Tecnosfera” è il titolo della quarta edizione della Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro (meglio conosciuta come Foto/Industria) che dal 2013 è stata lanciata con successo da François Hébel e promossa e organizzata dal MAST di Bologna.

David Claerbout, Spazio Carbonesi – Palazzo Zambeccari. Olympia 2018.10.31- 15:57 h. David Claerbout by SIAE 2019. Courtesy the artist and galleries Sean Kelly, New York; Esther Schipper, Berlin; Rüdiger Schötle, Munich

Si tratta dell’unica Biennale al mondo dedicata alla fotografa dell’industria e del lavoro e quest’anno comprende ben 11 mostre: 10 allestite in luoghi storici del centro cittadino e una, Anthropocene, al MASDT fino al 5 gennaio. 435 fotografie, 16 proiezioni video e un film esposti e proiettati all’interno dei musei e palazzi storici di Bologna, come la Pinacoteca Nazionale, la Biblioteca Universitaria o Palazzo Pepoli Campogrande.

La rassegna, che quest’anno si trova sotto la direzione artistica di Francesco Zanot, è appunto dedicata alla “tecnosfera”, e quindi a tutte le molteplici forme con cui il genere umano ha costruito una vera e propria gabbia tecnologica che ormai a avvolge e soffoca il globo terrestre e la cui storia si sviluppa dal secolo scorso fino ai nostri giorni. Gli edifici, le città, le industrie, le reti energetiche, i sistemi di comunicazione, i network digitali costituiscono questa gigantesca rete che gli esseri umano hanno costruito nel tempo per garantire la loro sopravvivenza sulla terra.
La caratteristica fondamentale che la differenzia da tutte le altre sfere terrestri è l’enorme impatto, nonostante la sua giovanissima età, che sta avendo sul sistema globale per via della sua inefficienza, ovvero di una sostanziale incapacità di autosostenersi. Questo strato artificiale, posto al di sopra della crosta terrestre, è stato definito “Tecnosfera” nel 2013 dal geologo Peter Haff, e vanta un peso di decine di miliardi di miliardi di tonnellate.

Edward Burtynsky, Anthropocene, Fondazione MAST. PS10 Solar Power Plant, Seville, Spain 2013. © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Protagonista indiscusso, però, di Foto/Industria 2019 è il tema del costruire: un gesto profondamente radicato nella natura stessa degli esseri umani. Non solo per una questione di sopravvivenza, ma anche per la tensione continua verso il futuro che caratterizza da sempre la nostra specie.
Ciascuna mostra allestita per l’occasione costituisce uno specifico approfondimento o punto di vista di un aspetto cruciale della sconfinata materia del costruire, permettendo di aprire riflessioni che spaziano dalla filosofia all’economia, dall’etica all’antropologia, dalla politica alla storia. Ogni fotografo e artista selezionato racconta, a modo suo e con mezzi e supporti diversi, la storia, l’evoluzione e l’impatto delle attività umane non solo sull’economia e sulla società, ma anche e sopratutto sull’ambiente, ormai irrimediabilmente trasformato, spesso saccheggiato e impoverito dal continuo sfruttamento umano.
Una mostra quindi che non ha solo lo scopo di mostrare e denunciare le criticità e le contraddizioni del mondo del lavoro, ma anche di stimolare una riflessione e un dibattito aperti su questi temi nonché acquisire la consapevolezza necessaria per non commettere gli stessi errori del passato e tracciare le linee guida di un futuro più sostenibile.

Délio Jasse, Fondazione del Monte – Palazzo Paltroni. Algures, 2019. © Délio Jasse. Courtesy of the artist and Tiwani Contemporary

Il costruire e la tecnosfera sono fenomeni globali. Per questo motivo gli artisti che li rappresentano in questa edizione di Foto/Industria vengono da ogni angolo del mondo: Italia, Europa, Asia, Africa e America. E mentre questi artisti riflettono sul significato di “costruire”, a loro volta costruiscono qualcos’altro. Le loro stesse opere sono costruzioni; non solo dal punto di vista pratica e concreto, poiché hanno una consistenza, occupano un posto nello spazio, ma anche dal punto di vista concettuale, poiché rappresentano universi alternativi perfettamente architettati.

