«Parto per un viaggio lasciando il mio pennello ad Azuma, per visitare i luoghi celebri della terra d’Occidente»

Con questi versi si apre la selezione di 230 opere che danno vita alla mostra dedicata al grande pittore e incisore giapponese. Le silografie policrome qui esposte raccontano con minuta precisione la produzione e le tappe della vita di quest’ artista poco noto al grande pubblico. Inaugurata a Scuderie del Quirinale il 1° marzo 2018, “Hiroshige. Visioni dal Giappone”, è curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, docente di Archeologia, Storia dell’Arte e Filosofie dell’Asia Orientale dell’Università degli Studi di Milano, e resterà aperta fino al 29 luglio.

Utagawa Hiroshige, Il mare di Satta nella provincia di Suruga 1858 Serie Trentasei vedute del Fuji-1858. Fonte: www.artribune.com

Utagawa Hiroshige nasce a Edo nel 1797, e sempre a Edo muore nel 1858. Allievo di Utagawa Toyohiro (1773-1828), da cui riprende il nome, Hiroshige apprende ben presto l’arte dell’ukiyoe, un genere di stampa artistica fiorito proprio all’inizio della dittatura militare del periodo Edo.

Le sue prime opere sono legate a temi molto tradizionali sia nei contenuti che nelle forme, come il Ritratto della cortigiana ricurva nella postura detta a “schiena di gatto”. Sarà con il viaggio intrapreso nel 1833 che si assiste alla piena maturazione di Hiroshige: è proprio in quell’anno che l’artista inizia il suo racconto scandito dalle oltre cinquanta stampe che compongono Le cinquantatre stazioni di posta Tokaido, tema centrale della retrospettiva.

Si tratta di un antico percorso che partendo dal cuore di Edo (Tokyo ai giorni nostri) giunge nella capitale imperiale Kyoto. Le silografie mostrano Immagini eteree: scorci di ponti, cedri piantati lungo la strada del Tokaido, destinati a proteggere con la loro ombra i viaggiatori e, primi fra tutti, gli shogun (i comandanti dell’esercito). Appena promossi a tale rango, gli shogun dovevano recarsi su questa strada a Kyoto, per ricevere l’investitura imperiale, che si svolge con il dono rituale di un cavallo da parte dello shogun al Tennô, l’imperatore.

Queste cartoline (kakemonoe) dal passato, sono oggetti destinati ad arricchire l’immaginario di massa. Sono fotografie di un’esistenza quotidiana scandita da antichi riti e gesti abituali che Hiroshige descrive con una schiettezza essenziale e scarna, ma sempre elegante.

A dominare queste scene ritroviamo la natura. Definito non a caso “maestro della pioggia e della neve”, i suoi paesaggi sono una rappresentazione verosimile di ciò che i suoi occhi vedevano. Tra montagne innevate, boschi fitti, turbinii di acqua e orizzonti dove la vista indugia e si riposa, emerge una riverenza verso la natura che sfuma in mille variazioni di luci e ombre, di giochi chiaro-scurali che solo lo sguardo contemplativo di quest’artista è riuscito a trasporre così magistralmente in opere bidimensionali.
Le silografie policrome, chiamate più propriamente ukiyoe (da Ukiyo, il mondo fluttuante), sono stampe su carta impressa con matrici di legno. Questa tecnica ha avuto larga diffusione a Edo fino alla seconda metà dell’Ottocento, periodo in cui grazie agli scambi commerciali con gli Stati Uniti finisce la politica isolazionista del Giappone (Sakoku).

Oltre a Hiroshige, i protagonisti dell’arte della ukiyoe sono Kitagawa Utamaro (1753-1806) e Katsushika Hokusai (1760-1849). Importante antagonista di Hiroshige, Hokusai diventa famoso grazie alla Grande onda presso la costa di Kanagawa (Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa) che lo stesso Hiroshige reinterpreta quasi come a volerlo sfidare nel suo Mare di Satta, nella provincia di Suruga, parte della serie Vedute di luoghi lontani.

Katsushika Hokusai, Grande onda presso la costa di Kanagawa. Fonte: Wikipedia

Le vedute però non sono l’unico tema che Hiroshige riprende da Hokusai: rappresentazioni di ombre cinesi, burle su eventi storici e personaggi famosi hanno un chiaro rimando ai disegni iconici e alle caricature dalle espressioni buffe del maestro della Grande onda e la mostra svela così il lato ironico di un artista che nelle sue parodie immagina una guerra tra l’esercito del sake (i guerrieri-bottiglia, le cui armature hanno come stemmi le etichette delle bottiglie) e l’esercito dei guerrieri mochi (le palline di riso pestato solitamente mangiate come dolcetti).

Archetipo del fumetto giapponese, i 15 volumi degli Hokusai Manga vengono presentati per la prima volta in Europa all’Esposizione IUniversale di Parigi nel 1867 insieme alle Cento vedute della capitale di Edo di Hiroshige. Questo vedono gli impressionisti: le migliaia di schizzi di Hokusai che si fondono con le immagini quasi fotografiche di Hiroshige. Affascinati dalle rappresentazioni evocative, gli artisti francesi come Edouard Manet, Claude Monet, Edgar Degas, Henri de Toulouse-Lautrec, Paul Signac e Paul Gauguin accolgono con entusiasmo i grandi maestri giapponesi.

Copia di Vincent Van Gogh, Acquazzone Improvviso Sul Ponte Ohashi Ad Atake. Fonte: Wikipedia

I temporali, le tiepide piogge primaverili, le vie affollate del centro, i kimono, i volti delicati delle donne ammalieranno soprattutto Vincent Van Gogh. Il pittore olandese studierà e ricopierà fedelmente i disegni di Hiroshige: Il ponte di Langlois o Acquazzone improvviso sul ponte Ohashi ad Atake.

Ed è proprio quest’ultimo che procederà come voce narrante lungo tutta la mostra attraverso degli estratti delle Lettere a Theo, lasciandoci immergere ancora di più nel fascino esotico del Giappone e della sua cultura.

Utagawa Hiroshige, Acquazzone Improvviso Sul Ponte Ohashi Ad Atake. Fonte: Wikipedia

«…Ma insomma,non è quasi una vera religione quella che ci insegnano questi giapponesi così semplici e che vivono in mezzo alla natura come se fossero essi stessi dei fiori? E non é possibile studiare l’arte giapponese, credo, senza diventare molto più gai e felici, e senza tornare alla nostra natura nonostante la nostra educazione e il nostro lavoro nel mondo della convenzione»

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