Franz Kafka si spense il 3 giugno 1924, a soli 41 anni. La sua morte prematura, dovuta alla tubercolosi, comportò l’incompiutezza di alcune opere, affidate poi alla pubblicazione a Max Brod, amico dello scrittore. Oggi, una delle più importanti istituzioni culturali della scena artistica milanese, dedica a tre di tali capolavori postumi una mostra polimorfa curata da Udo Kittelmann. I romanzi in questione sono “Il Processo”, “America” e “Il Castello”, tre opere che, secondo Brod, rappresentano una trilogia della solitudine.

Ed è proprio come una trilogia che è concepita “K”, la nuova mostra di Fondazione Prada Milano, o meglio, come un trittico. L’esposizione, infatti, si compone come una pala d’altare tripartita, dove ad occupare la posizione centrale e principale è l’installazione The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” di Martin Kippenberger. Attorno all’opera dell’artista tedesco, ruotano altre due forme artistiche: il film di Orson Welles The Trial” e l’album “The Castle” dei Tangerine Dream, gruppo tedesco di musica elettronica.

The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika”

Martin Kippenberger è stato un artista tedesco molto prolifico e versatile, vissuto tra il 1953 e il 1997. In questa installazione, l’artista interpreta una scena di uno dei romanzi più avventurosi di Kafka: “America“. L’opera si compone di un vasto numero di scrivanie, tavoli e sedie collocati su un fittizio campo da calcio al piano terra del Podium di Fondazione Prada. L’episodio del romanzo a cui tale installazione fa riferimento è quella in cui Karl, il giovane protagonista, si propone per un posto di lavoro nel “teatro più grande del mondo”. Tra Karl e l’ottenimento dell’impiego, però, c’è il colloquio di lavoro, che Kafka immagina nell’ottica di colloqui collettivi.

Questo è dunque il significato delle tante e diverse scrivanie, attraverso cui Kippenberger esplora il mondo del lavoro inserendo nell’opera componenti di design insieme a oggetti trovati ai mercatini delle pulci, nonché autocitazioni quali elementi provenienti da alcune sue precedenti mostre. Inoltre si trova un riferimento al romanzo di Kafka anche in un’opera appartenente ad un’altra mostra di Fondazione Prada attualmente in corso. Si tratta di un dipinto di Liu Ye, il cui soggetto è la prima edizione di “America”.

Questa è la prima volta che The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika”, presentata a Rotterdam nel 1994, viene allestita in Italia. L’opera vorrebbe che lo spettatore si immaginasse i diversi colloqui che potrebbero avvenire alle scrivanie, le persone sedute sulle sedie e il vociare collettivo e confuso, così come l’aspetto dell’opera. Lo spettatore si ritrova infatti in mezzo a tanti oggetti di stili anche molto differenti tra loro. Questo labirinto di elementi disorienta non soltanto per la loro diversità, ma anche (e soprattutto) per il fatto che essi siano vuoti. Infatti, poiché noi riconosciamo in un tavolo o in una sedia una precisa funzione che non potrebbe sussistere senza la presenza umana, la loro vacuità da una parte ci lascia senza riferimento alcuno (come il protagonista di America) e dall’altra ci obbliga ad operare con la nostra fantasia.

The Trial

Per il secondo romanzo incompiuto di questa “trilogia della solitudine”, Fondazione Prada propone la visione del film “The Trial” (Il Processo, 1962) di Orson Welles, proiettato nel Cinema dell’istituzione. Il film racconta la storia di Joseph K., un comune impiegato, che si trova a dover affrontare un processo per un crimine, a lui e al pubblico, sconosciuto. Così, portato di fronte alla Corte Suprema, K. accusa i giudici di protrarre un ingiusto complotto ai danni della gente comune. Negli ambienti del tribunale, il malcapitato incontrerà diversi personaggi e si affiderà all’Avvocato, un legale tutt’altro che interessato alla sorte dei propri clienti, interpretato dallo stesso Welles. Infine l’ingiusta giustizia ha la meglio su Joseph K., il quale, prelevato da due funzionari, viene giustiziato con della dinamite.

