Dopo alcuni mesi di lavori, che hanno portato T293  a modificare l’aspetto dei suoi spazi, la galleria romana riapre proponendo una mostra personale di due artisti uniti da un linguaggio visivo carico di energia ed impatto: in mostra l’artista tedesca Jana Schröder e per la prima volta in questi spazi il lodigiano Edoardo Caimi. Il ritorno dopo tre anni di Jana Schröder porta in galleria una serie di  dipinti composti da vernice acrilica gialla di varie tonalità dal titolo “Kadlites RS6-17”, proseguimento della serie Kadlites. Il titolo trae origine da una parola d’invenzione di Schröder che accomuna la parola Cadmio, l’elemento chimico che si ritrova nei colori da lei usati e light, alludendo alla brillantezza dei fondi e alla velocità del gesto.

In questi dodici lavori esposti tutti assieme su un’ unica parete, si mostra una pittura concettuale e gestuale in cui la pratica pittorica tradizionale diviene allo stesso tempo meditativa e performativa. Segni energetici vengono marcati sulle tele con grafite e pennello mescolando trementina e polvere di Piombo; attraverso poi la sovrapposizione di più livelli di pittura su fondi monocromatici, si moltiplicano i segni sconfinando in nuove direzioni. La molteplicità di azione è contraddetta dall’operazione di cancellazione che porta ulteriore susseguirsi di segni. La ripetizione del gesto diviene stilema fondamentale nell’esecuzione di queste opere in un processo di reiterazione che diviene processo di sperimentazione. Il linguaggio segnico si espande quindi sulla superficie della tela, nella quale non esiste un vero centro, andando quasi a sconfinare lungo i suoi telai. Queste tracce divengono una sfida percettiva per lo spettatore che è catturato dalla forte energia delle composizioni.

Caimi all’opera durante la realizzazione dell’opera ”Barricata 1” ph Pedro Silvani

 T293 presenta poi per la prima volta il lavoro di Edoardo Caimi, il quale focalizza la sua sperimentazione artistica su alcune installazione site-specific formate da pneumatici che hanno finito il loro tempo sull’asfalto e che divengono sculture modulari contrassegnate da contorni; queste isole di oggetti sono quindi elementi che sottoposti a processo di deteritorializzazione e riterritorializzazione si trasformano in presenze fisiche come monumenti dell’altrove. In un sentito ritorno al primitivismo, Caimi dirama la sua pratica artistica dalle teorie survivaliste, trasformando gli ambienti in cui si trova in eventuali rifugi componendo con oggetti trovati o recuperati barricate per scenari post apocalittici, come ripari da pericoli futuri del mondo in disgregazione.

Il titolo della mostra di Caimi “B.L.I.S.S.”, acronimo d’evasione usato nelle regole survivaliste (B – Blend. L – Low silhouette. I – Irregular shape. S – Small. S – Secluted location), esplora un immaginario basato sul cortocircuito tra il mondo della società consumista e quello della natura, tra tecnologico e tribale. L’approccio al graffito, superato nelle sue regole classiche, si trasforma in astratto, divenendo evidenza stessa di macchie e di cancellazioni di forme e spazi precedenti: nelle opere in mostra il segno della sopravvivenza viene trasferito su queste oggetto-sculture così da virare l’attenzione sull’elemento stesso. Nell’opera B.O.B. non esposta direttamente al pubblico, Caimi proietta l’acronimo Bag out back, alludendo ad una dimensione di fuga, riutilizzando uno zaino che lo ha accompagnato in numerosi viaggi oltreoceano: unito a della paglia, elemento simbolo della sua infanzia ed amuleti di vario genere, esso compone un kit che porta con sé una immediata e salvifica via di fuga da possibili mutamenti di ordine socio-politico.

Dettagli evento

Luogo:
T293, Via Ripense 6, Trastevere, Roma
Date:
08/06/2019 - 03/08/2019
Sito web:
www.t293.it
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