Ricordi, affetti familiari e fotografia: questi i temi ricorrenti nella poetica di Silvia Bigi, fotografa originaria di Ravenna. Questa volta, ad essere concretizzata nella mostra “Cicatrici” è la memoria inconscia della fotografa che, attraverso il medium fotografico, la lega alla figura paterna e ad un tragico incidente avvenuto quando lei avevo solo pochi mesi.

La mostra è organizzata lungo una stanza stretta e lunga, che ci spinge a seguire un percorso emotivo segnato da fotografie, oggetti e parole. Il progetto dopo essere stato esposto alla mostra Ropes/Corde curato da Daniela De Luigi per Fotografia Europea è tuttora in mostra a Milano nello spazio The Warehouse. La storia che la fotografa ravennese ci racconta è quella di un incidente aereo. Era il 10 agosto 1985 quando l’aereo sul quale il padre si trovava per scattare fotografie precipitò in un bosco. Questo evento segna la bambina, nonostante ella non ne abbia memoria. “Il passeggero cammina a piedi nudi per ore, trovando la via del ritorno. Tutti ricordano il momento in cui riapparve. Solo la figlia appena nata non ne ha memoria, ed è potuta risalire ai fatti solamente grazie alle storie della sua famiglia. Quella bambina, ero io.” scrive Silvia Bigi, decidendo quindi di ricostruire gli eventi attraverso la fotografia e di intraprendere un viaggio tra ricordi, realtà ed emozioni.

Comincia così a ripercorrere tramite Google Earth i monti dove avvenne l’incidente, cercando di ritrovarsi sulle orme del padre. Nonostante l’ineffabile irrealtà del satellite, carica di glitch e rendering imperfetti, gli alberi e i sentieri che si trova a sorvolare si caricano di significato. La sovrapposizione del passato infelice e del presente tecnologico le permette di creare una documentazione fatta di icone.  Le immagini del satellite vengono quindi trasportate su negativo e stampate come fotografie originali, dando così luogo alla prima sezione della mostra. Più avanti un lightbox con stampe di immagini satellitari su pellicola trasparente. La sua forma ricorda una valigia, piena di ricordi sovrapposti, confusi, che danno vita immagini inedite. In fondo alla sala, la fotografa apre invece un discorso meta-fotografico, che chiaramente comunica l’importanza che l’artista dà al medium fotografico, inteso come segno; un segno del quale il significato ondeggia tra passato e presente, tra ricordo e racconto. Quindi delle parole stampate, parlando di una macchina fotografica e, davanti ad esse, tre bicchieri che citano gli acidi necessari alla stampa e allo sviluppo in camera oscura. Sembra che non si parli più dell’incidente, se non per l’ultimo foglio, dove il corpo macchina, la “gabbietta di ferro“, sembra diventare la vittima ultima e, al contempo, il punto focale dell’intero progetto.

Dettagli evento

Luogo:
The Warehouse, via Settala 41, Milano
Date:
04/06/2019 - 18/06/2019
Orario:
Da lunedì a venerdì 10-13 / 15-19
Sabato 15-19 (su appuntamento)
Domenica chiuso
Costo:
Ingresso gratuito
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