Nel tardo pomeriggio di giovedì 9 novembre gli abitanti della città di Berlino iniziarono la conquista e l’abbattimento del Muro: da Est e da Ovest migliaia di persone si arrampicarono per abbracciarsi, ballare, festeggiare. Preso a picconate, raschiato, martellato, il Muro mostrò i primi squarci e nel giro di alcune settimane si era trasformato in un cumulo di macerie. Viene da chiedersi quanto questo evento emblematico ha modificato le fenomenologie estetiche di Berlino? La capitale tedesca fu costantemente e già da prima della caduta una città creativa, vitale, energica, dominata da una profonda spinta al cambiamento eppure mantenne sempre il fascino della vecchia Europa ancora legata al clima della Guerra Fredda.

Anselm Kiefer –Die Schrecken des Eises und der Finsternis (The Terror of the Ice and the Darkness) fotografia e piombo – Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli ©Anselm Kiefer

Nel 1982 l’inaugurazione della storica mostra Zeitgeist, curata da Christos Joachimides e Norman Rosenthal, al Martin-Gropius-Bau di Berlino si configurò come manifesto del nascente Neo Espressionismo. I lavori di artisti come Georg Baselitz, Anselm Kiefer, Markus Lüpertz, A.R. Penck, Sigmar Polke, partivano dagli antecedenti espressionisti degli anni ’60 e ’70.

Il Neo Espressionismo si imponeva sulla scena artistica mondiale in parallelo alla Transavanguardia italiana (tra cui i massimi rappresentanti sono Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino, ufficialmente presentati con De Maria da Achille Bonito Oliva nel ’79) e alla Nuova Figurazione americana. Gli esponenti del Neu Expressionismus assunsero la denominazione di Neue Wilden, nuovi selvaggi, o Junge Wilden, giovani selvaggi a sottolineare la brutalità di una pittura giocata su gesti enfatici e sul forte impianto narrativo.

Albert Oehlen (Krefeld 1954) Dr, 2002 – Collezione privata, Napoli – Courtesy galleria Alfonso Artiaco, Napoli

La corrente si conforma dal riemergere di caratteristiche dell’Espressionismo storico di matrice tedesca di cui è rivisitazione ciclica sebbene con una forte coscienza della contemporaneità. Secondo la visione critica le nuove generazioni sentono il bisogno di prendere le distanze dal passato di orrori costituito dal recente conflitto, denunciando così che la questione della “nazionalità” comincia ad assumere un peso rilevante, legato alla storia e alla cultura tedesca. Eppure molte personalità come Jean Clair, scrittore, critico, curatore di famosi musei e di molte celebri mostre (“La responsabilità dell’artista, le avanguardie tra terrore e ragione“), individuando più o meno dichiarate nostalgie nazionaliste, smontano invece il mito dell’artista ribelle ed eversivo, ipotizzando consapevoli o inconsapevoli collegamenti proprio con qualche lato oscuro del recente passato.

Qualche anno prima della mostra Zeitgeist, nel 1977, il gruppo di pittori berlinesi formato da Rainer Fetting, Helmut Middendorf, Salomé, Bernd Zimmer inaugurava in Kreuzberg uno spazio autogestito: la Galerie am Moritzplatz. La loro pittura ribelle si affermò nel giro di pochi anni, ispirata all’attualità dei media, della musica rock, della cultura punk, così come ai temi di carattere politico, artistico o sessuale, mescolando gli alti e i bassi di una temperie postmoderna. Sullo sfondo c’è sempre la Berlino minacciosa e affascinante, claustrofobica e trasgressiva, cupa e straordinariamente vitalista.

Anselm Kiefer (Donaueschingen 1945) – Untitled 1995. Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli ©Anselm Kiefer

Dal 1980 questa pittura giovane e di culto, in breve, dagli spazi off conquisterà mercato, gallerie e musei. All’esplosione del fenomeno, all’inizio degli anni ’80, alcuni sono già molto famosi: Gerhard Richter, Georg Baselitz e Anselm Kiefer (quest’ultimo esposto più volte a Napoli presso la Galleria Lia Rumma) stanno conquistando un posto importante nella storia dell’arte, attivi fin dalla fine degli anni ’60, vera e propria cerniera tra l’arte concettuale e la nuova pittura. Pur respirando un clima comune, è evidente in ciascun pittore la propria differenza culturale e stilistica.

Anselm Kiefer, mescola temi del passato con elementi d’avanguardia, per riproporre il tema dell’olocausto, realizza grandi tele che tramite una tecnica particolare assumono toni tetri e violenti.

Le opere di Albert Oehlen si distinguono per l’utilizzo di colori predominanti; ad esempio nella serie di dipinti “Gray” sono stati usati solo toni di grigio e si è limitato al rosso, al giallo e al blu per la serie di dipinti che chiama bad painting che includono il suo famigerato ritratto del 1986 di Adolf Hitler. Nei dipinti della fine degli anni ’90, ogni pezzo è costituito da macchie e linee di vernice che Oehlen ha spazzolato e spruzzato su immagini collage trasferite su tela da gigantesche stampanti utilizzate per fabbricare cartelloni pubblicitari.

Bernd Zimmer aderisce pienamente al Neo Espressionismo con i suoi dipinti che non sono né figurativi né astratti ma fondono in modo coinvolgente elementi di entrambe le tradizioni. La tecnica e lo stile sono caratterizzati da colori vivaci e intensi e da pennellate ampie e rapide.

Bernd Zimmer – Wasserlauf 1981. Collezione Piazza-Piccioni, ph. G. e L. Malcangi

Seguendo le idee dada, Jiri Georg Dokoupil non ha mai voluto essere subordinato a una corrente artistica per questo non ha mai sviluppato uno stile uniforme che consentirebbe all’osservatore di riconoscere il suo lavoro. Parafrasa piuttosto diversi stili precedenti, gioca con loro e inventa nuove tecniche.

Il neoespressionismo in Sigmar-Polke si manifesta soprattutto nella tecnica: una pittura gestuale fondata sulla sgocciolatura del colore in riferimento all’Action Painting americano di Pollok; sperimenta lacche e colori termosensibili, che mutano nel tempo o in base alle condizioni ambientali.

In un coinvolgente percorso di 21 opere realizzate tra 1972 e 2003 e curato da Luca Beatrice, la galleria di Palazzo Zevallos ripercorre dagli inizi il fenomeno della pittura “selvaggia” tedesca, chiudendo con Berlino, il triangolo tracciato con New York e Londra, la serie di mostre dedicate alle grandi città che, sul finire del ‘900, hanno cambiato la storia dell’arte.

Berlin1989 – fonte www.gallerieditalia.com

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Zevallos Stigliano
Date:
12/10/2019 - 19/01/2020
Orario:
Da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 19:00
Sabato e domenica dalle 10:00 alle 20:00
chiuso il lunedì
Costo:
intero: 5,00 € - ridotto: 3,00 €
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