La Fondazione Musei Civici di Venezia inaugura la stagione ospitando a Palazzo Ducale una mostra, curata da Ben Van Beneden,  direttore del Rubenshuis (la casa originale di Rubens che oggi ospita un museo a lui dedicato) , sul profondo legame che ha unito la città della Serenissima ad Anversa durante il loro periodo di massimo splendore. Sebbene infatti l’inizio dei loro rapporti commerciali si faccia risalire al medioevo, quando un’antica rotta le collegava dalla valle del fiume Reno al valico sulle Alpi, l’esposizione si focalizza maggiormente sull’epoca d’oro delle due potenze: rispettivamente ‘500 e ‘600.

Attraverso le 140 opere esposte, con un eccezionale prestito di 80 capolavori provenienti dalla regione delle Fiandre, vengono presentate così al pubblico le complesse contaminazioni culturali e artistiche che hanno arricchito, vicendevolmente, le due grandi città. Due centri di indole profondamente diversa ma accomunati dalla spiccata vocazione mercantile e dal fermento culturale: queste sono le principali ragioni per cui due culture così differenti sono entrate in contatto. Durante il ‘500, infatti, la quasi totalità dei commerci da Oriente a Occidente passava  da Venezia, per poi raggiungere i grandi poli commerciali d’Europa, fra cui Anversa: venne importato così il marchio italiano, soprattutto artistico e artigianale, che influenzò tanto la pittura fiamminga successiva. Sappiamo infatti che Rubens, dopo essere tornato dall’Italia all’inizio del 1600, aprì uno studio molto ampio che seguiva il modello delle botteghe italiane a lui contemporanee, in cui buona parte del lavoro veniva affidata agli allievi del grande maestro.

Rubens si annovera comunque fra i più grandi esponenti della pittura barocca, uomo colto ed erudito, che ancora affascina per la sua pennellata inconfondibile. Ad accompagnare le sue dodici opere in mostra troviamo anche il suo allievo più celebre: Anthony Van Dyck. Rinomato soprattutto per i suoi ritratti, che sembrano prendere vita davanti agli occhi di chi li osserva, segnaliamo di particolare interesse il “Ritratto di Johannes Malderus”: riscoperto da poco, viene qui esposto per la prima volta al pubblico. Non è però l’unico quadro estremamente atteso: la mostra infatti è riuscita a riesporre per la prima volta in Italia, dopo anni, tre quadri di alcuni dei più grandi pittori italiani. Primo fra tutti figura Tiziano, con il “Ritratto di dama con la figlia”: il dipinto, che raffigura la presunta compagna Milia e la figlia del pittore stesso, è venuto alla luce dopo vent’anni di restauro del “Tobia e l’Arcangelo Gabriele”, realizzato sopra il dipinto originale da un aiutante della sua bottega, che lo ha tenuto nascosto per secoli; sempre del grande maestro troviamo poi “Jacopo Pesaro presentato a San Pietro da Papa Alessandro VI”, dopo anni e anni che non tornava alla baia natia.

“Ritratto di dama con figlia” di Tiziano Vecellio, Collezione privata / Private collection

Il terzo ospite d’eccezione invece è la pala d’altare che il Tintoretto dipinse per la chiesa di San Geminiano, un tempo di rimpetto alla Chiesa di San Marco in centro a Venezia. Dopo che la chiesa venne distrutta per volere di Napoleone, la pala è passata attraverso diversi proprietari privati, fino ad arrivare addirittura fra le mani di David Bowie, alla Rubenshuis e, infine, dopo quasi 200 anni, di nuovo nella sua terra d’origine.

“L’Angelo annuncia il martirio a Santa Caterina di Alessandria” del Tintoretto, Collezione privata / Private collection, on loan to the Rubenshuis, Antwerp © Collectie Stad
Antwerpen, photo: Bart Huysmans & Michel Wuyts

L’esposizione, però, vuole indagare soprattutto gli aspetti socioculturali ed economici del rapporto che ha legato la Serenissima ad Anversa. Uno degli approfondimenti più interessanti, per esempio, è riservato al famoso vetro di Murano: nel 1500 nascono infatti le prime vere e proprie botteghe di specialisti che esportavano il prodotto in tutta Europa. Noi abbiamo testimonianza di questo fenomeno anche perché troviamo raffigurati diversi manufatti nei quadri fiamminghi dell’epoca, indice di un più alto tenore di vita raggiunto dai popoli delle Fiandre grazie al fiorente commercio. Nasce infatti in questo periodo un più definito gusto per il bello nella cultura fiamminga, sicuramente influenzato dalla sfarzosità del modello veneziano. Un altro esempio dello stretto legame fra i due popoli, presentato alla mostra, è il nuovo interesse per la musica: sappiamo infatti che dal 1527 la Cappella della Serenissima Repubblica, ovvero la più importante istituzione musicale veneziana, è affidata a Adrian Willaert, rinomato musicista fiammingo. La mostra ci porta così a riflettere su cosa si possa definire veramente “veneziano” e cosa no: viene inevitabilmente da pensare se ciò che noi consideriamo una pietra miliare della nostra cultura e non derivi invece, a nostra insaputa, dall’usanza di un paese lontano. Le nostre culture infatti sono frutto di processi in atto da migliaia di anni, e si sono formate anche unendo usanze di diversa provenienza alle più antiche tradizioni. Quest’esposizione è così affascinante proprio perché cerca di trovare un’origine all’immenso patrimonio culturale del nostro paese, uno dei più variegati e unici al mondo.

 

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Ducale, Piazza San Marco, 1, 30124 Venezia
Date:
05/09/2019 - 01/03/2020
Orario:
Tutti i giorni 8.30-19.00, ultimo ingresso 18.30
Costo:
biglietto della visita compreso nell'ingresso a Palazzo Ducale: dai 13,00€ ai 25.00€
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