Una mostra in pieno stile Pirelli HangarBicocca, quella inaugurata nello spazio milanese lo scorso 15 ottobre. Grandi installazioni, infatti, riempiono l’ambiente delle Navate, dando vita ad una magnifica retrospettiva dell’artista cinese Chen Zhen. La mostra (visitabile fino al 21 febbraio 2021 e curata da Vicente Todolì) si intitola “Short-circuits” e costituisce un appuntamento davvero imperdibile per gli appassionati d’arte contemporanea.

Tradizione e contraddizione

Chen Zhen nasce a Shanghai nel 1955, in una Cina esponenzialmente diversa da quella che oggi, sessantacinque anni dopo, vediamo ai telegiornali. Zhen, infatti, cresce in un contesto di cambiamenti epocali per la Cina: dal paese arretrato e fortemente ancorato a tradizioni millenarie si trasforma gradualmente in una superpotenza economica in grado di alterare, nel giro di trent’anni, gli assetti politici mondiali. Questo processo relativamente rapido, in cui si inserisce anche la Rivoluzione culturale cinese degli anni ’60, non può che generare anche forti contraddizioni.

L’opera che maggiormente descrive questa situazione è Fu Dao/Fu Dao, Upside-down Buddha/Arrival at Good Fortune del 1997. Una complessa struttura a forma di tempio buddista è ricoperta da fitti rami di bambù. Questi due elementi, così rappresentativi della tradizione cinese, sono accostati a oggetti quotidiani come parti di automobile, una bicicletta, elettrodomestici, tutti sospesi al di sotto della struttura a capanna. Insieme a tali oggetti moderni, l’artista ha inserito diverse statuette rovesciate del Buddha. In quest’opera il tema della contraddizione (intesa come avversione alla tradizione) è chiaro. In un contesto, quello del Buddismo, in cui il distacco dai beni materiali costituisce l’aspirazione di purezza più elevata, gli uomini (e, secondo Zhen, la Cina in particolare) rincorrono vane certezze tangibili, che si rivelano essere le incertezze più assolute. Un cortocircuito, dunque, senza vie d’uscita.

Chen Zhen - Fu Dao

Chen Zhen, “Fu Dao / Fu Dao, Upside-down Buddha / Arrival at Good Fortune”, 1997, Veduta dell’installazione, Courtesy GALLERIA CONTINUA, © ADAGP, Foto: Chen Zhen

Transesperienze e punti di vista

Nel 1986 Zhen si trasferisce a Parigi. Rimane subito colpito dalla diversità fra la cultura occidentale e quella orientale, tanto che questo tema sarà uno dei più ricorrenti nelle opere dell’artista cinese. L’immersione in un’ambiente socio-culturale molto diverso da quello di origine genera quel fenomeno che Chen Zhen denomina “transesperienza”. Si tratta, per l’artista, di un “concetto esperienziale impuro, una modalità di pensiero e un metodo di creazione artistica in grado di collegare quel che precede a quel che segue”.

In opere come Jue Chang, Dancing Body – Drumming Mind (The Last Song), questo concetto è materialmente visibile. L’opera è costituita da elementi quotidiani d’arredo (sedie , sgabelli, letti) provenienti da differenti parti del mondo. La loro diversità si trasforma in convivenza anche grazie al rivestimento in pelli di vacca, che le accomuna e che dona all’opera un carattere performativo: l’installazione, infatti, può essere attivata da alcuni danzatori, attraverso lo sfioramento e la percussione delle pelli. L’opera, dunque, può essere anche ascoltata. Per osservare la performance in azione è necessario visitare la mostra il 5 novembre 2020 e il 14 gennaio 2021 dalle ore 19 alle 21.

In Daily Incantationsinvece, il concetto di “transesperienza” appare in una versione inversa. Dopo un lungo periodo di permanenza in Occidente, Chen Zhen decide, nel 1996, che era arrivato il momento di tornare a Shanghai. Questa volta, l’artista percepisce la dissonanza al contrario: invece che meravigliarsi e rimanere disorientato all’arrivo in un paese straniero, ciò gli accade ritornando a casa. La vista e il rumore di alcune donne intente a sciacquare dei vasi da notte risvegliano nell’artista ricordi d’infanzia, quando le sue mattine erano scandite dalle ripetitive consuetudini del lavaggio degli orinali e dalla lettura del Libretto Rosso di Mao una volta arrivato a scuola. Ogni giorno Chen Zhen esperiva reiteratamente la dualità della tradizione e dell’ideologia di regime, quasi dimenticata durante il suo soggiorno in Occidente e riaffiorata una volta tornato a casa.

