Lunghi mesi di silenzio, strade deserte e luci spente. La Città Eterna si risveglia da un profondo e sofferto letargo, e la vita torna a scorrere nelle sue vene. Ma la vita non basta, Roma ha bisogno di risplendere attraverso l’arte. Con la comune intenzione di celebrare non solo l’arte contemporanea, ma la città e i suoi abitanti, Gagosian e La Fondazione hanno ripreso le loro attività alternandosi in un continuum espositivo che non prevede pause. 

La via di Gagosian e La Fondazione non dorme

Per 24 ore al giorno, dal lunedì al venerdì, i progetti espositivi delle due istituzioni animano i civici 16 e 18 di via Francesco Crispi, in cui esse sono situate. Ad aprire lo scorso mercoledì 3 giugno – un giorno dopo l’apertura di La Fondazione – è stata la galleria d’arte moderna e contemporanea Gagosian, che ha presentato un’anteprima di tre opere di Stanley Withney, la cui mostra completa è prevista per settembre.

La Fondazione.
©La Fondazione.
Foto: Daniele Molajoli

La galleria è visitabile dalle 11.00 di mattina fino alle 18.00 di pomeriggio, ora in cui si accendono le luci del vicino spazio culturale La Fondazione. Quest’ultimo propone al pubblico un progetto espositivo – a cura di Pier Paolo Pancotto – definito “sottovetro”, proprio perché accessibile a chiunque dall’esterno della struttura. Si tratta della proiezione di opere video, visibile tutti i giorni durante le ore serali e notturne, dalle 18 del pomeriggio alle 11 di mattina del giorno dopo. Ogni settimana la mostra – intitolata #80 | #90 & more sarà dedicata a un artista diverso. Tra gli artisti coinvolti – tutti appartenenti alla generazione nata a cavallo tra gli anni 80 e 90 del Novecento – figurano Rosa Aiello, Beatrice Marchi, Invernomuto, Nicola Martini e Namsal Siedlecki. Ogni venerdì, sull’account Instagram @lafondazione_roma verrà svelato il nome dell’artista in esposizione nella settimana successiva.

Gagosian presenta Stanley Whitney

Il programma espositivo della vicina Gagoisian è invece ridotto all’osso. 

In attesa della mostra integrale dell’americano Stanley Whitney (Philadelphia, 1946), lo spazio ovale della galleria ospita, in anteprima, tre lavori dell’artista realizzati in Italia lo scorso anno.

“Il colore, la luce, l’architettura antica: non mi stanco mai di contemplare Roma. Roma rischiara ed ispira sempre il mio lavoro. L’attuale forma del mio dipinto ha iniziateo a prendere forma negli anni Novanta quando sono stato assorbito dalla città e guardavo l’architettura antica e rinascimentale. A Roma c’è un ordine, un ritmo antico, che voglio nei miei quadri” – Stanley Whitney

La potenza cromatica delle grandi tele, dal titolo Bertacca 2, 3,e 4, rapisce immediatamente lo sguardo del visitatore. I vari colori occupano la superficie della tela ed entrano in tensione l’uno con l’altro, creando un ritmo dinamico e imprevedibile. Vari elementi convergono nei lavori di Whitney, come ad esempio l’architettura italiana, l’archeologia etrusca e le pareti dalle sfumature terra, porpora e giallo delle case Parmigiane, dove ha sede uno dei suoi studi.

Stanley Whitney, Bertacca 2, 2019 © Stanley Whitney, Foto: Giorgio Benni. Courtesy di Gagosian

 “Inizio dall’alto e lavoro verso il basso. Questo si chiama call-and-response. Un colore ne chiama un altro. Il colore determina la struttura, non viceversa” – Stanley Whitney

Come accordi musicali sul pentagramma, i colori scandiscono il ritmo e la melodia del linguaggio personale dell’artista. La libertà armonica della sua pittura ricorda, per il completo rifiuto degli schemi formali, quella musicale del free jazz.

L’anticipazione, nonostante siano solo tre i quadri esposti, merita decisamente una visita. Siamo coscienti che la ripresa delle attività di Gagosian e La Fondazione sarà graduale ma, forse, proprio questo momento di transizione ci insegnerà ad apprezzare e dare valore anche al colore delle cose.

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