Le occupazioni abusive di luoghi pubblici e privati segnano fortemente il paesaggio urbano di Roma. Quasi ovunque, dalla vasta periferia al centro della città, si annidano abitazioni precarie e temporanee, le quali costituiscono un riparo e un luogo di riposo per persone senza fissa dimora.

Tra il 2007 e il 2011 il fotografo Alessandro Imbriaco ha documentato l’emergenza abitativa e riflettuto sul destino delle persone in essa coinvolte, arrivando a definire diversi modi di abitare. È entrato nelle case e nelle vite degli uomini e delle donne che, tra diffidenza ed emarginazione, trovano nei luoghi dismessi e inutilizzati un posto dove stare. Le fotografie in mostra raccontano come il fotografo abbia affrontato il tema, modificando sensibilmente il proprio linguaggio nel corso degli anni. Lo sguardo distaccato e documentaristico dei primi scatti si traduce più avanti in una narrazione lirica.

Alessandro Imbriaco, ingegnere di formazione, realizza i suoi lavori con un banco ottico Silvestri con dorso digitale a scamotaggio. In questo modo recupera le modalità della fotografia analogica e i tempi della fotografia delle origini. I soggetti ritratti sono suoi complici e attraverso questa intesa costruisce le fotografie.

La mostra di Alessandro Imbriaco ospitata alla Villa dei Quintili, nel Casale di Santa Maria Nova, ha un carattere eccentrico rispetto al luogo. Tanto il Casale, con la sua bellezza e la sua quiete, suggerisce al visitatore una fuga o una sospensione dal tempo che scorre, quanto le fotografie esposte inducono a una riflessione sull’epoca in cui viviamo. Tanto l’edificio, a pochi metri dalla via Appia Antica, favorisce il tuffo in una dimensione contemplativa, quanto gli scatti selezionati indirizzano a un approfondimento, senza astrazione, sul presente. Il tema che accomuna le fotografie è quello dell’occupazione abusiva degli spazi privati e pubblici, con finalità di ricovero e domicilio per un’umanità altrimenti invisibile. Imbriaco ribalta la visione semplificata e cronachistica offerta dal mondo dell’informazione e dalla contesa politica. Entra nelle case e nelle vite degli uomini e delle donne che, tra diffidenza ed emarginazione, trovano nei luoghi dismessi un posto dove stare.

Il percorso della mostra si divide in tre livelli, seguendo la suddivisione in piani del Casale di Santa Maria Nova, partendo dai lavori del 2011 per poi esplorare gli scatti antecedenti.

Livello 1

Il primo livello è interamente dedicato al ciclo Il Giardino (2011), documentando le condizioni di una piccola famiglia composta da Piero, Luba e Angela, la loro bambina di sei anni. Li ha conosciuti e frequentati nella baracca dove vivevano, situata sotto un cavalcavia nella periferia est di Roma, non lontano dall’Aniene. Il Giardino quindi citato non è altro che il luogo di residenza del nucleo familiare, un pezzo di terra frondoso e nascosto inserito agli inizi degli anni Duemila in un progetto di tutela ambientale e infine abbandonato.

Livello 2

Qui ritroviamo i due cicli di Metropoliz (2011) e di Casilino 900 (2009-2011). Il primo indaga l’occupazione dell’ex salumificio Fiorucci sulla via Prenestina, al cui interno convivono circa 200 persone provenienti da diverse parti del mondo e che hanno reso possibile il crearsi all’interno di un’esperienza multiculturale inedita, impreziosita da interventi artistici atti a una riqualificazione dello spazio. Il Casilino 900 è stato invece oggetto di una occupazione, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, di famiglie rom, raggiungendo proporzioni considerevoli. Dal 2010 al 2015 è stato abbandonato a seguito di uno sgombero, occupato nuovamente, fu oggetto di un secondo sgombero nel settembre del 2018.

Livello 3

Ospita i primi lavori in mostra di Imbriaco, fin dall’inizio incentrati sul tema delle occupazioni, indagando la vita di persone senza fissa dimora. Tra il 2007 e il 2009, compare il ciclo Occupare spazi interni, diviso nell’analisi di due casi particolari di occupazioni, quella dell’Istituto per la Cura dei Tumori di Viale Regina Elena, sostenuta dai movimenti per il diritto all’abitare, e quella della vecchia sottostazione dei filobus in via Lucio Sestio 10, divenuta con il tempo Casa delle Donne, divenendo centro di accoglienza, presidio antiviolenza, ludoteca, sartoria e biblioteca.

Il sito – Santa Maria Nova

Il sito di Santa Maria Nova è divenuto patrimonio pubblico nel 2006 e oggi costituisce l’accesso da via Appia Antica all’esteso complesso della Villa dei Quintili. Appartenuta nel Seicento ai Monaci Olivetani di Santa Maria Nova, la tenuta conserva ancora gli elementi che illustrano le trasformazioni del territorio dell’Appia attraverso i secoli. Il casale e la torre sono sorti su un imponente monumento del II secolo d.C.
Dagli scavi nell’area è riemerso un impianto termale del II secolo d.C., con mosaici che raffigurano giochi gladiatori e circensi. La proprietà, trasformata in residenza di lusso nel corso del Novecento, dopo scavi e restauri, è oggi destinata alla fruizione pubblica.

Dettagli evento

Luogo:
Casale di Santa Maria Nova, Parco Archeologico dell'Appia Antica, Roma
Date:
15/12/2018 - 01/05/2019
Orario:
dal 16 febbraio al 15 marzo dalle 9.00 alle 17.00
dal 16 marzo all’ultimo sabato di marzo dalle 9.00 alle 17.30
dall’ultima domenica di marzo dalle 9.00 alle 19.15
chiuso il lunedì
Costo:
intero 5€; ridotto 2,50€