È un approccio esistenzialista che porta a pensare che potremmo vivere in tempi interessanti. Ed è questa ambigua e positivista affermazione il titolo scelto per la 58esima esposizione internazionale d’arte di Venezia, che dall’11 maggio al 24 novembre 2019 accoglierà le complessità e le evoluzioni simultanee dell’arte contemporanea, in cui molti paesi del mondo sono in raffronto, con l’obiettivo di spingersi all’innovazione ed ad un nuovo modo di guardare alle cose.

Giardini Biennale 2019. Ph. Pedro Silvani

Sono state tre le giornate di pre-apertura, dall’8 al 10 maggio, che hanno permesso a centinaia di professionisti del settore di conoscere le opere scelte, le tematiche e i numerosi eventi collaterali in atto. La chiave di lettura dell’esposizione, curata quest’anno complessivamente dallo statunitense Ralph Rugoff, è da ricercare in un approccio spesso sociologico nei riguardi di mutazioni, e problemi anche molto specifici, inerenti la situazione sociale di molti gruppi etnici e culture. Con gli stessi obiettivi di Manifesta, la biennale 2019 vede le più variegate dinamiche sociocultirali trovare espressione e voce nell’arte; ma a differenza di Manifesta centrata sul tema dell’immigrazione, qui in biennale esso si connette con la nozione di bello in cui risiedono interrogativi: emblematica l’opera dell’artista giapponese Mari Katayama per connettere e comprendere la sua deformazione fisica che diviene substato e terreno fertile per la sua pratica artistica basata su progetti fotografici vitali e di grande esempio.
Questo titolo così lineare che sfiora al tempo stesso la banalità si esprime attraverso oltre 79 artisti scelti provenienti da oltre 80 paesi.
Notevole il contenuto di video arte fruibile in mostra con le opere video dell’inglese Ed Atkins, con le ipnotiche visioni attinte da enormi serbatoi scientifici di dati del giapponese Ryoji Ikeda o con le narrazioni animate dell’assurdo virtuale , opera del canadese Jhon Rafman dal titolo Dream Journal.

Proiezione video di Ryoji Ikeda, 2019 basata sull’ elaborazione di infiniti dati scientifici.. Ph. Pedro Silvani

Interessante la fluida video installazione basata sull’utilizzo di intelligenza artificiale del tedesco Hito Steyerl dal titolo This is the future. Drammatica poi l’opera 48 war movies di Christian Marclay che attraverso un’installazione monocanale genera una cacofonica sovrapposizione di audio-riprese di guerra in estenuante loop.

Opera video monocanale di Christian Marclay 48 war movies, 2019. Ph. Pedro Silvani

Da non perdere la dissolutoria opera video Ocean II ocean, del francese Cyprien Gaillard in dialogo con uno degli spazi industriali dell’antico cantiere, di fronte alle monumentali mani di Lorenzo Quinn dal titolo Building bridges; mastodontica quanto quelle mani è l’opera il volo – monumentale scultura del polacco Roman Stańczak, continuazione della sua pratica di rovesciameto e decostruzione su un grande aereo militare, in favore della negazione dell’ordine conosciuto.

Il volo, monumentale scultura di Roman Stańczak. Ph. Pedro Silvani

Emerge poi l’opera dell’indiana Shilpa Gupta con l’installazione sonora dal titolo For, in tour tongue, I cannot fit in cui affronta il dramma della violenza della censura in India ed altrove. La nota dolente è però rappresentata dall’allestimento e dalla fruizione dell’opera Barca Nostra, cioè il peschereccio libico ripescato con grande sforzo dagli abissi, in cui perirono oltre 700 persone nel 2015,  progetto simbolo dell’enorme tragedia umana dei flussi migratori nel mediterraneo: l’opera risulta non sufficientemente comunicata, poichè posizionata in fretta e furia di fronte ad uno degli affollati punti di ristoro dell’Arsenale.

Barca Nostra progetto di Christoph Büchel. Ph. Pedro Silvani

Impattante il contenuto robotico delle  minacciose opere del duo cinese Sun Yuan e Peng Yu, che con l’opera Can’t help myself e Dear hanno mostrato gli isterismi di spettacolari macchinari progettati per sfidare se stessi.

Can’t help myself, 2016, Robot industriale programmato che riflette sul contenimento della tecnologia. Ph. Pedro Silvani

Una letterale Chimera l’opera del cipriota Haris Epaminonda che mette in mostra un viaggio audiovisivo sperimentale ed eleganti installazioni in cui ogni pezzo composto ha ragione di essere.
Interessante il concetto del recupero nell’opera ironica di Zhanna Kadyrova in cui vestiti e frutti divengono ironiche ceramiche o nell’opera tassidermica e pacata del messicano Gabriel Rico.

Opera di Gabriel Rico Fauna II, 2018 in cui si riflette su un odierna relazione tra uomo e natura. Ph. Pedro Silvani

È un immagine malinconica quella che arriva invece dal padiglione Italia, un labirinto che lascia spazio e percorsi in cui inoltrarsi mettendo in connessione le opere graffianti della Fumai, la plasticità primitiva di Enrico David e le installazioni concettuali di Liliana Moro.

I percorsi simbolici di Chiara Fumai nel labirinto del padiglione Italia, 2016. Ph. Pedro Silvani

Effimera, ipnotica e non sulla terra ferma è l’opera in mostra dell’argentino Tomás Saraceno che, fortemente voluta dal curatore, è esposta diffusamente in un padiglione tutto suo presso i giardini e tra le officine porticate della darsena, ad un pelo dalle sue acque.
Una narrazione nel complesso forte e ben calibrata, poliglotta, policentrica e che rimane fortemente attenta ad un approccio connettivo ed inclusivo.

Dettagli evento

Luogo:
Biennale Arte 2019 May You Live In Interesting Times
Date:
11/05/2019 - 24/11/2019
Orario:
Chiuso lunedì (escluso 13 maggio, 2 settembre, 18 novembre)
Giardini: orario 10 - 18 Arsenale: orario 10 - 18 Arsenale: venerdì e sabato, fino al 5 ottobre, chiusura ore 20
Costo:
Intero: € 25; ridotto: € 22; ridotto studenti e/o under 26: € 16
© riproduzione riservata