La mostra che si terrà a Milano su Picasso apre la stagione autunnale di Palazzo Reale e conclude il progetto biennale “Picasso Méditerranée” realizzato in collaborazione con 70 istituzioni di Picasso sparse per tutta Europa. L’esposizione indaga il riferimento concettuale di Picasso all’arte antica, cosa che al grande pubblico rimane pressoché sconosciuta. Il pittore spagnolo è infatti mondialmente noto per aver sovvertito qualsiasi canone classico rompendo con la tradizione. L’obiettivo della mostra è dunque quello di sottolineare come un artista si rapporti alla mitologia vivendo in un’epoca successiva a quella positivista, quando la fiducia nella tecnica e nella scienza aveva eliminato il chimerico. Lo stesso tipo di analisi era stata realizzata per artisti come Dürer e Ingres con il proposito di esplorare il rapporto dei due artisti con la mitologia. Le loro opere rimangono tuttavia ancora legate ad un’estetica classica, cosa che non avviene in alcun modo con Picasso.

Pablo Picasso, L’abbraccio, Paris, Musée Picasso

Si tratta quindi di un progetto innovativo e originale che ha un forte legame con Palazzo Reale, luogo in cui nel 1953 venne esposto il capolavoro di Picasso “Guernica”.

Grazie a generosi prestiti di grandi istituti come il Louvre di Parigi, la mostra offre un approfondimento sul desiderio di conoscenza di Picasso. I prestiti di arte antica sono infatti straordinari quanto la loro reinterpretazione da parte del pittore. Sicuramente il rapporto del pittore con l’arte antica rimane imprescindibile dato che lui stesso dichiara: “A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino.” Molti tendono a concepire Picasso come un semi-artista, considerando i suoi quadri semplici riproduzioni infantili della realtà.

Questa esposizione ha il compito di sfatare questo mito e di dimostrare come le sue opere siano elaborate a partire da una profonda assimilazione e da uno studio critico dell’arte precedente. Come dichiarato dallo stesso Picasso. “Il pittore prende le cose. Le distrugge e al tempo stesso dà loro vita nuova”. L’artista spagnolo infatti riflette sulle sue origini mediterranee e le comprende pur rinnovandole nel loro linguaggio espressivo. La mostra contiene quindi un’enorme quantità di studi che il pittore realizza a partire proprio dalle opere che l’hanno preceduto. Particolare in questo senso sono le illustrazioni delle Metamorfosi di Ovidio commissionategli nel 1931 da Albert Skira. Tuttavia, il suo legame con il mondo antico emerge grazie al sapiente accostamento della sua opera “Nudo disteso” alla statua “Arianna Addormentata” del III secolo d.C: se prima il quadro risultava di difficile comprensione, confrontarlo con una statua con il medesimo tema rende la lettura fruibile a tutti gli sguardi. Il riferimento è, se non ovvio, altamente probabile. Grazie al percorso ideato dall’architetto Pierluigi Cerri la profondità di opere apparentemente tutt’altro che mature assume un grande valore che si colloca in linea con la storia dell’arte. Mostrare come un uomo reinventi il suo linguaggio espressivo pur sconvolto dagli orrori della tecnica che aveva causato due guerre mondiali e messo in crisi nella sua produzione artistica dal realismo della fotografia è un’intuizione unica.

Pablo Picasso, Piatto spagnolo decorato con occhio e tori, Paris, Musée national Picasso

Inoltre, un altro aspetto fondamentale toccato dalla mostra è il rapporto del pittore con il mondo femminile. Dopo lo shock per la realizzazione estetica delle sue opere, la vita sentimentale di Picasso è ciò che lo rende famoso al pubblico. “Picasso Metamorfosi” studia il fascino e il tormento dell’artista davanti alla sensualità della donna, definita da lui come “una macchina per soffrire”. Sembra paradossale questa affermazione pronunciata da un uomo noto proprio per essere un donnaiolo, un uomo che viveva l’amore con libertinaggio e senza temere di causare sofferenza. Eppure, il percorso dell’esposizione mette in evidenza il dolore amoroso lancinante del pittore che, come capita a molti artisti, costituisce l’origine della sua arte.

Pablo Picasso, Nudo disteso, Bruxelles, Palais des Beaux-Arts

Grazie a MondoMostreSkira il visitatore entra in una dimensione erotica tutt’altro che lussuriosa, operazione complicata per i pregiudizi che l’opinione pubblica nutre sul pittore. Lui stesso si definiva come il “Minotauro del mito di Arianna“, quasi un’ossessione per lui. Come scritto da Picard, curatore della mostra: “Il Minotauro si impadronisce della sua spada ed è impacciato da un pesante sacco, forse colmo delle sue vittime, che porta sulla spalla. È frenato nel suo cammino letale.” Picasso è cosciente di essere al tempo stesso “salvatore e carnefice” della donna, vivendo quindi un rapporto angosciante con l’universo femminile. L’artista sublima infatti la donna, la rende divina nelle sue pose dormienti e intorpidite che lo attraggono nonostante il tormento che possono causare. L’esposizione offre una panoramica su come cambi la tecnica dell’artista proprio in base al sentimento per le donne con cui si rapporta. Picard è riuscito ad evidenziare egregiamente, attraverso questo particolare aspetto della vita di Picasso, come il pittore spagnolo rimetta in discussione la sua maestria in un processo di costruzione e distruzione perpetuo.

“Picasso Metamorfosi” è l’occasione per ognuno di rapportarsi al grande autore con occhi nuovi e critici per poter comprendere meglio il travaglio di un uomo estremamente innamorato dell’arte e deciso a farla diventare il proprio mezzo espressivo.

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