Vi ricordate Le Marin, il quadro di Picasso di cui avevamo parlato qualche tempo fa e che era destinato all’asta a maggio? Ecco, sfortuna ha voluto che fosse danneggiato dai responsabili di Christie’s prima dell’asta, con enorme disappunto del proprietario e il conseguente annullamento della sua vendita. Il caso è stato tanto più importante a causa della quotazione del dipinto, ma non è certamente la prima volta che, per caso o scelta, le opere d’arte sono stato soggetto di distruzione. Vediamo allora qualche esempio.

Lo scorso anno, in America, un dipinto dal valore di oltre due milioni è stato danneggiato da diversi tagli di coltello. Il vandalo? Il figlio del proprietario stesso del dipinto, per motivazioni personali e non trapelate ai giornali.
Un caso più vicino a noi è certamente quello delle fontane di Roma, ciclicamente sottoposte a volontari o colposi atti che ne minano l’integrità; ma ancora più famosi sono sicuramente gli episodi del David e della Pietà di Michelangelo, entrambi rovinati a martellate: il primo perderà parte delle dita del piede, mentre il complesso della Pietà verrà tanto rovinato da costringere ad un restauro d’emergenza e alla separazione dai visitatori tramite vetro antiproiettile.

Non è solo l’arte del passato, tuttavia, a subire danni. In tempi recenti, in effetti, sono stati numerosi i casi in cui opere d’arte contemporanea, scambiate per ordinari oggetti o addirittura rifiuti, sono state gettate o sono andate perse. Per fare un esempio, nel 2017 una statua in legno rappresentante le sofferenze delle donne indigene in Canada è stata buttata assieme ai resti del lavoro e alla segatura; nel 2015 a Bolzano un’opera d’arte contemporanea composta da bottiglie e festoni è stata gettata dalle addette alla pulizia (e presto ricomposta); ancora, nel 1978 un imbianchino aveva addirittura ridipinto una porta con vernice scrostata che era opera addirittura di Duchamp.

Parte dell’installazione gettata dalle responsabili delle pulizie di Bolzano nel 2015

L’arte è quindi vittima dei propri estimatori o detrattori allo stesso modo; ma oggi forse più che in passato. Questo perché un elemento che accomuna molti degli ultimi eventi di vandalismo nei confronti dell’arte è quello delle fotografie: in più casi (e qui ce n’è uno) gli ammiratori si sono avvicinati troppo e senza attenzione alle opere per fotografarvisi assieme, incuranti dei possibili danni procurati alle stesse. Oggi che tutti hanno a disposizione un cellulare e il sistema dei social network si nutre di atti di quotidianità continuamente immortalati, allora, è prevedibile che i risultati possano andare solo peggiorando a meno di efficaci contromisure da parte dei dovuti responsabili.

Una statua recentemente rovinata a Milano da un turista che voleva farsi una fotografia su di essa

Un’eccezione e, dunque, una possibile soluzione potrebbe essere rappresentata dalle mostre interattive che, in effetti, hanno sempre esercitato grande fascino sul grande pubblico: la possibilità di plasmare qualcosa rende l’osservatore più attento ai significati che l’oggetto assume e, dunque, può dare nuova forza all’arte in quanto tale perché frutto di uno sforzo collaborativo e non più esclusivo.
Per provare queste affermazioni la mostra “Take me, I’m yours” ha appena aperto i battenti all’Accademia di Francia in centro a Roma, e ospita opere di 89 artisti internazionali intenzionati a coinvolgere il pubblico. Ogni opera d’arte è infatti malleabile a piacimento, o addirittura “esportabile”, nel senso che i visitatori possono portarne a casa un pezzo.

Questo risolve indubbiamente il problema dei danneggiamenti all’arte, ma quali saranno i risultati nel lungo periodo? Se la mostra terminerà senza alcun oggetto, o con i segni (pur se volontari) del vandalismo degli avventori, forse dovremo capire che c’è un problema più ampio che riguarda non solo l’arte, ma l’atteggiamento individuale nei confronti di un “bene comune”; e riconsiderare quindi l’importanza di insegnare il valore del concetto di comunità per poter riaffermare quello dell’arte.