Federica Scoppa, artista contemporanea italo-tedesca, inizia la sua formazione artistica dapprima con gli studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, successivamente terminando il percorso di studi con una laurea specialistica presso l’Accademia delle Belle Arti di Venezia, presentando una tesi sul pittore tedesco Gerhard Richter, artista che la Scoppa ammira particolarmente.
Le tematiche che contraddistinguono il pensiero artistico di Federica Scoppa sono il femminicidio, l’attenzione verso  il vero e le relazioni che circondano l’individuo con particolare attenzione all’introspezione psicologica dell’essere umano.
Numerose le esposizioni presentate dall’artista in Italia e in Germania, ricordiamo nel 2013 a Monaco di Baviera presso DomagkAteliers l’esposizione ARTITALY, sempre nello stesso anno partecipa all’evento “LLD” presso il Caffè Letterario di Roma. La ricordiamo a Verona, nel 2014, presso la Biennale della Creatività presentata da Vittorio Sgarbi. E ancora a Genova presso Palazzo Stella con la mostra collettiva “ContemporaneaMente”.
Il 27 luglio 2019 ha inaugurato, ad Ariccia, presso la Galleria Art Saloon di Alessandra Altieri, la mostra personale “Intrecci”, presentata da Cristina Corbò e Laura Panetti, dove il filo conduttore è proprio la riflessione sui rapporti personali entrando nel vivo di un’accurata analisi psicologica dell’essere umano.
La mostra si apre con la serie Le finestre, opere immerse nel silenzio dove emerge un “inquadramento magico e sospeso”. L’artista realizza queste opere mediante un’astrazione geometrica radicale, si basa sui soldi geometrici fondamentali, approdando ad una riduzione di “forme prime” su una prospettiva centrale.
Opere con un richiamo evidente alla metafisica, dove l’artista non introduce la figura umana in quanto il soggetto è implicito: l’animo umano si proietta nell’essenza delle sue Finestre attraverso le quali ci si immerge totalmente nella natura profonda dell’artista, da cui emerge la ricerca del proprio Io.

Entrando nel vivo della mostra ci si interfaccia con Pan-Umano, una serie di Cristi con i quali Federica Scoppa ha voluto sovvertire l’iconografia tradizionale della Crocifissione. L’uomo che l’artista rappresenta non è più il figlio di Dio ma l’uomo comune, riesumando “quell’umanità che in secoli di storia dell’arte è stata celata perché considerata troppo fuori dai canoni tradizionali”.
In questa serie di opere l’artista vuol far trapelare la duplice natura del Cristo: umana e divina. Con l’aggettivo Pan-Umano si intende l’umanità universale: Dio visto come essere umano sintetizza tutta l’umanità. Un’analisi sulle “miserie dell’umanità” è ciò che la Scoppa ci propone, penetrando nella profondità dell’animo umano per mezzo della relazione del corpo Dio/uomo, un corpo “ridotto fino all’osso”. Emerge la drammaticità del rapporto fra il Dio/uomo e il mondo, accompagnato da uno sfondo – senza altre figure -caratterizzato dall’uso della terra di Siena bruciata, ritmato da linee bronze/dorate, concatenate fra una pala e l’altra, che richiamano la simbologia cristiana e non. Uno scenario quasi apocalittico dove l’artista ha voluto –simbolicamente- donare all’umanità un “barlume di speranza” con l’uso dei colori fluorescenti nella rappresentazione del Cristo: simboleggiando la risurrezione.

Proseguendo nella mostra Federica Scoppa induce ad una riflessione sulla figura della donna, in particolare sulle ArtistE con la serie Panni Stesi.
Una riflessione sulla presenza della donna nell’arte che fatica ad essere affermata almeno dal punto di vista lessicale in quanto spesso si parla di “donna artista”. La serie Panni Stesi ruota intorno al ruolo di rilievo del genere femmine che si cimenta nel fare arte, focalizzandosi sull’elemento del “lavoro di cura” compito, spesso, delle donne. Richiamando la pratica del “lavare i panni”:  dal fare le lavatrici, allo stendere i panni, stirarli e piegarli. Una pratica che Federica Scoppa riassume nella sua serie di opere in maniera esemplare con forme variopinte ed evanescenti. L’intento dell’artista è quello di ricordare che anche dietro una “donna artista” si cela un pensiero ragionato, dove gli elementi cardini sono cura, attenzione e soprattutto amore.

Un’esaltazione de L’essenza del femminile – quella proposta da Federica Scoppa- che riverbera nella serie dei cactus, dove l’enfasi nella classificazione botanica si basa sulla capacità del cactus di accumulare riserve idriche capaci di far fronte alle avversità climatiche e sulla capacità di rigenerarsi. Proprio per questo l’artista ha scelto questa pianta come riflessione sull’universo femminile. Partendo dal corpo resistente con cui ogni donna si trova biologicamente a confrontarsi, inducendo una riflessione sulla condizione discriminatoria con cui la donna, nel corso della storia, si è trovata a fare i conti molto spesso pagando con il prezzo della vita. Da qui l’artista crea delle forme solide caratterizzate dalle spine, simboleggiando il corpo forte della donna che comunque ha bisogno di essere maneggiato con cura, in quanto le spine sono “le ferite che l’anima incarnata ha dovuto rimarginare”.

Approdiamo agli Intrecci, cuore e anima della personale, dove l’opera d’arte si completa mediante il coinvolgimento emotivo e percettivo dell’osservatore che da senso all’immagine sulla tela mediante il “lavoro sinaptico dei neuroni” che va ad “intrecciarsi” con quello dell’artista. L’arte di Federica Scoppa, in questo caso, la si può ricondurre ad una matrice “Riduzionista”, un’arte ridotta agli elementi essenziali quali forme, linee, colori e luce.

Proseguendo nell’esposizione, Federica Scoppa ci mostra Il volto dell’ombracelebratazione della perdita dell’oggettività realistica mediante il legame tra colore ed emozione come unico protagonista della tela. Diverse tele caratterizzate da colori forti e densi quali il blu, il nero, il verde, il rosso e il giallo, dove lo spettatore si immerge totalmente leggendo i sentimenti dell’artista “nella stessa misura con cui si interroga sui propri”. Una finestra sul mondo e sull’universo circostante, quella offerta dalla Scoppa, dove non esiste una giusta chiave di lettura dell’opera ma lo spettatore resta in ascolto degli “infiniti strati dell’invisibile” che la tela gli offre.

In ultimo la mostra si conclude con la serie Memoria Liquida, un richiamo alle vetrate delle chiese gotiche dalle quali filtra la “luce divina”, dal quale l’essere umano da sempre ne è incantato. Federica Scoppa con questa serie propone la sua personale visione delle vetrate: la luce che filtra dalle lastre non è quella divina ma una luce intima e personale. I suoi vetri “fissano percezioni allo stato liquido” rimarcando l’impossibilità dell’uomo di poter cogliere un’esperienza in modo assoluto. Una “sensazione di fluidità” che induce l’uomo ad interpretare la tecnica proposta dall’artista in quanto “tutto dipende dall’occhio di chi guarda.”

Dettagli evento

Luogo:
Art Saloon Gallery. Piazza Domenico Sabatini 18, 00072 Ariccia
Date:
27/07/2019 - 01/09/2019
Orario:
Lunedì - Sabato
10:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Domenica Chiuso
Costo:
Ingresso gratuito
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