La sua arte si riconosce tra mille. Nel suo mondo essere “curvy” è la normalità. I suoi quadri sono il ponte tra la quotidianità terrena e la fantasia.

Sì cari lettori, avete capito bene, oggi vi parliamo di Fernando Botero.

L’artista Fernando Botero. Fonte: Colombia.com

Alcune delle sue opere più celebri sono approdate a Roma, dove da ieri 5 maggio, sono visibili nella mostra “Botero“, presso l’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano. Si tratta della prima grande rassegna dedicata all’artista colombiano qui in Italia, di cui l’allestimento è stato costantemente supervisionato da Botero stesso, facendo da ago della bussola per le grandi organizzazioni che hanno avviato l’iniziativa: Arthemisia Group e MondoMostreSkira.

Qualcuno di voi si ricorderà che anche l’anno scorso la Capitale aveva accolto un’altra mostra firmata Botero, presso il Palazzo delle Esposizioni: “Via Crucis”, 27 tele raffiguranti la passione di Cristo, traslate però nelle nostre città, un incontro tra colui che ha salvato l’umanità ed il risultato del suo sacrificio. Ma il tema religioso è solo uno dei tanti che incontrerete in quest’ultima esposizione, la quale conta ben 50 tele intrinseche di tutti gli elementi raccolti in oltre 50 anni di pittura e scultura.

Venite con noi, vi guidiamo in questo nuovo viaggio…

Il percorso è suddiviso in otto tappe, ognuna rappresenta un pezzo di un puzzle, una componente essenziale per comprendere l”arte di Botero. Si parte ovviamente da quello che è il segno inconfondibile delle sue opere, il volume. Fin dall’età di 24 anni Botero ha cominciato ad allargare i confini dei corpi dei suoi soggetti. Il suo amore per la dilatazione nello spazio è inspiegabile. Sarebbe stato impossibile imporgli di disegnare in altre maniere, poiché come Van Gogh che vedeva il mondo muoversi freneticamente intorno a sé e lo riportava alla stessa maniera sulla tela, così Fernando sarebbe stato incapace dipingere in un modo diverso. Il volume non riguarda solo la pittura ma anche la scultura: la maestosità delle carni, nude o vestite che siano, non ingombra lo sguardo dello spettatore poiché la cornice scenografica intorno ai personaggi è ricca di piccoli dettagli, così graziosi ed in contrasto con quella magnitudine da creare una composizione armoniosa.

Donna Sdraiata. Fonte: Artsy

Una curiosità sulle statue, che dovrebbe rendere fieri noi italiani, è che sono  state tutte prodotte a Pietrasanta, un tempio per la lavorazione del marmo e del bronzo,  dove tuttora l’artista spende alcuni mesi dell’anno. Il suo rapporto con l’Italia non si limita solo a questo. Lo studio dell’arte nostrana ed in particolare di alcuni artisti quali Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Giotto, Mantegna ha contribuito al perfezionamento della tecnica di Botero, il quale non si è semplicemente dilettato nel reinterpretare le opere dei nostri grandi Maestri ma li ha presi a modello per i suoi lavori originali. Degli artisti citati ammira la capacità di sintesi e composizione nello spazio: tutti gli elementi della tela sono ben assimilati tra loro, merito anche della scelta di colori  che risultano sempre armonici  (le tinte più tenui abbracciano i rossi vivaci e gli ori di ricami e gioielli) ed il risultato finale riserva per chi guarda un grande senso di serenità e un accenno di gioia, derivante dal generoso e caldo abbraccio negli occhi dei protagonisti.

La sperimentazione ed una vita di viaggi non hanno però mai offuscato l’affetto e l’attaccamento per la propria patria, la Colombia, anzi è  nell’allontanamento da questa che apprende una grande lezione: per essere universali è necessario comprendere e saper rappresentare le realtà locali. Proprio per questo l’apprendimento di vari tipi di arte, da quella classica italiana fino a quella moralista messicana, diventano strumenti per meglio incorniciare la quotidianità della sua terra, regalando alle scene raffigurate il potere di apparire subito familiari all’osservatore.

Fonte: mhysw.com

Assistere alla mostra di Botero è come vivere per un’ora un’avventura in stile ” Alice nel paese delle meraviglie”.  Tutto è troppo bizzarro per esser vero, gli abitanti delle sue tele mettono il sorriso con il loro essere goffamente composti e lo scorrere del tempo pare interrotto, sembra di galleggiare in un’altra dimensione priva di gravità, dove anche i signori più robusti risultano agili e sinuosi.

Ciò che vi abbiamo raccontato è solo una minima parte di quello che vi aspetta in questo tour. Botero è amichevole, saprà sorprendervi, divertirvi ed appassionarvi… Aspetta solo voi.

 

Per maggiori info sulla  mostra consultate il sito: http://www.ilvittoriano.com/