All’interno della rassegna troviamo celebri e affermati fotografi come Albert Renger-Patzsch con la serie “Paesaggi della Ruhr“, André Kertész con la serie “Tires/Viscose” e Luigi Ghirri con “Prospettive industriali“, che esplorano e raccontano i processi di costruzione: le opere del primo, provenienti dalla Pinakothek Der Moderne di Monaco, documentano il rapporto tra il paesaggio e le tipiche costruzioni industriali dell’Ottocento; le inedite fotografie di Kertész del 1944, frutto dei suoi unici lavori commissionati su prodotti industriali, celebrano invece i pneumatici Firestone e l’industriale tessile americana; mentre nella prima mostra di Ghirri realizzata sui suoi lavori commerciali per Ferrari, Bulgari, Costa Crociere e Marazzi, gli oggetti industriali vengono trattati come soggetti di un inedito approccio alla natura morta.

Seguono Lisetta Carmi, con la serie sul porto di Genova, risalente al 1964, Armin Linke con il suo “Prospecting Ocean” e Délio Jasse con “Arquivo urbano“, tutti artisti che riflettono sui risvolti sociali e politici del costruire: mettendo al centro del proprio servizio il lavoro dell’uomo nel primo caso, indagando lo sfruttamento dei fondali marini nel secondo e raccontando, nel terzo, la storia di Luanda, capitale dell’Angola, città africana con uno dei più alti tassi di crescita, dove le imprese cinesi stanno radicalmente trasformando gli spazi e l’ambiente urbano, senza rispettare la sua storia preesistente.

David Claerbout, con il progetto “Olympia” e Yosuke Bandai con la serie “A certain collector B“, guardano invece alle trasformazioni e agli scarti prodotti dall’azione del costruire: il primo prende a campione una delle più grandi imprese architettoniche moderne, l’Olympiastadion di Berlino, simulandone, in una video-installazione di alto livello tecnologico, la dissoluzione nell’arco di mille anni; la seconda lavora invece con i rifiuti, problema particolarmente rilevante della tecnosfera.

David Claerbout, Spazio Carbonesi – Palazzo Zambeccari. Olympia 2018.11.01 – 08:59 h. David Claerbout by SIAE 2019. © Courtesy the artist and galleries Sean Kelly, New York; Esther Schipper, Berlin; Rüdiger Schötle, Munich

Stephanie Syjuco, con il suo “Spectral city”, e Matthieu Gafsou con la sua serie dispotica “H+”, si proiettano nel futuro e sottolineano la natura circolare e inarrestabile del costruire: Syjuco ripercorre con Google Earth, a San Francisco, l’itinerario del cable car filmato dai Miles Brothers nel 1906, mostrano una città completamente ri-costruita dall’uomo e dagli algoritmi alla base del software; Gafsou ci parla, attraverso i suoi scatti, di transumassimo, un movimento culturale che mira ad aumentare le capacità del corpo umano attraverso l’uso della scienza e della tecnologica, fino a raggiungere il miraggio dell’immortalità.

Matthieu Gafsou, Palazzo Pepoli Campogrande. 4.5.1. © Matthieu Gafsou / Galerie C / MAPS

Infine, presso la Fondazione MAST, gli artisti Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, all’interno della mostra Anthropocene, aperta fino al 5 gennaio e curata da Urs Stahel, danno vita, attraverso un fitto percorso di immagini, video e installazioni ad una narrazione visiva, a tratti inquietante, dei segni indelebili lasciati dalle attività umane sul volto del nostro pianeta.

Edward Burtynsky, Anthropocene, Fondazione MAST. Tetrapods #1, Dongying, China 2016. © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Elemento affatto secondario e imprescindibile per l’ottima riuscita della rassegna sono gli allestimenti realizzati dall’architetto Francesco Librizzi, che è riuscito a far dialogare in modo armonioso e coerente le opere esposte con gli spazi che le accolgono, dando vita a percorsi lineari ed estremamente coinvolgenti.

Oltre alle mostre, molteplici sono le iniziative collaterali che accompagnano le mostre con dibattiti, conferenze, proiezioni e letture. Sono previsti infatti ben 160 attività extra tra visite guidate alle mostre ed eventi (ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria) che si svolgeranno al MAST e nel centro storico della città. Il programma completo è consultabile sul sito www.fotoindustria.it.

Dettagli evento

Luogo:
Bologna, 11 sedi espositive diverse
Date:
24/10/2019 - 24/11/2019
Orario:
martedì- domenica
10:00 - 19:00
*La sede espositiva del MAMbo chiude alle 18:30
Costo:
Ingresso gratuito
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