Lo scorso 19 marzo nelle sale del Museo di Capodimonte avrebbe dovuto avere luogo l’inaugurazione della mostra “Gemito, dalla scultura al disegno”. Quella croce posta sulla data nell’invito ufficiale testimonia la brusca frenata che l’emergenza sanitaria Covid-19 ha causato per tutti i musei e i luoghi d’arte pubblici e privati nel mondo.

L’invito alla mostra. Fonte museocapodimonte.beniculturali.it

UN’INIZIATIVA TUTTA DIGITALE

Dal momento che è ancora impossibile stimare i tempi per la riapertura fisica di questi luoghi, il Mibact ha invitato i musei italiani ad erogare numerosi servizi e iniziative digitali, che vanno a costituire il progetto “La cultura non si ferma”. L’appello è stato ascoltato da molti professionisti del settore, i quali in molteplici forme, organizzano quotidianamente eventi che permettano agli italiani di tenere vivo e arricchire il legame culturale, pur rimanendo a casa e partecipando con l’hashtag “#iorestoacasa”.

E come tutti, anche il Museo napoletano ha accolto l’iniziativa, perché la cultura è un’ancora di salvezza e resistenza. Nella rubrica “Capodimonte oggi racconta…” sul sito del Museo, è online il tour virtuale attraverso le sale allestite della mostra che vede il ritorno nella Napoli natia dello scultore ottocentesco, fino alla fine di gennaio ospitato nella mostra al Petit Palais di Parigi.

IL VIDEO- RACCONTO DI CARMINE ROMANO 

Durante tutta la durata del video-percorso, è lo stesso co-curatore Carmine Romano a svelare ben 100 opere dell’artista tra le 150 che sono in esposizione: una ricca antologia di sculture, dipinti e disegni suddivisi nelle nove sezioni tematiche che animeranno le sale del museo.

DENTRO L’ATELIER NAPOLETANO DELL’ARTISTA

L’architetto Roberto Cremascoli continua, spiegando le motivazioni dell’allestimento, pensato per non separare l’artista dalla sua città. Per questo motivo ha immaginato Vincenzo Gemito nel suo “atelier” al Vomero. La riapertura delle sale XX, XXI, XII, sul paesaggio, ricostruisce metaforicamente l’atmosfera del suo studio, immaginando lo scultore che dalle finestre contempla il  meraviglioso paesaggio napoletano.

Gli espositori divengono così elementi leggeri, eleganti, dove la presenza dell’opera è indiscutibilmente la questione prioritaria. Elementi in ferro e legno di betulla, tavoli come supporti di lavoro, contro-pareti di betulla (“boiserie” come i rivestimenti in uno studio d’artista), saranno il supporto espositivo che racconterà la vita e le opere dell’artista, mentre le viste su Napoli, da Capodimonte, irrompono nelle sale.

IL DIRETTORE SYLVAN BELLENGER

La rubrica prosegue con l’analisi della mostra e dell’artista direttamente esposte di Sylvain Bellenger. Il direttore racconta della figura a tratti mitologica per i contemporanei di Vincenzo Gemito. Un personaggio leggendario che non si colora di tinte cupe e inquiete come quello di Caravaggio. Si cela, nel rapporto con i napoletani, quasi un affetto da parte di questi ultimi, come quello che si prova per un familiare. Un sentimento che “nasce dall’ammirazione e dall’indulgenza verso il figliol prodigo, il ragazzo di strada”, lo scugnizzo (gavroche per i francesi). Egli conquistò la fama internazionale durante l’Esposizione Universale del 1878, periodo in cui strinse forti legami con i più grandi artisti dell’epoca, come Messoinnier e Rodin.

GEMITO TRA NAPOLI E PARIGI 

Con la mostra “Gemito sculpteur de l’âme napolitaine” al Petit Palais (la prima dedicata all’artista fuori dall’Italia dopo la sua morte), Gemito non ha cambiato volto, ma la sua figura è cresciuta. La sua “nicchia” di scultore pittoresco e realista si è allargata. La sua strategia artistica ha avuto una migliore comprensione, come una leggenda che ha spezzato il suo isolamento e ha assunto una forma più universale: quella dell’artista maledetto. Questa leggenda non è priva di conseguenze per il talento di un artista, ma ci ha permesso di rivalutare l’ultimo periodo della sua produzione, in cui il disegno diventa scultura.

“La miseria, la gloria e la follia, tutti gli ingredienti che la nostra modernità è solita associare all’arte, sono in effetti riuniti in Gemito, che è entrato così nell’universo dei Camille Claudel, dei Van Gogh, degli Antonin Artaud, dei folli devastati o, al contrario, elevati dalla loro follia”

(S. Bellenger)

La mostra si prefigge di riassumere le rivelazioni di quella parigina, organizzandole però diversamente. Il percorso approfondirà i suoi esordi, i busti, la gloria, gli amori (la francese Mathilde e la napoletana Anna), la follia e le ultime opere.

UNO STILE SORPRENDENTE

Addolorato dal lutto, ferito dalla demenza, Gemito realizzò nei suoi ultimi anni una serie di opere sorprendenti, un ritorno all’antico attraversato dalla modernità delle secessioni artistiche dell’inizio del XX secolo, una sorta di manierismo che fa pensare a Vienna, a Monaco e che anticipa la rottura italiana della pittura metafisica e in particolare di Gino Severini.

“Come tutte le mostre dedicate a Gemito, passate e future, anche queste due insistono sul genio tecnico di Gemito, un genio che le repliche tardive dei suoi bronzi che invadono il mercato hanno cancellato, per non dire umiliato”.

(S. Bellenger)

Dettagli evento

© riproduzione riservata