Tutto ha avuto inizio con i curiosi poster affissi per le metropolitane e le strade di Roma, che recitano frasi come: “Sapevi che tu e la banana avete il 45% del DNA in comune?”, oppure “Sapevi che tu e la gallina avete il 60% del DNA in comune?“. Inevitabile soffermarsi su quelle parole e chiedersi come sia possibile una cosa del genere. Prendono il via nella mente quesiti come “Da dove veniamo?”, “Di cosa sono fatto?” e, a meno che non siate già dei chimici provetti, la risposta a queste domande ve la fornisce proprio chi le ha diffuse: il Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Il 10 febbraio è stata inaugurata “DNA la mostra- Il grande libro della vita da Mendel alla genomica“, un viaggio interattivo e coinvolgente, all’insegna dell’analisi della prima grande opera d’arte sulla Terra: la vita.

La locandina della mostra

Il principio del percorso coincide con la parte più piccola di un organismo vivente. Una stanza semibuia, le cui pareti sono ricoperte da un alternarsi di A, C, T, G, ovvero le basi azotate che compongono il DNA, la nostra carta d’identità che racchiude tutte le informazioni che ci contraddistinguono. Il DNA si organizza in geni e il primo a verificare la loro esistenza fu Gregor Mendel, che tutti ricordiamo solitamente per l’esperimento con la pianta di piselli ( riprodotta dalla mostra ). Fu proprio con questo esperimento che Mendel potè teorizzare che incrociando varie tipologie di piselli, era possibile prevedere il risultato, poiché c’erano alcuni tratti tipici del “baccello madre” e del ” baccello padre” riscontrabili poi nella conformazione nel derivato baccello, nella sua altezza o nel fiore. Come spesso accade con gli artisti di avanguardia, anche l’abate moldavo, negli anni in cui operò non venne preso sul serio, ma nel XX secolo furono molti gli scienziati che ripartirono dai suoi studi per elaborare nuove teorie.

I caratteri scelti da Mendel per i suoi esperimenti

Nelle sale successive vediamo come il pensiero di Mendel sia stato fortificato dal lavoro dai suoi successori, riconoscendo ufficialmente la scienza della genomica. Ci si imbatte  in Thomas Hunt Morgan, il quale ad esempio studiò i moscerini della frutta e come fosse possibile ereditare gli occhi bianchi o rossi attraverso il fenomeno del “crossing over”, per poi camminare fra 23 “tronchi” luminescenti che corrispondono alle coppie di cromosomi ( i portatori dei geni) presenti in ogni cellula umana, con la possibilità di vedere in che malattie ci si può imbattere se uno di questi viene a mancare.

Si cambia ambiente e si va avanti nel corso della storia. Dal termine della seconda guerra mondiale, l’evoluzione della tecnologia ha permesso di fare scoperte sempre più rilevanti, arrivando addirittura alla clonazione. In questa sezione troverete infatti le spoglie della leggendaria pecora Dolly. Nel corso di un secolo si è passati rapidamente da un “semplice” riconoscimento del gene alla sua manipolazione: questo viene infatti riprodotto e anche modificato ( per esempio nei prodotti OGM ), così da fortificare le specie che ne sono caratterizzate…Senza farsi mancare le proteste dei più puristi che vedono illegittimo l’atto umano di cambiare ciò che Madre Natura crea!

La famosa pecora Dolly

Si arriva infine ad oggi. La genetica è utilizzata nei campi più disparati, e per quanto sembri silente, il suo contributo è invece fondamentale per la salvaguardia e la buona salute di tutti noi. Cruciale per la polizia al fine d’incastrare il colpevole sulla scena del crimine, essenziale per gli archeologi nelle analisi dei reperti degli uomini dell’antichità, di vitale importanza per tutti coloro  che soffrono di malattie che richiedono cure particolari o addirittura l’utilizzo delle cellule staminali.

Cosa ci è piaciuto di questa mostra? La capacità di spiegare in maniera elementare qualcosa di molto complesso mettendo a disposizione del visitatore, sia grande che piccino, gli strumenti sufficienti per farlo interagire e mettendo ia fuoco l’attività primaria della scienza: la sperimentazione. Inoltre stimola la sensibilità verso la ricerca scientifica, che qui in Italia è spesso sacrificata per mantenere in auge altri tipi di realtà, spesso meno fondamentali. Vi renderete conto, recandovi alla mostra, di come invece la ricerca ci abbia rafforzati e resi più sani col passare del tempo…Basta guardarsi un attimo indietro per ammirare il lungo percorso della nostra storia evolutiva e le importanti conquiste che abbiamo realizzato fino ad oggi in tutti i campi del sapere e delle scienze, e chiederci: quante altre scoperte rivoluzionarie ci aspettano?