Caravaggio a Napoli

Sostiene il grande storico dell’arte Roberto Longhi che “per il Caravaggio l’incontro con l’immensa capitale meridionale, più classicamente antica di Roma stessa, e insieme spagnolesca e orientale,” è stata “un’immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare”.

Il tormentato maestro milanese è subito entrato in connessione con l’altrettanta tormentata città partenopea, ritrovando forse in essa ciò che egli cercava nei suoi dipinti: forti contrasti, un intenso gioco di luci e ombre.

La drammaticità della produzione napoletana è specchio delle vicende tumultuose che lo vedevano protagonista in quel tempo: fuggito velocemente da Roma dopo essere stato coinvolto nell’omicidio di Ranuccio Tommasoni, per il quale fu condannato a morte dalla giustizia romana, Caravaggio vive in questo periodo della sua vita momenti ricchi di ansia e di dramma.

Il suo arrivo a Napoli segnerà l’inizio di mesi intensi e fondamentali per la sua produzione artistica: la resa della passione e dell’istinto nei capolavori napoletani identifica oggi, più che in altri momenti, l’immagine e la personalità dell’artista lombardo.

Caravaggio visse la città in tutti i suoi aspetti: dal contatto con i giovani gentiluomini del Pio Monte della Misericordia (che gli commissioneranno Le sette opere di misericordia) alle visite alla malfamata Locanda del Cerriglio, nella zona Sedile di Porto, dove sarà aggredito nel 1609.

 

L’influenza di Caravaggio sulla città

Tanto la città ha dato al pittore e in egual misura Caravaggio le ha restituito, avendo un impatto incisivo sulla Scuola napoletana e nella costruzione della poetica del naturalismo partenopeo. Sia gli artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, che quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non poterono restare immuni al realismo caravaggesco,
 e tentarono di adeguarsi alla novità creando opere inconfondibilmente suggestionate dal Caravaggio.

Uno stile che influenzò anche i colleghi della successiva generazione, quali Jusepe de Ribera o Massimo Stanzione.

È proprio da Napoli, inoltre, che il linguaggio del Merisi verrà esportato nel cuore dell’Europa, grazie ai pittori fiamminghi Abraham Vinck  e LouisFinson. I due artisti accolsero Caravaggio nella loro bottega appena giunto in città, fornendogli probabilmente anche gli strumenti con cui lavorare; in seguito entrarono in possesso di opere del pittore che portarono con loro ad Amsterdam.

Il percorso della mostra

Il titolo ‘Caravaggio Napoli’ indica quanto la mostra sia mirata: si pone, infatti, l’obiettivo di studiare e mettere in mostra i 18 mesi di Caravaggio trascorsi a Napoli, tra l’ottobre del 1606 e il giugno del 1607 e, successivamente, nell’autunno del 1609 per circa un anno, fino alla morte avvenuta a Porto Ercole nel viaggio di ritorno verso Roma, nel luglio del 1610.

Le opere si presentano al visitatore in modo drammatico: in un piano interrato, attraverso sale buie, i capolavori del maestro tagliando l’oscurità con la loro inconfondibile drammaticità luministica.

Con un rigoroso approccio scientifico, la mostra mette a confronto 6 opere del Merisi provenienti da istituzioni italiane e internazionali e 22 quadri di artisti napoletani, che ne registrano immediatamente la novità.

Il riscontro visivo delle opere raccolte nella Sala Causa permette riflessioni e chiarimenti immediati sul legame tra l’artista e la città ed è accompagnato da una dettagliata crono-biografia che riorganizza le conoscenze letterarie e documentarie (edite e inedite) del periodo.

Il primo, potente dialogo in mostra è tra La Flagellazione, conservata a Capodimonte, che l’artista realizzò per la chiesa partenopea di San Domenico, e l’eccezionale prestito della Flagellazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen, assente da Napoli da 35 anni e in arrivo dopo un restauro che ha dato nuova vita il capolavoro.

Sono messe a confronto anche la Salomé dell’artista custodita a Londra (National Gallery) e quella di Madrid (Palacio Real), alcune grandi interpretazioni di Battistello Caracciolo (Museo de Bellas Artes, Siviglia) e di Massimo Stanzione (collezione privata), esposte per la prima volta a Napoli.

