Sono ormai passati 30 anni da quel triste 16 febbraio 1990 quando, a New York, l’AIDS mise prematuramente fine alla vita del grande artista Keith Haring.

Il suo stile e il suo tratto, così unico e sempre riconoscibile, sono iconici a tal punto che tutti, nel mondo, almeno una volta nella vita, hanno avuto modo di trovarsi davanti ad un disegno di questo stravagante artista.
Grazie al suo estro e al suo sconfinato talento Keith Haring è riuscito ad abbattere le barriere che da sempre dividono l’arte “alta”, quella dei musei e delle gallerie per intenderci, e quella “bassa”.
Arte “bassa” non solo perché viene dal basso, e spesso è fatta da persone poco o per nulla istruite, ma perché al tempo (e forse per qualcuno anche oggi ndr) i graffiti e i fumetti non erano considerati al pari di altre forme d’arte.
Oggi è anche grazie a lui se l’arte è arte. Punto. Senza distinzioni di tipo e di genere.

Con i suoi personaggi, le linee semplici e i colori sgargianti Haring ha riportato l’arte in strada rendendola pubblica, universale, per tutti, ed è per questo che può essere definito il primo street artist al mondo.In poco più di dieci anni di attività, questo irrequieto artista, ci ha lasciato un gigantesco patrimonio di disegni, sketch, opere, murales, e installazioni.
La sua legacy, oggi, sembra più viva che mai. Sarà anche forse perché sono tornati di moda gli anni ’80 o forse solo più semplicemente perché c’è un pochino di Keith Haring in ognuno di noi.

Lo scorso sabato, il 16 febbraio 2020, a 30 anni precisi dalla sua morte, si è tenuto il vernissage della mostra “30KeiTH” presso la galleria Afnakafna di Roma.
I curatori, omino71 e Antonella Caraceni, hanno selezionato 30 diversi artisti italiani invitandoli a realizzare altrettante opere ispirate alla figura di Haring.
L’idea alla base di questa mostra è proprio di creare altri anelli di una gigantesca catena, quella dell’arte, a cui l’artista statunitense credeva fortemente di appartenere.
Le sue parole non lasciano dubbi al riguardo:

“Io non sono un inizio. Non sono una fine. Sono un anello di una catena. La robustezza della catena dipende dai miei stessi contributi, così come dai contributi di quelli che vengono prima e dopo di me”.

A tutti gli artisti intervenuti è stato quindi chiesto di creare altri 30 anelli di questa infinita catena.
Opere dove il 30 è anche nella dimensione (30×30 cm), unico limite imposto dai curatori.
30 artisti diversi per tecnica, stile e percorso artistico che non hanno dunque reinterpretato uno specifico lavoro del grande artista ma che, con queste nuove opere, hanno sottolineato ancora una volta quanto Keith Haring è stato e sia ancora oggi fonte di ispirazione per tutti.
Sulle pareti della galleria Afnakafna troverete, fino al 14 marzo, uno a fianco all’altro, nomi del calibro di Massimo Giacon, Pao, Mr.Wany, Giovanna Noia, Diavù, LadyNina, Krayon, Natascia Raffio e, è proprio il caso di dirlo, molti altri.

Il vernissage è stato l’occasione giusta anche per celebrare gli anni ’80, periodo da molti reputato magico e mai dimenticato. Sul fondo della galleria un piccolo ma potente ghetto blaster (stereo portatile di quegli anni) ha trasmesso per tutta la serata musica elettronica, hip-hop, disco e post punk dell’epoca mentre sugli schermi dei computer, originali degli anni ’80, erano in loop immagini e filmati dedicati al grande artista.

Per alcuni dei partecipanti è stato un doppio salto nel passato. Infatti, ad aggirarsi fuori e dentro la galleria, anche alcuni dei protagonisti che presero parte a “20keiTh” dieci anni or sono. In quell’occasione vennero realizzate 20 opere (sempre ispirate al mitico Haring) da artisti come Hogre, Alice Pasquini, Mr.Klevra, Marco Petrella, Halo Halo e, naturalmente, omino71, ideatore di questi eventi tributo e grande estimatore del geniale artista americano.

Vi abbiamo raccontato il passato e il presente, ma adesso è il momento di proiettarci nel futuro. Già, perché la catena indistruttibile di cui Keith Haring è solo un anello, così come lo sono gli artisti in mostra, deve essere costantemente allungata per mantenere viva l’idea di un’arte pubblica, universale, per tutti e di tutti.

Così, oltre a questo imperdibile evento, la galleria Afnakafna ha indetto un “open Art contest” sulla pagina Instagram @roma30keith. Chiunque, senza distinzioni di nessun tipo, potrà presentare il suo personale tributo a Keith Haring. Non importa essere dichiaratamente artisti o meno, non conta la tecnica o lo stile. Le uniche richieste: il formato quadrato (prioritario su Instagram) e l’hashtag #30keith nella parte testuale del post.
I lavori dovranno pervenire entro il 14 marzo, data di chiusura di “30keiTH” e, l’autore dell’opera che avrà ricevuto più cuoricini, sarà invitato a prendere parte ad una mostra collettiva della prossima stagione in programma alla galleria Afnakafna.

Ora non vi resta che mettervi una giacca con spalline giganti o un bel pantalone fluo e prendere la strada verso questa galleria romana per ritrovare o per scoprire quel geniaccio di Keith Haring che rivive in tutte queste 30 opere.
E se pensate che siamo alla fine (dell’articolo) vi sbagliate perché ancora una volta le parole di Haring ci tornano in aiuto:

“Nulla è una fine perché ogni fine può sempre essere la base per qualcosa di nuovo e di diverso.”

 

Dettagli evento

Luogo:
Afnakafna, Via della Fontana, 19-20, 00198 Roma RM
Date:
16/02/2020 - 14/02/2020
Orario:
martedì - sabato: 12-20
domenica e luned' chiuso
Sito web:
afnakafna.com
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