Se siete appassionati del mondo della Street Culture, Galleria Varsi fa proprio per voi. Dal 29 Settembre, la Galleria inaugurerà la nuova sede in via Grotta Pinta 38, a soli due passi da Campo de’ Fiori.

«La nuova sede rappresenta una nuova consapevolezza e la voglia di crescere con il mio staff, continuando a credere in un gruppo di artisti che come me in questi anni sono maturati. Varsi non si limita a presentare e vendere i lavori di un determinato artista ma cerca di indagare un movimento artistico in divenire. Con il nostro lavoro non cerchiamo di definire quello che sta accadendo oggi ma di comprenderlo, nelle sue contraddizioni. Lo spazio maggiore ci darà la possibilità di incrementare la produzione degli artisti e di spaziare ancor più con le tecniche»

Il fondatore Massimo Scrocca

La Galleria accoglierà per tutto l’anno del 2018 gli artisti emergenti dell’Arte Urbana, provenienti da ogni parte del mondo come: Ciredz (novembre 2017), Daniel Muñoz (gennaio 2018), Dem (marzo 2018), Sebas Velasco (giugno 2018), Andreco (settembre 2018) e Waone (novembre 2018). La Galleria si farà ambasciatrice di un nuovo stile artistico che si sta diffondendo sempre di più nell’ambiente del mestiere, acquistando fama attraverso una tecnica molto particolare, in grado di dare all’artista la possibilità di creare un’opera destinata ad una critica sociale. Come, ad esempio, il primo artista che inaugurerà la nuova apertura: Michal Sepe.

La nuova struttura aprirà con Michal Sepe, artista di riferimento per l’Arte Urbana polacca. La mostra intitolata “ Sleeping Through The War” sarà come una finestra su un panorama insolito e atroce, in cui l’essere umano si trova a vivere. L’esposizione sarà capace di far riflettere, portando lo spettatore a esplorare, con gli occhi dell’artista, l’esperienza cruenta della guerra. Michal Sepe nasce nel 1982 a Varsavia e l’amore per l’Arte Urbana si accese in lui negli anni novanta, quando si diffuse la moda dei graffiti. Il suo studio iniziò con il “lettering”, in altre parole lo studio di nuovi caratteri (lettere e punteggiatura) con una forma molto particolare e artistica. Egli capì che la sua linea artistica era orientata ai murales, ovvero l’arte espressa sui muri; attraverso questa tecnica riesce ad esprimere la sua critica verso la società contemporanea. Fino a ventiquattro anni creò la sua idea e la sua arte da solo, aiutato dalla passione e la dote che portava dentro di sé. In seguito s’iscrisse all’Academy of Fine Arts di Łódź dove imparò il metodo e gli strumenti per la realizzazione delle sue opere, utilizzando varie miscele e diversi materiali.

Gli studi di Sepe non si fermano solo alla tecnica, anzi, l’artista ha approfondito molto la figura dell’uomo moderno, protagonista delle sue numerose opere, studiando come la società lo abbia deformato rendendolo una creatura grottesca e spaventosa. L’artista traspone sulla tela i terribili momenti della guerra e li mostra allo spettatore mostrandogli quanto l’uomo possa essere disumano. Il messaggi che l’artista vuole mandare ai suoi spettatori è molto crudo e forte: l’uomo è l’unico artefice di tanta brutalità. Negli ultimi anni l’artista ha dipinto grandi murales in tutto il mondo, realizzando quattro mostre presso la SOON Gallery di Zurigo, la Lawrence Alkin Gallery di Londra, la Baraka Gallery di Cracovia, la Viuro Gallery di Varsavia. Adesso Sepe porta avanti la propria ricerca artistica e lavora come graphic designer freelance e illustratore.

La domanda che sorge spontanea è: dove l’artista trovò l’ispirazione che adesso riporta nella maggior parte delle sue opere d’arte?

Sepe fu colpito da un episodio che gli accadde in una domenica qualunque a Mosca, circa un anno fa. Egli, incuriosito da un invito a un “Picnic di Famiglia”, riportato su un volantino, si recò a Pizza Rossa, che quel giorno era illuminata da una bella giornata di sole, e che non faceva presagire nulla di grave. La stessa luce, però, rivelò agli occhi dell’artista il vero senso della “giornata in famiglia”.  Si ritrovò davanti ad armi da guerra tra cui pistole, kalashnikov, fucili da precisione maneggiate in modo disinvolto, quasi fossero dei giocattoli, tra le mani dei bambini. Le armi in mano a quei bambini li trasformavano in soldati che addestravano altre reclute, della loro stessa età, al combattimento, incitati dalle loro stesse famiglie.

Le organizzazioni patriottiche sono molto popolari in Russia, esse collaborano alla raccolta di bambini e ragazzi per l’addestramento di carattere militare. Una tra le più famose organizzazioni porta il nome di IunArmia, dal russo “Iunost” che significa “gioventù”, e “Armia” che porta il significato di “esercito”. L’associazione si potrebbe chiamare anche “esercito dei più piccoli”, istituita dal ministro della Difesa Sergei Shoigu, che ricorda in qualche modo i piccoli pionieri sovietici. Il movimento è stato registrato il 29 luglio del 2016 con una cerimonia di presentazione, dove il ministro ha dichiarato le dimensioni imponenti di quest’organizzazione, istituita in ben settantasei regioni russe. La IunArmia è divisa in molte strutture, ognuna abilitata a istruire i giovani soldati nei vari ruoli che possono assumere nel campo di battaglia.

Galleria Varsi così aprirà la nuova sede, ospitando la spettacolare mostra di Sepe e le sue opere, che teletrasporteranno l’osservatore in un ambiente dedicato tutto ai limiti della società, dove la guerra è un articolo ben sfruttato e distribuito.

«La “retorica della guerra” sempre più vivida e inquietante è presente non solo nel mondo della politica e dei media, ma anche nella vita sociale ed è sempre più vicina a noi. La guerra è il business più redditizio e cinico che ci sia e la morte è la notizia che i media vendono meglio. La violenza e l’ignoranza sono dei bestseller della cultura pop, mentre le armi sono gadget fantasiosi e alla moda – un simbolo di intrattenimento.»

M. Sepe

La citazione dell’artista, colpito profondamente da questi atroci episodi, dai quali è scaturita in lui la repulsione per i conflitti e la volontà di denuncia di tale disumanità, descrive alla perfezione la sua opinione riguardante la guerra. L’arte di Sepe, attraverso la raffigurazione di uomini, donne e bambini, protagonisti di uno spettacolo che potremmo chiamare “Picnic della violenza”e guidati da un’organizzazione che li domina senza dargli tregua, costituisce un mezzo importante di denuncia degli orrori della guerra. Questa mostra permette all’osservatore di riflettere sulle conseguenze delle proprie scelte nella creazione delle società umane. Il cambiamento potrà avvenire solamente quando egli stesso si mobiliterà per impedire che certe barbarie possano ripetersi ancora.

Photo credits: ©Galleria Varsi

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