di Francesco Mancini

In questo articolo ci soffermeremo a parlare di alcuni dei dipinti presenti all’interno della mostra.

Manifesto della mostra “Antonio Ligabue L’uomo e il pittore”

Ai Musei Civici agli Eremitani di Padova, fino al 30 marzo 2019, è possibile ammirare una mostra dedicata al pittore italo-svizzero Antonio Ligabue.

La mostra non espone solamente i dipinti realizzati dal pittore, ma cerca anche di far comprendere allo spettatore l’animo tormentato di Ligabue. Il pittore, infatti, condusse una vita dominata dalla solitudine e dall’emarginazione per colpa delle sue periodiche crisi psicologiche e nervose.

Nel tentativo di far cogliere al visitatore l’evoluzione pittorica dell’artista, la mostra suddivide i dipinti in quattro grandi temi: l’indagine interiore dell’autoritratto, gli scontri tra le fiere, gli animali e i paesaggi agresti.

L’esposizione si apre con due autoritratti dove l’artista ripercorre due momenti fondamentali della sua vita; il primo è “Ligabue Arrestato” (1955), realizzato a quasi trent’anni dallo svolgimento degli eventi, che  racconta il trasferimento coatto dalla Svizzera, dove il pittore viveva con l’amata madre adottiva, a Gualtieri, piccolo paesino dell’Emilia Romagna. Nel dipinto vediamo un Ligabue ormai rassegnato al suo destino e pronto ad affrontare le sofferenze che la vita gli sta ponendo davanti.

Il secondo dipinto, “Autoritratto con moto, cavalletto e paesaggio” (1953-54), rappresenta invece  il riscatto del pittore e il relativo successo. Nell’ opera vediamo l’artista vestito con abiti alla moda e di buona fattura; a fianco è presente la sua amata moto rossa da cui non si separerà fino alla morte. Il paesaggio è quello della Bassa Padana, con sul fondo un campanile, ricordo mai sopito della sua amata Svizzera.

Autoritratto con moto,cavalletto e paesaggio (1953-54). Olio su tavola di faesite (63,8×104 cm), Guastalla

In mostra sono proposti numerosi esempi di autoritratti tutti con la stessa composizione; in primo piano vediamo l’immagine del pittore, con le labbra piene nascoste da una barba ben curata, che riempie quasi interamente il dipinto, lasciando un piccolo spazio solo per un paesaggio appena accennato privo di senso prospettico.

In questo nucleo di opere si rileva l’incertezza di esistere, la necessità di immergersi in una foga creativa per evadere dalla realtà.

Autoritratto con libellula (1959). Olio su Tela (50×40 cm), Guastalla

In questa sezione dedicata agli autoritratti è presente anche l’unico ritratto arrivatoci realizzato da Ligabue ovvero “Ritratto di donna nuda“. In questo dipinto vediamo una figura femminile completamente nuda priva di qualsiasi pathos, come se fosse stata posizionata all’interno del dipinto per caso. La sua nudità va in contrasto con lo sguardo privo di malizia o sensualità,  gli occhi sono truccati appena e  i capelli acconciati in un caschetto nero. Anche se la figura è nuda, non trasmette alcuna sensualità o erotismo: questa incapacità di trasporre su tela qualsiasi emozione seduttiva è probabilmente dovuta al rapporto conflittuale che Ligabue ha avuto con entrambe le madri.

Successivamente ai ritratti si entra nel gruppo riguardante le raffigurazioni degli animali.

Leopardo nella foresta,(1956-57) Olio su tavola di faesite (54×54 cm), Luzzara

Ligabue provava un amore fortissimo per gli animali, infatti, essendo rifiutato dall’essere umano per i suoi comportamenti, trovava rifugio negli animali che vivevano sulle rive del Po. Non era raro, come ricordano molti compaesani, vedere Ligabue che sull’argine ripeteva i versi degli animali per attirarli e potersi sentire meno solo.

Nella mostra viene dedicato molto spazio alla battaglia tra fiere, vediamo leoni o ghepardi, con gli occhi pieni di terrore, scontrarsi con lunghi serpenti che si attorcigliano intorno al collo dei rivali.

All’interno  sono presenti anche delle ricostruzioni bronzee di alcune statuette, rappresentanti animali,  realizzate da Ligabue con l’argilla del Po.

Ligabue Arrestato(1955-56). Olio su tavola di faesite. (80×82 cm), Collezione Privata

L’ultimo nucleo della mostra è dedicato ai passaggi agresti, raffigurati però come se si trattasse di un mondo spiato da lontano, filtrato attraverso il ricordo della sua terra natale e delle immagini delle opere osservate da bambino. Indubbiamente la Svizzera costituisce il nucleo della sua ispirazione e della sua produzione artistica: tutti i dipinti realizzati da Ligabue tradiscono infatti questo amore per una terra che gli è stata portata via con la forza da bambino.

Il dipinto più interessante di questa sezione è indubbiamente “Buoi con carro a botte” del 1953-53. In questo dipinto vediamo un giovane contadino, vestito di nero, con il suo carro mentre si dirige in un piccolo paesino dalle architetture tipicamente svizzere.

Verso la fine della mostra è presente un video che mostra un estratto del documentario “Il vero Naif” andato in onda su Rai Uno nel ’62. Purtroppo questo documentario vanifica tutto lo sforzo della mostra: infatti, se per tutta l’esposizione si cerca di “umanizzare” il giovane Ligabue, il filmato invece mostra il lato peggiore della malattia del pittore e rovina i buoni intenti degli allestitori.

Indubbiamente, anche se con dei piccoli difetti, questa mostra proposta dai musei Eremitani è una delle più belle ad oggi realizzate sul pittore.

Dettagli evento

Luogo:
Musei Civici agli Eremitani di Padova, piazza Eremitani 8, Padova
Date:
22/09/2018 - 30/03/2019
Orario:
Da martedì a domenica 9:00 -19:00
La biglietteria chiude alle 18:30
Costo:
intero: €10; ridotto: €8