I telegiornali, i social media, gli anziani sulle panchine, tutti preannunciano una terza guerra mondiale. Noi le sentiamo ogni giorno queste voci, le prendiamo di più in considerazione quando arriva la notizia di un attentato o di bambini innocenti che muoiono sotto le bombe, e poi niente più…Aspettiamo la successiva tragica breaking new, nel frattempo tutto ciò torna ad essere distante anni luce dalla nostra realtà, come se non potesse mai accadere nelle città in cui viviamo. Eppure la guerra non è un ricordo così distante per i Paesi europei, basta parlare con qualche nonno o zio più in là con gli anni: hanno dovuto indurire la pelle fin da ragazzi, vivendo di stenti ed in case spartane, quando disciplina e rigore erano gli unici collanti per i frammenti di anime prodotti dalla guerra.

Georg Baselitz, classe 1938 e cittadino di una Berlino ricucita con un muro di cemento, non ha dimenticato gli sguardi ed i corpi di coloro che hanno vissuto la rovina e la ricostruzione dei Paesi in guerra. Come un Omero dei giorni nostri, decanta il grande valore di questi “eroi”, i quali a differenza di quelli antichi, hanno ingannato e vinto i propri antagonisti silenziosamente, ricevendo come unica gloria la propria vita.

Georg Baselitz al Palazzo delle Esposizioni. Fonte: Palazzo delle Esposizioni. Photo Credit: Claudio Raimondo

Ed è proprio in un momento di così alta criticità, che il Palazzo delle Esposizioni di Roma apre le porte al mondo di questo artista e gli dedica una mostra intitolata “Gli Eroi“.  Di chi si tratta? Ombre di soldati, pastori, ribelli, partigiani, pittori antichi, pittori moderni, rossi, bianchi. Come delle arabe fenici sono risorti dalle ceneri del loro tempo, senza però recuperare la stessa integrità che avevano prima che tutto cominciasse. Sono sporchi, deformi e pieni di lacerazioni che richiamano i combattimenti bellici, ma anche tutti i  maltrattamenti subiti dai  regimi che si sono instaurati a seguito dei conflitti.

Sangue e crudeltà sono elementi dominanti su ogni tela di Baselitz. Egli, grande provocatore, per tutta la sua carriera non ha fatto altro che andare contro ogni schema sociale, dimostrando il suo totale disgusto per i regimi che si sono succeduti ( in particolare nella sua Germania ). Qualcuno ironicamente durante la mostra ha detto che i soldati ritratti ricordano gli zombie terrificanti presenti nel fumetto di Dylan Dog, non è del tutto sbagliato! Questi ultimi si trascinano nelle notti alla ricerca di cervelli da mangiare, senza neanche essere affamati, con le stesse vesti addosso dal momento della morte; così le povere anime di Baselitz vagano portando addosso ferite come medaglie dolenti e sanguinanti, donate da coloro che hanno deciso il destino della comunità. Quelle ferite sono l’anello di congiunzione fra tutti i quadri, mettono in comunicazione tutte le vittime eroiche. Queste vogliono ricominciare a vivere, lo capiamo dalla loro statura colossale, completamente in contrasto con la debolezza delle membra, sono titani emarginati che vogliono ricostruire un mondo a loro misura.

Fonte: Palazzo delle Esposizioni. Photo Credit: Claudio Raimondo

Nonostante il difficile rapporto con la sua patria, Baselitz non dimentica la cultura tedesca e utilizza simboli tradizionali per invocare ancora di più l’eroicità dei suoi soggetti. Ridondante e molto espressivo è il simbolo dell’albero. Elemento sacro per i popoli del Nord, ha sempre rispecchiato l’eroe nella mitologia: inamovibile ed imperturbabile, le tradizioni e i valori sono le sue radici, i rami sono le braccia con cui costruisce il futuro del suo popolo, traendo sempre forza dalla natura. Gli alberi dell’artista però hanno il tronco mozzato e sanguinante, qualche radice è fuoriuscita dal suolo come se la speranza fosse stata sostituita da disillusione e dolore, eppure altre ancora restano sottoterra, segno che bisogna credere ancora con forza che tempi migliori possano arrivare.

Si esce da questa mostra con un velato senso di angoscia. Non sono certo quadri nei quali vorremmo entrare, ma sono immagini impresse nella mente di un uomo, di volti e corpi stanchi di vivere in sofferenza, ormai troppo stanchi anche di essere arrabbiati con chi gli ha fatto del male. Vogliamo davvero rivivere scene del genere nella realtà di oggi? Baselitz e i suoi “eroi” sembrano suggerirci una strada diversa, prima che sia troppo tardi anche per noi..

Per maggiori info sulla mostra visitate il sito: http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-georg-baselitz-eroi