Quest’anno sembra che il fil rouge delle più grandi mostre milanesi dedicate ad artisti del passato sia proprio l’affezione al primitivo. Già si era presentato questo tema con l’esposizione “Picasso Metamorfosi” a Palazzo Reale e in questi mesi anche il Mudec ha lanciato il tema primitivismo e della ricerca delle origini con un altro artista d’avanguardia: Paul Klee.

Klee, Das Auge

Le sale della mostra espongono opere che appartengono a diversi linguaggi artistici che sono unite dalla filosofia del pittore astrattista di inizio Novecento. Klee raggiunge infatti la notorietà con una serie di caricature ad acquaforte che vengono pubblicate su giornali tedeschi di grande rilievo culturale quali Der Sturm e Simpliccissimus. Klee incomincia quindi il suo viaggio artistico affascinato dai miti del passato appartenenti alla nazione tedesca, patria per la quale proverà sempre un amore viscerale. Si appassiona alla letteratura di Hoffmann e alla filosofia romantica, a cui la Germania fa da madre. Tuttavia, durante il suo percorso personale e artistico Klee riuscirà sempre ad affrontare temi esistenziali con una vena d’ironia, insolita nel panorama degli artisti tedeschi della prima parte del ventesimo secolo. Klee non perderà questa sua caratteristica nemmeno quando  la cattedra al Bauhaus gli verrà strappata dal regime nazista per essere arrestato e, per fortuna, liberato poco dopo. Dovrà guardare dalla Svizzera, con un cuore rotto dalla nostalgia e dall’amarezza nel vedere la sua patria venire sventrata e sconsacrata da un uomo senza scrupoli che definirà la sua arte Entartete Kunst, “arte degenerata”. Nonostante il dramma delle guerre che vedono sempre la Germania uscire sconfitta, la sua vita verrà accompagnata dal grande amore per sua moglie e per l’immenso affetto per suo figlio Felix, che crescerà con lui in un ambiente pieno di colori e della musica della madre pianista.

Klee, Vergine sognante (1903)

Klee viaggia molto per studiare le arti extraeuropee. Si reca in Tunisia dopo aver partecipato alla seconda esposizione del Blaue Reiter, fortemente voluta da Kandinsky. Nel paese africano viene affascinato dai colori bruni della terra e dai profili di quello che noi oggi definiremmo skyline. Li riporta sulle sue tele con un linguaggio che si avvicina a quello astratto, ma che sarebbe riduttivo chiudere in un’etichetta.

Lui stesso si definirà sempre un artista autonomo, isolato dalle cerchie di artisti, ma che non potrebbe vivere senza stimoli artistici. Inizia a collezionare maschere dei paesi dell’emisfero australe che l’occidentalizzazione del neocolonialismo non era ancora riuscita a toccare. Secondo l’artista tedesco, infatti, il pittore è il medium tra l’uomo e il “grembo della natura” e deve essere interessato più alle forze che generano ispirazione piuttosto che agli effetti della sua arte. L’artista viene paragonato da Klee a un albero: “Dalle radici affluisce all’artista la linfa, che attraversa lui e i suoi occhi“, e ancora, “Egli non rivendica la bellezza del fogliame perché essa è soltanto passata attraverso di lui.” Egli è dunque convinto che l’artista riesca a vedere oltre l’apparenza del mondo e ricerca per se stesso quella forza creatrice che si pone alla genesi di ogni oggetto e sentimento. Secondo  l’artista, infatti, ogni quadro ha il dovere di “renderci felici” quindi di rendere l’uomo libero. Klee, così come Cézanne, cerca quindi l’anima del mondo e per farlo spazia tra un’infinità di tecniche differenti. Fa parte della sua filosofia recuperare uno sguardo privo di catene e di sovrastrutture accademiche. In questo senso si colloca il suo astrattismo geometrico, un sistema di segni che riporti su tela l’essenza della natura a cui l’artista deve tutto. Ciò che sente e vede diventa quindi una tessitura cromatica che racconta più le emozioni che la realtà in sé.

Klee, Paesaggio Urbano

Klee impara da suo figlio Felix, da cui ricava uno sguardo innocente e assetato di verità. I bambini chiedono ai genitori il perché di qualsiasi cosa vedano e sono pieni di una curiosità che traspare dagli occhi luccicanti. Si tratta di una semplicità che incontra l’empatia e la simpatia del visitatore, come nel caso del Ritratto di una donna complicata, opera probabilmente dedicata alla moglie. Le sue opere e i relativi titoli sono gli scherni dolci e affettuosi di un uomo innamorato della vita. “Alle origini dell’arte”, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, porta lo spettatore in una dimensione di viscerale rapporto con il diverso e con una domanda sulla creazione del mondo. Klee era un uomo affascinato da tutto ciò che lo provocava rispetto alla cultura con cui era cresciuto personalmente e questa urgenza traspare da ogni opera portata in mostra. Forse anche noi oggi dovremmo imparare a osservare il mondo con gli occhi curiosi e giocosi di un bambino perché Paul Klee ci ha dimostrato che è possibile.

Dettagli evento

Luogo:
MUDEC-Museo delle Culture, Milano
Date:
31/10/2018 - 03/03/2019
Orario:
Lunedì: 14.30 – 19.30
Martedì - mercoledì - venerdì - domenica: 9.30 – 19.30
Giovedì - sabato: 9.30 – 22.30
Costo:
Ingresso intero: 14€ Ingresso ridotto: 12€ Ingresso martedì universitari: 8€ Bambini fino ai 5 anni: 4€ Bambini fino ai 13 anni: 8€
Sito web:
mudec.it
© riproduzione riservata