenti come punk, rock, hippie, hipster, vintage, dandy e new dandy, ma furono i futuristi che per primi trasformarono l’abito in simbolo atto a significare qualcosa.

depe

Ne “Il vestito antineutrale” Balla propone l’introduzione del colore nell’abbigliamento maschile, l’uso del taglio come manifestazione di novità e rottura col passato (non a caso in ambiente futurista nel 1913 nasce il famoso scollo a V), l’uso dell’accessorio da applicare in modo creativo per cambiare e rinnovare costantemente la struttura dell’abito e l’asimmetria del taglio diagonale che rende la forma del capo dinamico. L’abito deve essere semplice e pratico, quindi facile da indossare e da togliere, deve essere gioioso con stoffe di colori entusiasmanti, deve essere igienico ovvero tagliato in modo che ogni punto della pelle possa respirare nelle lunghe marce dei rivoluzionari futuristi.

umberto-boccioni-la-cittc3a0-che-sale

I materiali utilizzati dai futuristi per gli abiti sono molteplici: dalla carta, al cartone, al vetro, alla stagnola, all’alluminio, alle maioliche, al caucciù, alla pelle di pesce, alla tela d’imballaggio, alla stoppa, alla canapa, ai gas, alle piante e agli animali. Materiali questi che non solo simboleggiano innovazione e ricerca come la carta e il vetro, ma che simboleggiano – per l’uso di animali – anche il culto della forza e della violenza che sconvolse tutta l’Europa di inizio Novecento.

Enzo Benedetto - Ciclista

Bisogna specificare però che, almeno inizialmente, tutte queste “rivoluzioni” dell’abbigliamento si riferivano esclusivamente all’abito maschile a causa del dichiarato “disprezzo della donna” dei futuristi. Solo nel 1920 si avrà il “Manifesto della Moda femminile futurista” firmato da Volt dove si legge che la moda deve abbandonare le false insegne della distinzione e della sobrietà borghese.

Spesso l’abbigliamento futurista, con i suoi colori sgargianti e le sue forme dinamiche, confinava nella stravaganza e proprio per questo motivo viene ricordato come il “cattivo gusto” che si impose come antidoto contro il mediocre “buon gusto” borghese.

Nel futurismo, quindi, possiamo riconoscere un primo passo verso la democratizzazione della moda e verso la nascita del prêt-à-porter grazie proprio alla semplicità e alla praticità dell’abito futurista. Ancora oggi molte case di Alta Moda e molti designer emergenti si ispirano a quei colori così sgargianti e a quelle forme così dirompenti dei futuristi nel tentativo di esprimere un nuovo concetto di modernità, ma di questo parleremo nel prossimo articolo…