In questo periodo di feste, si sa, le abbondanti portate e i panettoni di ogni tipo abbondano sulle nostre tavole, portando quel velo di pigrizia che difficilmente ci fa spostare dal divano. Ma arriva il momento in cui si decide di alzarsi e una passeggiata alla scoperta della propria città è sicuramente sempre un’ottima idea per “alleggerire” spirito e corpo dopo cenoni e tombolate.

Per i romani, o per chi sarà di passaggio per la Capitale in questo periodo, Artwave consiglia un museo che ha ben poco di convenzionale e molte storie da raccontare.

Sulla sponda sinistra del Tevere, lungo via Ostiense, è situata la Centrale Montemartini , sorta agli inizi del ‘900 come primo polo pubblico di produzione di elettricità a Roma. Realizzata ad opera di Giovanni Montemartini come uno dei primi esempi di municipalizzazione di industrie energetiche, è rimasta in funzione per 50 anni circa (chiusa definitivamente nel 1963), fino a quando non è riuscita più ad essere passo con il progresso tecnologico.

operai a lavoro nella sala macchine, fonte: Centrale Martini

Operai a lavoro nella sala macchine, fonte: Centrale Martini

Dopo anni di completo abbandono nel 1997, l’idea rivoluzionaria di adibire i locali della fabbrica a spazi museali ha dato nuova vita alla Centrale, non solo per la sua funzione di “set” delle sculture che sono state accolte, ma anche per la possibilità (colta) di salvaguardare un altro tipo di archeologia, quella industriale.

Le opere sono disposte in tre grandi aree: al piano terra la Sala Colonne accoglie i resti della Roma Repubblicana( 529 a.C. – 27 a.C.), in particolare si possono trovare reperti legati alla sfera funeraria (dai sarcofagi alle lapidi e molto altro) e beni tipici delle famiglie aristocratiche, come gioielli od oggetti personali costituti da materiali molto pregiati. Mentre si passeggia tra le statue delle potenti famiglie dell’Urbe, lo sguardo non può non andare anche verso l’alto: infatti al soffitto sono ancora ben fissati i binari da cui pendono massicci uncini ai quali erano agganciati i carrelli.

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Sala Colonne. Fonte: Neura Magazine

 

Adiacente a questa è stata inaugurata il 4 novembre scorso la sala dedicata al treno di Papa Pio IX. Originariamente una sala caldaie, questo enorme open space è la nuova dimora delle preziose carrozze che trasportavano il Papa all’interno dello Stato della Chiesa. Si tratta del mezzo di trasporto su rotaie più antico d’Italia: 3 grandi vagoni fatti prettamente di ghisa e legno. Nel 1853 questo compiva il suo primo viaggio partendo da Roma (Porta Maggiore) fino al capolinea Cecchina (Albano). Un viaggio relativamente lungo, durante il quale a Sua Santità non è mancato di certo il confort! Poteva passare dalla carrozza dove erano posti i suoi alloggi privati (con tanto di bagno) a quella adibita a Cappella consacrata, sino alla terza che serviva da balconata dalla quale benedire i fedeli. Uno spettacolo inusuale per un museo altrettanto inusuale, che conferma nuovamente la bellezza dei voli pindarici da un’epoca ad un’altra.

Treno Papa Pio IX. Fonte: Consigli in viaggio

 
Una volta salite delle strette e cigolanti scale di ferro, due giganti, sempre di ferro, vi daranno il benvenuto nella Sala Macchine.
I due colossi sono in realtà dei motori diesel, prodotti dalla Ditta Franco Tosi ( sono ancora visibili le incisioni); delle vetrate permettono di vedere nella loro pancia: pistoni ed enormi chiavi inglesi sono perfettamente distinguibili, e subito parte nella testa l’immagine di questi due giganti nella loro danza  frenetica, mentre l’aria si scalda grazie al rombo di tutte le macchine e del fumo. Tutto ciò ha invece lasciato spazio al silenzio rotto solo dall’eco dei passi dei visitatori, i quali girano intorno alle macchine estasiati dal forte contrasto tra il bianco dei marmi e il nero freddo dei motori.
Sala macchine vista dall'alto, fonte: TripAdvisor

Sala macchine vista dall’alto. Fonte: TripAdvisor

 

Infine la Sala Caldaie dà il colpo di grazia allo spettatore, il quale si trova davanti ad una lunga ed alta camera, con la parete frontale totalmente rivestita di tubi color nero pece e rame. Si tratta delle componenti dell’unica delle tre caldaie inizialmente installate. Camminando lungo la sala dalle pareti color acqua marina ( che contrastano l’oppressione dello scuro metallo), ci si imbatte in numerose statue e  capitelli, ma se lo sguardo è abituato ad andare verso l’alto, qui bisogna abbassarlo.

Una parte abbondante del pavimento è rivestita di due mosaici pavimentali: il primo raffigura il mito del ratto di Proserpina per mano del dio Plutone ( installato solo temporaneamente), di età imperiale e ritrovato in una tomba a Roma; il secondo, più esteso e meglio conservato, ritrae una tradizionale scena di caccia.

vista dall'alto della sala caldaie, fonte: Italianways.com

Vista dall’alto della sala caldaie. Fonte: Italianways.com

Questo e molto altro vi aspetta alla Centrale Montemartini, un museo che spesso viene dimenticato dai cittadini romani,  ma che fa innamorare gente di tutto il mondo. Cosa aspettate ad andarci?

Qui sotto il link del sito ufficiale per maggiori info:

www.centralemontemartini.org

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