Roma, Galleria Nazionale

Dal 3 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018
Si inizia in anticipo, un conto alla rovescia per i festeggiamenti del 50° anniversario del 1968. Cristiana Collu, direttrice della Galleria Nazionale di Roma, lancia il countdown con la mostra  È solo un inizio. 1968la prima in Italia ad essere stata dedicata ad uno degli anni più turbolenti della storia mondiale ed italiana, emblema di lotta e contestazione di massa. Ester Coen, curatrice della mostra, si serve per il titolo dello slogan dell’insurrezione del Maggio francese. Del ’68 non ci restano la sua storia, le sue sconfitte, le sue vittorie, ma un monito che diventa elogio dell’incompiuto: Ce n’est qu’un début.

Fonte: www.gallerianazionale.com

Il ’68 è solo un inizio di cosa?

«È solo un inizio è stato lo slogan più bello del ’68. Il ’68 però non è qualcosa che esplode improvvisamente, è stato preparato da un intero decennio, quando l’Italia per la prima volta è diventata un paese moderno superando la storica arretratezza del suo capitalismo. La grande spinta avviene tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta con il neocapitalismo, che per l’Italia significò l’ingresso nel capitalismo moderno» (Mario Tronti da Giornale-Catologo È solo un inizio. 1968.)

Fonte: www.facebook.comLAGNroma

Ce n’est qu’un début, continuons le combat!” (“è solo l’inizio, continuiamo la lotta!”), gridavano 800mila scioperanti per le strade di Parigi, mentre un gruppo di studenti occupava la Sorbona. Era il 1° marzo 1968 (una foto dell’occupazione della facoltà di Architettura di Valle Giulia a Roma) il giorno in cui la rivolta di universitari e lavoratori toccò il suo apice e cambiò per sempre il Novecento.

Ed ecco l’Italia, un’Italia sovvertita e sottosopra, un’Italia al contrario come i fermenti e le agitazioni. Un’Italia appesa ad un filo, al filo che è catena dura e resistente oppure corda in tensione che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro. «Il canone della sovversione. La sovversione diventa canone, addirittura canonica, e si ripete come ogni ciclico inizio dei tanti possibili, che nella sua differenza si ripete. Potremmo trovare un algoritmo che ci dica ogni quanto accade, ma non sarebbe così significativo o particolarmente interessante. Potremmo solo fare previsioni che non si avvereranno».

Fonte: www.lagallerianazionale.com

Approdava così in letteratura per la prima volta l’espressione guerriglia semiologica mentre la Guerra del Vietnam assumeva sempre più le sembianze di una carneficina consumata ai danni della Guerra Fredda. Umberto Eco stravolge le logiche del linguaggio che diviene strumento di contestazione di massa, da quel momento in poi ogni mezzo di comunicazione è un mezzo di riappropriazione dei diritti e dell’identità comune.

L’arte in primis assorbe e si immerge in questo mare in tempesta: l’artista si serve di un’arma fatta di materie e forme sempre più fisse e definite. La guerriglia, quella artistica, del ’68 è dunque un fenomeno di profondo mutamento d’espressione visiva e concettuale. L’arte diventa povera ovvero primitiva e primordiale ma al tempo stesso anche concettuale e visiva, si serve di ciò che necessario e non accessorio per includere lo spettatore a partecipare del e nel suo spazio. L’ambiente, sia esterno che interno, non sembra più essere il luogo in cui consumare il fluxus cioè il flusso della creazione artistica umana e digitale. Cambia sembianza nel messaggio che l’artista stesso vuole trasmettere: è prima “Cubo” in Luciano Fabro, poi “Gabbia nera” in Paolo Icaro per diventare infine “Finestra con ombra” in Giuseppe Uncini.

Fonte: www.lagallerianazionale.com

«La mostra della Galleria Nazionale racconta il cortocircuito tra arte, politica e creatività. Non solo e non tanto perché lo spirito di rivolta del ’68 si estende anche al mondo dell’arte, ma perché l’arte ha un modo suo di creare quello stesso desiderio di inizio che col ’68 si trova a condividere: col minimalismo, il concettuale, l’arte povera, la land art, le numerose correnti che in quegli anni emergono fulminee e si propagano, pur nella diversità di metodi e progettualità. Insieme a un rinnovamento radicale del pensiero e delle arti della vita espresse con il design e la moda».

E sarà un inizio indelebile
#laGalleriaNazionale
#èsolouninizio
#1968

 

INFO:
Curatrice della mostra: Ester Coen

Web: www.lagallerianazionale.com

Orari: da martedì a domenica h 8.30/19.30
(ultimo ingresso ore 18.45)
lunedì chiuso

Costo biglietto: 10 € (intero), 5 € (ridotto)

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