ContamiNation è un progetto culturale e di formazione ideato dal celebre studio Cappelli Identity Design e dedicato alla promozione del design, della comunicazione, del marketing e delle arti grafiche. 

L’intento è quello di far incontrare creativi internazionali e sostenere giovani studenti. A tal fine, si stanno succedendo una serie di cinque talk, da febbraio a giugno 2020, con artisti e creativi che condivideranno le loro esperienze umane e professionali. La sede dello studio si trasformerà invece in una residenza d’artista. 

Questo l’obiettivo di ContamiNation: “contaminare e farsi contaminare attraverso memorie e percezioni visive”, spiega Emanuele Cappelli CEO di Cappelli Identity Design. 

Il protagonista del quarto appuntamento di “ContamiNation: design and marketing addiction” di giovedì 28 maggio, ore 15.00, è Luca Pappalardo. Data scientist e ricercatore all’Istituto di Scienze e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha risposto alle nostre domande sui Big Data e sul loro utilizzo legato all’Intelligenza Artificiale. Ricordiamo che tutti gli incontri saranno trasmessi sulla pagina Facebook e sul sito di Cappelli Identity Design.

Luca Pappalardo durante il Barça Sports Analytics Summit 2019 (courtesy of Cappelli Identity Design)

Come sta lavorando in questo periodo? Ciò che è successo, ha cambiato il modo di farlo?

È cambiato e non è cambiato, allo stesso tempo. Sto lavorando da casa perché il CNR ce lo ha subito permesso e credo continuerò fino a settembre. La natura del mio lavoro da ricercatore mi permette di fare la gran parte delle cose da casa, ma viene meno, ed è una grande perdita, la possibilità di avere interazione diretta con i colleghi del laboratorio. Ora, o devi farlo da solo, o devi fare una call, e tutto si rallenta. La sensazione è quella di aver lavorato il doppio, ma aver raggiunto la metà. Si perde un po’ nell’efficienza.

Perché la ricerca si fa in gruppo. Ci viene in mente una recente intervista dell’Internazionale – n. 1358 – in cui un’astrofisica conferma quanto hai detto: “[manca] la dimensione dell’incontro, i momenti in cui ci si confronta, ci si incoraggia, la scienza non si fa più da soli, si fa in gruppo”.

È questo il punto. Si percepisce il lavoro del ricercatore come un lavoro solitario, in realtà è completamente l’opposto. La scienza è basata sulla comunicazione con gli altri e nessun ricercatore oggi pubblica da solo.

A proposito di incontro e contaminazione di idee, parliamo del quarto appuntamento di ContamiNation. Ci incuriosisce come avvenga questo viaggio all’interno dei Big Data. Come si inseriscono nel format di ContamiNation, dove le culture di design e marketing si incontrano? 

I Big Data sono nella vita di tutti i giorni. Oggi si parla soprattutto di Intelligenza Artificiale, ma altro non è che algoritmi applicati su una base di dati. Ciò consente di ottenere una conoscenza, fare previsioni o assegnare probabilità a scenari. Pensiamo per esempio al geomarketing, al disegno di un logo o alla pubblicità: i Big Data offrono la possibilità di osservare in profondità un fenomeno e restituire informazioni, che altrimenti non si avrebbero. 

Poi, certi colleghi possono essere paragonati a dei designer. Si occupano di analizzare grandi masse di dati per realizzare delle infografiche estremamente sintetiche, che raccontino una storia in una o due immagini. Questo perciò interessa il design, a cui non bastano più le skill umanistiche di sensibilità e gusto, ma che richiede anche capacità tecniche di analisi di dati con strumenti adeguati. I Big Data sono perciò sempre più centrali in questi processi creativi della pubblicità o comunicazione in generale.

 I Big Data sono quindi fondamentali nella profilazione degli utenti?

Facciamo un parallelismo con il padre della scienza moderna: Galileo. Per capire un fenomeno fisico, la prima cosa che faceva era raccogliere dati. Solamente dopo, osservava l’evento attraverso i valori ottenuti e ricavava delle leggi di comportamento. Quindi, dobbiamo immaginare che oggi, sotto al microscopio, ci siamo noi. Anche quando scegliamo una serie su Netflix, quell’azione genera infatti dei dati che sono un riflesso e una descrizione del nostro comportamento. Le aziende che detengono queste informazioni prodotte da noi, sono così in grado di ricavare leggi sul comportamento umano: questo il data mining

Emergono però due aspetti negativi della profilazione: una possibile violazione della privacy e la perdita della centralità dell’azione umana.

