Prima di introdurvi l’argomento di oggi, sarà bene mettere in chiaro un paio di cose sull’arte contemporanea. Noi italiani, ed in genere gli europei, siamo molto legati ai canoni dell’ arte classica, riconosciamo la figura di artista in coloro che con talento e passione hanno creato pura bellezza,  e per questo a fatica riusciamo a concepire i produttori d’arte recenti. Quante volte vi sarà capitato di dire davanti ad una tela squarciata di Fontana “Saprei farlo anch’io!”, oppure di non esser riusciti a trovare un significato valido nelle bizzarre opere di Duchamp? Ebbene quelle creazioni dal ridotto sforzo manuale sono in realtà mezzi per esprimere la dimensione umana, nelle sue più profonde sfaccettature, realizzati con materiali che usiamo ogni giorno per vivere. Per ciò anche oggi, come in ogni tempo, un artista può celarsi dietro chiunque, ma solo alcuni possono essere considerati tali, grazie ad una sensibilissima personalità ed ad una forte capacità comunicativa. Nel personaggio di oggi troverete queste caratteristiche e probabilmente vi stupirete di quanto possa essere piena di significati l’arte odierna.


Ai Weiwei è certamente uno degli artisti viventi più richiesti ed amati del mondo, non solo per  ciò che fa, ma soprattutto per il motivo! Artwave vi porta al Palazzo Strozzi di Firenze, dove l’artista cinese ha allestito un’ esposizione ad hoc per i locali del museo.

La sua bravura non si limita ad un buon assembramento dei materiali (sempre ricercati e portatori di una storia), ma va oltre, provocando gli spettatori, suscitando riflessioni  su questioni politiche e sociali, con cui di solito ci si interfaccia attraverso  altri strumenti. Quelle che stanno più a cuore a Weiwei riguardano le condizioni del suo Paese, la Cina, vittima di un governo distratto che continua ad imporre ma non porge la mano al popolo bisognoso. Il percorso fiorentino è come un ponte con quelle realtà: i simboli dell’oriente sono a casa nostra, ma noi abbiamo la sensazione di essere trasportati proprio lì, nel traffico che odora di gomma e catrame delle biciclette “Forever”,  mezzo di trasporto tipico dei lavoratori cinesi; oppure tra le bare dei ragazzi del Sichuan, vittime di un terremoto e della superficialità nella costruzione delle scuole. Di questi sono rimasti solo gli zaini e l’artista ne ha ricavato un serpente che sovrasta le bare: 360 zaini per 360 giovani, promesse di un futuro ormai spezzato.


Patriota ma “traditore” della patria, Ai propone utensili e tesori della tradizione cinese in maniera del tutto contrastante dalla visione comune, cerca di spogliarli da quel velo di sacralità che li ha caratterizzati per millenni stravolgendone il significato. Fortissimo è l’impatto con  la serie Han Dynasty Vases: una collezione  di vasi antichi che, immersi nella vernice per macchine, vengono svalutati del proprio valore artistico-culturale divenendo al tempo stesso delle opere d’arte contemporanea. Ecco appunto il nuovo modo di vedere interpretare la realtà attraverso l’arte! A questa serie ne fa da sfondo un’altra: Dropping a Han Dynasty Urn, risultato della stretta collaborazione tra l’artista cinese e la LEGO. Infatti si tratta di una sequenza di foto risalente ad una performance del 1995, durante la quale Ai Weiwei fa cadere un’urna funeraria risalente ad oltre duemila anni fa, il tutto impresso sui quadratini di costruzioni più famosi al mondo.


Questo voler caricare di leggerezza la storia già scritta, viene realizzato anche su Firenze: Ai Weiwei ha dedicato una sala ai grandi protagonisti del Rinascimento e soprattutto del capoluogo toscano! Galileo Galilei, Dante Alighieri, Filippo Strozzi e Girolamo Savonarola sono i buoni che, prima di essere riconosciuti tali, hanno dovuto subire l’esilio o altre pene, proprio come è capitato all’artista e prima di lui al padre (poeta). Eppure sono delle icone anche oggi ed è per questo che l’artista li trasferisce dalle rigorose pennellate su tela ai mattoncini Lego, vivacemente colorati come fossero protagonisti di cartelloni pubblicitari, sponsor del pensiero umano che non può non essere libero.


Ecco che avanzando nelle sale diventa sempre più chiaro cosa pretende l’uomo dagli occhi a mandorla: la libertà! Chiede che se si vuole dire qualcosa fuori dal coro lo si possa fare senza la paura di venire imprigionato, non solo dietro sbarre di ferro, ma dietro quelle invisibili, fatte di consuetudini e modi di agire popolari. Ci vorrebbe la libertà di poter rifiutare quelle istituzioni universalmente riconosciute: perché quello che è andato bene a quelli venuti prima deve piacere anche a me?  Questo filo rosso ha portato alla realizzazione, sempre nel 1995, del Study of perspective. Si tratta una serie di fotografie, in continuo aggiornamento, ritraenti luoghi di potere o simboli della cultura mondiale ai quali Ai rivolge “affettuosamente” il suo dito medio. Dinanzi a questa collezione si sentono risolini e bisbigli di stima o disapprovazione e quel senso di rivolta contro quel che non piace ricomincia ad emergere dai meandri della mente dello spettatore.



Ritornando all’introduzione, il “saprei farlo anch’io!” si ferma il più delle volte alle sole parole, perché, in realtà, quanti davvero ogni giorno trovano la forza di volontà per dire no ai soliti schemi e mettere in discussione la realtà che ci circonda? Quanti mostrano al mondo ciò che davvero pensano? Ebbene quest’uomo, Ai Weiwei, ha tanto da dire, tanto da dimostrare per se stesso e per il suo Paese, lasciando un insegnamento anche al resto dell’umanità. Fa tutto questo con l’arte, producendo messaggi puliti e diretti, dal forte impatto emotivo…. Credete ancora che gli artisti contemporanei non abbiano nulla da raccontare?


Se non vi abbiamo convinto non perdetevi questa mostra, molte altre opere vi aspettano e anche un grande intrattenimento sui social!

Per maggiori info andate sul sito officiale dell’esposizione: http://www.palazzostrozzi.org/mostre/aiweiwei/

 

(Tutte le foto sono di Iris Primicino)