Chen Zhen - Daily Incantations

Chen Zhen
“Daily Incantations”, 1996
Veduta dell’installazione, 
Courtesy GALLERIA CONTINUA
© ADAGP, Parigi
Foto: Tom Powell

L’uomo e l’oggetto

Un altro, grande tema delle opere di Chen Zhen è quello del consumismo. L’artista critica la società moderna di spingere le persone a consumare sempre più beni, in una maniera tanto smodata quanto lo è la cupidigia di guadagno che accompagna questa filosofia di vita.

Fabrizio De André cantava “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Eppure i fiori che crescono dal letame, nell’opera Le Produit naturel / Le Produit artificiel del 1991, sono rose di plastica. Fiori tanto belli quanto finti, queste rose rappresentano la superficialità e l’aridità di una società che ha perso la propria naturalezza, conservata nella complessa banalità delle sue radici. L’opera presenta anche uno specchio, permettendo al visitatore di riflettere sul proprio ruolo in questa società.

Chen Zhen - produit

Chen Zhen
“Le Produit naturel / Le Produit artificiel”, 1991
Courtesy GALLERIA CONTINUA
© ADAGP, Parigi
Foto: Ela Bialkowska

L’opera Perseverance of a Regeneration indaga anche un altro aspetto del consumismo: i danni verso il pianeta. Continuare a produrre per soddisfare lo sfrenato bisogno di consumo comporta uno sfruttamento immane delle risorse della Terra. E non ce lo possiamo più permettere. L’opera è composta dal rottame di un’automobile invasa da tanti piccoli modellini di se stessa. Come queste macchinine sono la causa del decadimento dell’automobile, noi distruggiamo il nostro ecosistema, come fossimo dei virus per cui non esiste un vaccino. Chen Zhen crea dunque un triplice parallelismo: macchina, uomo, pianeta.

L’oggetto infatti, così come l’uomo che lo fabbrica, è legato ad un destino di nascita, sviluppo, decadimento e distruzione. Chen Zhen, così, tratta l’esistenza umana senza raffigurare l’uomo, ma richiamandone la presenza, l’esperienza e la colpa attraverso gli artefatti che egli crea.

Chen Zhen - macchina

Chen Zhen
Perseverance of Regeneration, 1999
Courtesy GALLERIA CONTINUA
Foto: Ela Bialkowska

Malattia e purificazione

Nel 1980, Chen Zhen scopre di essere affetto da una forma di anemia emolitica, una malattia autoimmune. Questa scoperta, e il mestiere dei genitori (entrambi medici)  lo spinge a indirizzare la sua arte verso gli approcci curativi orientali e occidentali. La malattia e la medicina diventano così centrali nel suo lavoro: un esempio è la magnifica opera Crystal Landscape of Inner Body (Serpent)Su un lettino diagnostico sono disposte delle riproduzioni in cristallo degli organi umani. In una sorta di natura morta interiore, l’artista mette in correlazione l’interno e l’esterno attraverso la luce e la trasparenza del vetro. Inoltre la fragilità del materiale riconduce alla delicatezza e alla debolezza del corpo, tema decisamente autoreferenziale.

La malattia, però, può non colpire solamente l’organismo, ma anche lo spirito. Ed è per questo che in alcune sue opere è centrale il concetto di purificazione. Nell’opera Purification Room l’argilla assume il compito della catarsi: essa, infatti, ricopre l’intera riproduzione di una stanza, compresi pavimento e pareti. La purificazione e l’ordine dell’ambiente sono dunque il primo passo per raggiungere la pace interiore. L’argilla monocroma, che a primo impatto sembra azzerare ogni vitalità della stanza, in realtà elimina le impurità e preserva l’energia del luogo.

Chen Zhen - Purification Room

Chen Zhen
“Purification Room”, 2000 (dettaglio)
Courtesy GALLERIA CONTINUA
Foto: Sebastiano Pellion di Persano

Cortocircuiti e creazione artistica

La sua ricerca artistica non riuscì, però, a curare la sua malattia, che nel 2000 lo condusse alla morte. Chen Zhen ci lascia una grande quantità di opere complesse e intrecciate fra di loro. Ciascuna di esse non è mai monotematica, bensì affronta i più disparati temi: dalla politica internazionale all’esistenza umana, dalla critica sociale al multiculturalismo. Le opere che abbiamo citato in questo articolo sono solo alcune di quelle presentate in mostra. Arte e vita si confondono nelle installazioni di Chen Zhen: tra contrasti e dislivelli socio-culturali, le opere si propongono come cortocircuiti, veri momenti (secondo l’artista) di esperienza creativa.

Dettagli evento

Luogo:
Pirelli HangarBicocca, Via Chiese, 2, 20126 Milano MI
Date:
15/10/2020 - 21/02/2021
Orario:
Lun-mer: chiuso
Gio-dom: 10.30–19.30
Costo:
Ingresso gratis
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