C’è un momento in Cime tempestose, fortunato e unico volume di Emily Brontë, che certamente tutti i lettori ricorderanno con chiarezza. Quello in cui ci si rende conto che il travolgente amore di Catherine ed Heathcliff, per cui si è parteggiato fino a quel momento, è destinato non solo a renderli infelici, ma a distruggere ogni segno di bontà nelle loro vite. La Brontë, con grande intuizione, tramuta questo sentimento in uno spettro infestante, irraggiungibile e implacabile. Origine e meta di tutti gli amori romantici.

an Rees, Attachment, la sala espositiva, 2018, T293 Roma. Ph. Roberto Apa

Dan Rees lo riassume in una sola definizione, “Attachment” o amore danneggiato. Una parola che l’artista di Swansea, astrattista e fotografo, cova fino a provocarne una nuova nascita nella sua omonima mostra esposta alla galleria T293 di Roma. “Nella disperazione più dolorosa o nella malinconia – ne dice Rees – potremmo ritrovarci, come Heatcliff, a esumare un cadavere”.

Del quasi intraducibile “Attachment”, fino al 26 gennaio 2019 potrete vedere la rappresentazione che dà Dan Rees, che si è scavato dentro fino a catturarne una impressione. E in basso, in equilibrio tra ossessione e devozione, ha ironicamente trovato un soffitto. Quello che da insonne adolescente fissava invece di dormire, tracciandone i disegni centinaia di volte, fino a impararli a memoria. Quello che ha riproposto su dipinti a olio, in tele grandi e luminose dove si assapora ancora l’ipnosi che ne aveva tratto da ragazzo.

Nelle opere Rees utilizza l’originale tecnica Artex, una tra le decorazioni più note nelle abitazioni della borghesia inglese degli anni Settanta. Linee concentriche e morbide dune, senza fine né inizio, che volendo creare ampiezza finivano per riecheggiare il vuoto. Nella sua Artex il pittore dipinge le proprie sensazioni con il colore. Sul motivo bianco e replicante, i pigmenti esplodono come una disordinata nube di fumo, come un cuore in tumulto. Ora, finalmente, il soffitto riflette l’anima dell’artista: qual che era privato si espone, quel che era comune ora è arte.

L’apparente sviluppo infantile di queste tele, che sono in parte radiografie, serve all’autore per specificare che l’unico punto di vista corretto per guardare all’afflizione è quello dei bambini. Essi ignorano la reale ragione che li addolora e “impregnano di così tanto spirito gli oggetti fino a desiderarne di specifici con infinito tormento” (Dan Rees, “Contuso dal colore”). Quella di Rees è un’ode alla potenza delle cose inanimate, che i sentimenti di un uomo possono loro concedere.

Sempre guardando in alto, l’esposizione si conclude con la raccolta fotografica Falling Sky. Pezzi di cielo, diversi per condizioni atmosferiche ma uguali per l’unicità del contenitore, che precipitano in caduta libera dalle loro cornici. Cadono disordinatamente, ma anche con placida rassegnazione. Uno dei tanti azzarda persino un gesto apocalittico e tocca terra, mantenendo l’ordine delle cose. Ora il giovane Rees non guarda più il soffitto di Artex, eppure lo guarda ancora.

Quei motivi, impregnati dei sentimenti che ogni notte l’autore dedicava loro, sono diventati un cielo vero. Non solo, essi sono in caduta libera, come spesso accade all’uomo tormentato, quando la natura ne assume le sembianze. Rees abbraccia così le proprie debolezze: “La giusta via per l’accettazione di sé – rivela – sta nell’accogliere quello che non si può accettare. Nel fare ciò, pratichiamo un tipo di reintegrazione che possiamo estendere al di fuori e che ci permette di riconoscere la coscienza come condivisa”.

 

INFO

Luogo

T293 Gallery, via Ripense, 6

 

Periodo

18 dicembre 2018 – 26 gennaio 2019

 

Biglietto

ingresso gratuito

Sito web

www.t293.it

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