Negli ultimi giorni di gennaio (27-31) si è svolta a Bologna Arte Fiera, l’evento più atteso d’arte contemporanea in Italia, che è riuscito a mettere in discussione il ruolo dell’arte dei nostri giorni. La fiera, nata 41 anni fa, è stata la prima del genere e il suo primo proposito è stato fin da subito quello di essere una fiera dedicata solo ai collezionisti. Oggi, invece, si tratta della fiera dell’arte più democratica in Italia, che richiama l’attenzione di tutti quelli che sono curiosi di sapere di più sul mondo contemporaneo e di vivere la bellezza delle opere ovunque esse si trovino, soprattutto quando occupano spazi insoliti. Infatti, durante i giorni in cui si è svolta Arte Fiera, ogni angolo di Bologna è stata invaso da sculture, quadri e installazioni e ogni edizione di questo evento merita di essere visitata e vissuta appieno poiché ogni volta si tratta di una’esperienza completamente diversa.

In primo piano in questa edizione della fiera troviamo la sezione dedicata alla Fotografia, non più curata dal MIA Photo Fair, la fiera d’arte milanese ideata e diretta da Fabio Castelli, com’era accaduto negli ultimi tre anni, ma dal direttore artistico Angela Vettese.  Sono state esposte opere dei più grandi artisti dell’arte moderna e  contemporanea, da Fontana a Wildt, da La Pietra a Paladino, ma tra le grandi novità presentate in questa edizione, un posto di rilievo è stato dedicato alla fotografia: sono state tantissime le iniziative dedicate al medium espressivo più vitale della nostra contemporaneità, sia all’interno del quartiere fieristico (che ha messo a disposizione un’area curata dalla stessa Vattese, che quest’anno ha indagato sul confine che separa un fotografo professionista dai fotografi 2.0), sia  nel centro di Bologna.

Infatti, la sezione è stata concepita come spazio di riflessione sul tema dell’autorialità e sul ruolo della tecnica nell’epoca degli smartphone, dove tutti si sentono fotografi in erba. All’ingresso della fiera si veniva accolti da Printville, il bookshop curato da A+Mbookstore -libreria milanese per l’arte contemporanea- in collaborazione con Humboldt Books, che presentava le produzioni italiane e straniere più attuali nel campo dell’editoria d’arte.

E, come sempre, anche fuori dai padiglioni c’è stato tanto da scoprire: con ART CITY Bologna, il programma proposto dal Comune insieme a BolognaFiere che organizza ogni anno performance, mostre, incontri e proiezioni cinematografiche, azioni performative in ogni angolo della città. Quest’anno, con una formula nuova, c’era anche Polis, coordinata dalla Istituzione Bologna Musei, che ha pensato a interventi artistici per far dialogare spazi storici e culturali della città con i linguaggi dell’arte contemporanea, rivelando tutta l’energia creativa che il capoluogo emiliano è in grado di sprigionare.

Arte Fiera Bologna, 2017

In teatro, al cinema, nei negozi, per strada, alla stazione, sotto il portico: l’arte è uscita fuori dal padiglione e il bilancio è stato di oltre 85.000 visitatori che hanno affollato i 100 appuntamenti sparsi in 55 diversi luoghi d’arte individuati nel capoluogo.

«Il grande successo è stato sotto gli occhi di tutti – ha spiegato Bruna Gambarelli, assessore alla Cultura del Comune di Bologna -. Per questo continueremo ad impegnarci nel favorire lo scambio e la sinergia progettuale tra le istituzioni e gli operatori del territorio e a promuovere l’immagine di Bologna come contenitore di arte e cultura, dove le proposte e le istanze del contemporaneo si contagiano con la bellezza del patrimonio storico e artistico. Proposte di qualità e ad alta accessibilità immaginate non solo per il pubblico bolognese, ma anche per i turisti che sempre più numerosi ci scelgono dimostrando di apprezzare la faccia culturale di Bologna.»

Arte Fiera ha puntato sul rinnovamento, senza dimenticare l’importantissima ricerca della qualità. Meno gallerie, più eventi collaterali, progetti espositivi, attenzione all’editoria e soprattutto scelte curatoriali definite e apertura verso linguaggi artistici differenti per orientare il visitatore e fare di un evento eminentemente commerciale un’occasione culturale. Detto ciò, sono state 37 le gallerie e 44 gli espositori tagliati rispetto all’anno scorso – con l’avvento della direzione di Angela – ma anche 10.000 visitatori in meno, quindi 48.000, rispetto ad un 2016 che chiudeva con un bilancio di 58.000 ingressi. È un dato che salta all’occhio quello dell’esito della ‘nuova’ Arte Fiera conclusasi all’inizio di questa settimana, una struttura rivoluzionata, secondo il punto di vista della nuova direttrice artistica che, nel frattempo, dispiaciuta per il dato, riconferma comunque la sua presenza per il 2018 e per il 2019.

Per quel che riguarda i 10.000 visitatori in meno, lei afferma che è ridotto il numero di visite “riempitive”, ovvero, gruppi scolari, organizzati o senza atteggiamento collezionistico. L’obiettivo della fiera era mettere in evidenza l’alta qualità dell’arte prodotta nella contemporaneità e tenere presente anche l’aspetto commerciale, espositivo e teorico, così da diventare un evento catalizzante di altre attività artistiche nella città. Nelle sue parole:

«La mia prima Arte Fiera  si chiude dopo giorni di contatti, talk, mostre in fiera e in città, nell’ambito di un nuovo progetto espositivo che ha cercato di cogliere i segnali per un’ulteriore selezione e arricchimento dei contenuti. Obbiettivi raggiunti: snellire, offrire stand di qualità, mescolare il moderno al contemporaneo, puntare su libri e fotografie. Il mio lavoro proseguirà, nel costruire l’edizione di Arte Fiera 2018, nella direzione di una sempre maggiore qualità dell’esposizione e di un ulteriore rafforzamento del rapporto già ottimo con le Istituzioni e le realtà culturali di Bologna.»

Arte Fiera 2017, poster