Gli algoritmi permettono di fare previsioni, ma i dati che utilizziamo non possono essere riportati all’individuo. Inoltre, gli algoritmi hanno un margine di errore, ovvero la previsione può essere sbagliata: il margine di imprevedibilità c’è sempre. La scienza fornisce quindi degli scenari di probabilità, non delle certezze.

Luca Pappalardo durante il Barça Sports Analytics Summit 2019 (courtesy of Cappelli Identity Design)

 

È questo ciò che affronterai nell’incontro di giovedì prossimo?

Parlerò anche di mobilità umana, nel senso di capire gli spostamenti delle persone. Dopo aver iniziato il dottorato all’Università di Pisa, ho avuto la fortuna di accedere ad un grande data set di dati proveniente dalle scatole nere delle auto in Toscana, mentre negli Stati Uniti, ho avuto accesso a dati provenienti da celle telefoniche. Questo ci ha permesso di tracciare gli spostamenti e, attraverso una serie di analisi, di scoprire che la mobilità non è casuale, ma segue delle leggi precise. Esiste una sorta di prevedibilità teorica che si può mappare in algoritmi di previsione. 

Ultimamente, invece, con il gruppo di ricerca stiamo cercando di capire ciò che avviene in una fase come questa, non normale. Abbiamo rilasciato un report secondo il quale il volume della mobilità è sensibilmente diminuito, come si può immaginare, e pure la diversificazione dei flussi. Ovvero, data una città, la distribuzione in entrata e uscita da altri centri urbani, si è ridotta, e nei weekend, la differenza è ancora più forte. In futuro, sarebbe bene andare a combinare questi dati sulla mobilità con quelli epidemiologici. 

Considerando le tue esperienze all’estero e l’attenzione di ContamiNation a premiare ragazzi stranieri, qual è la tua opinione a tal proposito?

Credo che sia fondamentale confrontarsi con modi di pensare diversi, perché fa capire i pregi e difetti del posto da cui si proviene. E ciò che ricordo con più piacere, è l’essere stato l’ultima ruota del carro negli Stati Uniti. Sembra paradossale, ma è bello essere quello che ha più da imparare.

Stimola.

Sì, e la stessa cosa è accaduta a Budapest. Questo ti fa crescere e dimostrare quello che vali. Poi, ho avuto l’occasione di rientrare in Italia. Viaggiare è importante, ma è bello riportare quelle cose imparate in una comunità che senti tua, se ne hai la possibilità.

Per un senso di appartenenza.

Sono importanti anche le radici. Quando ho trovato un buon compromesso tra viaggiare ed esplorare, e avere delle radici culturali, l’ho fatto. E sono tornato.

Cosa consiglieresti ai giovani che seguiranno il tuo intervento?

Viaggiare non per scappare, ma con la mentalità di esplorare: poi le cose succedono da sole. Consiglio di aprire la mente e, se si vuole fare questo mestiere, iniziare da una laurea tecnico-scientifica, arricchendosi però con l’umanesimo. Oggi come non mai, è importante riequilibrare la mente con la parte scientifica e umanistica. Lo scienziato dei dati ha infatti bisogno di skill umanistiche, come saper comunicare o raccontare una storia che emerge dai dati. In una frase: viaggiare e coniugare umanesimo e scienza.

 

Il nuovo tema trattato da ContamiNation ci ha ricordato le parole di Jack Ma, che al World Economic Forum nel 2018, richiamava alla necessità di cambiare il modo in cui educhiamo le nuove generazioni, proponendo attività creative e di squadra per far risaltare valori umani. Tali qualità sono fondamentali per differenziarsi dalle macchine.

L’uomo deve essere in grado di prendere decisioni informate, e non solo basandosi sui dati, ma anche con un pensiero robusto dato dalle conoscenze umanistiche.

Immagine di copertina: courtesy of Cappelli Identity Design

Dettagli evento

Luogo:
Cappelli Identity Design, Via Emanuele Filiberto, 271, 00185 Roma RM
Date:
28/05/2020
Orario:
15.00
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