di Francesca della Valle

 

Fonte: Fondazioneplart.it

La mostra organizzata dalla Fondazione Plart a seguito di un attento lavoro di ricerca si focalizza sul rapporto arte-tecnologia e sulla conquista di una nuova spazialità oltre la realtà bidimensionale dell’opera, esplorato e messa in atto dal poliedrico artista novecentesco Bruno Munari.

Riassumere la ricerca artistica di Munari è impossibile a causa dell’ampiezza e della molteplicità che la caratterizza; artista, designer e scrittore italiano, è senza dubbio uno tra i più importanti protagonisti dello scenario artistico del Novecento.

Inizialmente vicino al Futurismo, se ne allontanò poi gradualmente dedicando la sua ricerca all’approfondimento di forme e colori e all’autonomia estetica degli oggetti.

Il percorso creato dal museo si presenta come una passeggiata all’interno della ricerca dell’artista verso una dimensione che superi la bidimensionalità dell’opera.

Da lavori come Macchina Inutile (1934), Tavola Tattile (1938) e Macchina Aritmica (1947), che già dimostrano il tentativo dell’artista di uscire dalla bidimensionalità, si arriva a quella che è il culmine della ricerca di Munari in questo senso: l’opera Concavo-Convesso (1947).

Concavo-Convesso è una delle prime installazioni nella storia dell’arte, ed è qui presentata come originariamente voleva l’artista: all’interno di una stanza a sé, con quattro faretti che proiettano l’ombra dell’opera sui quattro muri. Facendola girare, le ombre proiettate sulle pareti cambiano forma, dando così forma a uno dei capisaldi della ricerca di Munari: l’effetto della luce sugli oggetti.

Concavo-Convesso, B.Munari, 1947. Copyright: pagina Facebook Fondazione Plart

La peculiarità della mostra sta nel presentare al visitatore il vero e proprio superamento della bidimensionalità: l’opera esce dalla tela per entrare nello spazio reale. Ciò è messo in atto con successo dall’artista attraverso la creazione della pittura proiettata nel 1950, realizzata attraverso composizioni astratte di materiali organici, pellicole in plastica colorate o trasparenti, pittura, fili di cotone racchiuse trai vetrini delle diapositive.

Nel 1953 la ricerca di Munari fa un ulteriore salto in avanti quando l’artista scopre il modo in cui scomporre lo spettro di luce attraverso una lente Polaroid, dando vita alla pittura polarizzata: pezzetti di plastica trasparente sono schiacciati su filtro Polaroid; guardando questi vetrini attraverso una lente polarizzata e ruotandola, si colgono i diversi modi in cui la luce li colpisce, dando così vita ad un’arte resa dinamica dall’elemento luminoso.

Fonte: Ilasmagazine.com

Il vivere moderno ci ha dato la musica in dischi (e nessuno pensa di chiamare un’orchestra in casa per sentirsi una musica): ora ci dà la pittura proiettata; e ognuno, vicino alla discoteca, può avere la sua pinacoteca fatta però di originali e di copie numerate, da proiettare. Ingombro di una raccolta di cento ‘quadri’: cm 5 x 5 x 30. Un collezionista può portarseli comodamente in viaggio, proiettarli sul soffitto della sua camera d’albergo, vederli quando e come vuole, grandi dieci centimetri o dieci metri.” (Bruno Munari, Le proiezioni dirette in Domus – n.291, 1954).

In primo piano: Macchina inutile con guscio di zucca; dietro: Proiezione dei vetrini delle “Proiezioni Polarizzate”. Copyright: pagina Facebook Fondazione Plart

I curatori sono riusciti perfettamente a sintetizzare il connubio tra fisico e fenomenico che si trova alla base di queste opere attraverso l’esposizione dei vetrini da una parte e la loro proiezione dall’altra: materia e luce si fondono producendo opere il cui messaggio finale oltrepassa la fisicità dell’opera.

Le Proiezioni si sviluppano in ben quattro sale, invadendole di luce e movimento, e sono le prime immagini che accolgono il visitatore all’interno del Museo, facendolo immergere da subito nel lavoro dell’arista. È doveroso ricordare in questo contesto  che gli ambienti che Munari realizzò per mezzo di proiezione diretta o di proiezione polarizzata hanno anticipato in modo assolutamente seminale soluzioni proprie delle video-installazioni multimediali e, di conseguenza, delle più recenti metodologie e linee di ricerca dell’arte interattiva.

Copyright: pagina Facebook Fondazione Plart

Il cuore della mostra è il lavoro di digitalizzazione dei vetrini portato avanti dalla Fondazione Plart, con l’obiettivo di fissare la loro conservazione, vista la precaria costituzione materiale. La digitalizzazione è stata eseguita scannerizzando i vetrini più volte, ruotando di volta in volta la lente polarizzata, in modo che si ottenessero le diverse sfumature dalla luce; una volta raccolte, queste immagini sono state montate in sequenza e proiettate sulle pareti del museo.

L’eccellente lavoro della Fondazione Plart coniuga l’intelligente esposizione delle opere e la loro conservazione.

 

INFO

 

Luogo

Fondazione Plart, Via G. Martucci, 48, 80121 Napoli

Durata

29 novembre 2018 – 20 marzo 2019

Orari

dal martedì al venerdì: ore 10.00 – 13.00 / ore 15.00 – 18.00

sabato: ore 10.00 – 13.00

domenica e lunedì: chiuso

Biglietto

Ingresso gratuito

Sito web

www.fondazioneplart.it