Anthony Perkins, Il Processo (1962), regia di Orson Welles, Film: Paris Europa/Ficit/Hisa © 2020. Album/Scala, Firenze (courtesy of Fondazione Prada)

L’atmosfera onirica e il dark humor sono i due pilastri portanti di un’opera che vuole ricreare il turbamento kafkiano presente nel romanzo. Il bianco e nero rende perfettamente l’aura angosciosa del manoscritto di Kafka e trascina lo spettatore in un’ambiente metallico che opprime, nasconde, inquieta. La figura dell’Avvocato, in Welles come in Kafka, rappresenta pienamente la corruzione di una giustizia che opera al contrario del suo compito. È una giustizia egoista quando dovrebbe essere improntata al bene della collettività, oscura e criptica quando dovrebbe essere trasparente e sincera.

Il film di Orson Welles proiettato nel Cinema di Fondazione Prada (couresy of Fondazione Prada)

Franz Kafka The Castle

A rappresentare “Il Castello”, il terzo romanzo incompiuto di Kafka, troviamo stavolta un album di musica elettronica. Nel 1967, Edgar Froese (1944-2015) fonda la band tedesca Tangerine Dream. Oggi, 53 anni dopo, i visitatori di Fondazione Prada potranno ascoltare il loro album, Franz Kafka The Castle, riprodotto in loop negli ambienti della Cisterna. Questo luogo è stato riadattato per diventare un posto in cui rilassarsi, lasciandosi trasportare dalla musica dei Tangerine Dream.

La Cisterna di Fondazione Prada dove ascoltare l’album dei Tangerine Dream (courtesy of Fondazione Prada)

“Il Castello” di Kafka è un romanzo che si prestò a diverse interpretazioni a volte contrastanti. La prima è quella di Max Brod, che vede in questo libro una rappresentazione della Grazia Divina. Da parte del protagonista (K.) ci sarebbe dunque un tentativo di comprendere il misterioso disegno di Dio. Quella di Erich Fromm è invece un’interpretazione psicoanalitica, da cui emerge il tema della persecuzione, della colpa e della solitudine dell’uomo di fronte all’autorità. Secondo la critica marxista, inoltre, “Il Castello” indicherebbe addirittura l’oppressione perpetrata dal capitalismo e dalle sue contraddizioni ai danni dell’uomo.

Tangerine Dream. Copertina dell’album: Franz Kafka. The Castle, 2013, ©
Eastgate Music&Arts, Berlin

I Tangerine Dream, d’altra parte, si accostano maggiormente a ciò che Kafka descrive come “la storia universale dell’anima“, rappresentata dalla battaglia di K. per ottenere il proprio riconoscimento e il rispetto dagli altri. Il risultato è un album emotivamente ricco e ricercato, un esperimento coraggioso che si avvicina all’esperienza cosmica della nostra anima.

La Cisterna di Fondazione Prada dove ascoltare l’album dei Tangerine Dream (courtesy of Fondazione Prada)

Considerazioni finali

Con questa mostra, Fondazione Prada dimostra come l’arte non possa essere incasellata e cristallizzata. Essa è infatti in continua metamorfosi, viaggia da una forma all’altra senza mai perdere la propria identità. E così delle opere letterarie si trasformano in installazioni, film, musica. Stiamo parlando di un’arte totale, che si contamina e si nutre di se stessa, continuando a crescere e a potenziarsi. Questa è solo una delle ragioni dell’immortalità dell’arte, tema che ha affascinato gli autori, gli artisti, i musicisti di tutti i tempi.

Dobbiamo tenere a mente proprio questo: l’arte è immortale e la cultura non si ferma, nemmeno durante un’epidemia. La sede di Fondazione Prada rimarrà chiusa per l’emergenza Covid-19 fino a nuove disposizioni, come stabilito dalle autorità. Nel frattempo invitiamo i nostri lettori a continuare a informarsi e a diffondere cultura, approfittando di questi momenti di pausa per arricchire la propria mente. Perché la cultura non si ferma, mai.

 

 

 

 

Dettagli evento

Luogo:
Fondazione Prada, Largo Isarco 2, 20139, Milano
Date:
21/02/2020 - 27/07/2020
Orario:
lunedì, mercoledì, giovedì: 10 - 19
venerdì, sabato, domenica: 10 - 21
martedì chiuso
Costo:
12-15 €
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