La mostra si conclude con la sala in cui i visitatori potranno interagire, attraverso schermi touch, con il lavoro realizzato dal Museo in collaborazione con Google Arts & Cultures: riprese ad altissima risoluzione dei tre dipinti conservati a Napoli dell’artista realizzate attraverso la tecnologia Art Camera. Quest’iniziativa renderà accessibile agli utenti di Google Arts & Cultures da tutto il mondo la visione dei dipinti, osservabili nei minimi dettagli.

La questione delle sette opere di misericordia

Il progetto di mostra comprende la ricostruzione di un percorso documentato, attraverso la città, dei luoghi che Caravaggio frequentò e in cui visse.La mostra si divide in due sedi, a causa del divieto di spostamento dell’opera Le sette opere di misericordia, situata a Pio Monte della Misericordia. La questione dello spostamento o meno dell’opera ha toccato lo scottante tema del trasferimento di opere in occasione di mostre, sul quale esperti e tecnici d’arte discutono da tempo. A seguito del divieto di spostamento si è ricorso alla duplicazione delle sedi espositive, prontamente collegate tra loro da una navetta gratuita messa a disposizione dei visitatori.

Sebbene l’obiettivo iniziale fosse quello di riuscire a riunire tutte le opere napoletane del Merisi nella Sala Causa è comunque da sottolineare il vantaggio che questa soluzione porta: la possibilità di espandere gli orizzonti della mostra, portando i visitatori nel contesto originario (sebbene architettonicamente modificato nel tempo) per il quale l’opera fu realizzata, e calandoli nella realtà del centro storico di Napoli.

Inoltre, in occasione della mostra, a Pio Monte è stato installato un nuovo dispositivo d’illuminazione, che permetterà di godere al meglio la vista delle opere che vi sono conservate insieme a quella di Caravaggio.

Maria Cristina Terzaghi, curatrice della mostra insieme al direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, sottolinea come la mostra“si collochi nel solco di una nuova stagione di studi, più che un punto di arrivo, una tappa, verso il traguardo della piena comprensione e del pieno diletto del Caravaggio napoletano, vero e umano”.

Pochi napoletani e turisti sanno che la città Napoli conserva già tre grandi capolavori del maestro: La Flagellazione, Il martirio di Sant’Orsola e Le sette opere di misericordia, accolti in tre meravigliosi edifici della città (il Museo di Capodimonte, Palazzo Zevallos Stigliano e Pio Monte della Misericordia). La mostra ha sicuramente come obiettivo primario quello di tirare le somme  degli studi compiuti durante il XX secolo sulle opere del pittore, ma più in particolare, come suggerisce il titolo, vuole riportare alla luce lo stretto legame del Caravaggio con la città partenopea, permettendo ai napoletani e ai visitatori di  conoscerlo e approfondirlo.

La mostra si inserisce all’interno della vivace stagione culturale del Museo di Capodimonte, che al momento vanta ben tre mostre ospitate in contemporanea tra sue sale: Jan Fabre, Caravaggio, Depositi; inoltre, in onore della mostra su Canova al MANN, a breve si restaurerà, in presenza del pubblico, un’opera dell’artista, il Ritratto di Letizia Ramolino.

Immagine di copertina: Allestimento della mostra Caravaggio Napoli, al Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli, 2019 © Francesco Squeglia
Secondary image: Caravaggio, San Giovanni Battista, Galleria Borghese Foto © Bridgeman Images

Dettagli evento

Luogo:
Museo di Capodimonte, via Miano 2, Napoli
Date:
12/04/19 - 14/07/19
Orario:
Aperta tutti i giorni, dalle 8.30 alle 19.30. (Pio Monte della Misericordia lunedì – sabato, dalle 9 alle 18 domenica, dalle 9 alle 14.30)
Costo:
intero 14 euro (solo mostra) ridotto 11 euro (solo mostra) intero 15 euro (mostra+museo) ridotto 14 euro (mostra+museo) Il biglietto della mostra dà diritto a un ingresso ridotto al Pio Monte della Misericordia. Il biglietto di accesso al Pio Monte della Misericordia dà diritto a un ingresso ridotto alla mostra
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