Dopo una lunghissima gestazione, per la prima volta su tutto il suolo italiano, viene dedicata una mostra monografica a Georges de La Tour a Palazzo Reale, prodotta e promossa dal Comune di Milano e da MondoMostre Skira. È stata una sfida ardua per la rinomata istituzione meneghina, soprattutto perchè in Italia non è conservata alcuna opera del grande maestro. Il progetto infatti è stato possibile solo grazie agli eccezionali prestiti di 26 strutture museali da tre continenti diversi: ben 15 opere delle 40 certamente attribuite al pittore francese sono oggi esposte in mostra.

“Educazione della Vergine”, di Georges de La Tour

Acquisire le opere non è però l’unico ostacolo che Palazzo Reale ha dovuto affrontare per la realizzazione di questa esposizione. Possiamo infatti definire il genio di La Tour una tarda scoperta novecentesca per la storia dell’arte, dopo quasi due secoli di oblio. Per questo motivo, del pittore seicentesco si hanno poche notizie certe, sia sulla vita personale che professionale. La bravura della curatrice, Francesca Cappelletti, coadiuvata nelle ricerche da Thomas Clement Salomon e da una finissima equipe di ricercatori, risiede perciò nella scelta di confrontare il grande maestro con i suoi più degni rivali del tempo. Infatti, ad accompagnare le opere di La Tour troviamo, per citarne solo alcuni, van Honthorst, van Bijlert, Bor e Bigot.

La prima sala si apre proprio con il confronto iconografico del ritratto della Maddalena di La Tour e il tipico modello barocco. Le scelte del pittore loreniano si distaccano dalla più voluttuosa e popolana figura femminile, tipica del tempo. Diventa infatti fondamentale la dimensione riflessiva, che vede la donna completamente assorta nei propri pensieri. I dettagli del teschio e dello specchio, rivolti verso la protagonista e non verso lo spettatore, rimandano alla figura allegorica della vanitas e rivelano una nuova dimensione introspettiva della santa. Troviamo quindi un totale cambio di prospettiva a livello esteriore e interiore, che fanno di La Tour uno degli interpreti più originali del linguaggio caravaggesco.

Di centrale importanza è ovviamente anche l’uso dei chiaroscuri: una tavolozza di luce che dispiega il mondo poco per volta, strappandolo dall’oscurità.

L’arte di Georges de La Tour, che negli anni si è guadagnato il soprannome di “Caravaggio francese”,  è infatti un pendolo oscillante fra luce e oscurità. Dalle profondità delle tenebre si distaccano così figure notturne, immobili, in un istante eterno della loro quotidianità. Esemplare è “La Negazione di Pietro”, dove l’artista interpreta una scena biblica privandola di qualsiasi solennità. Al tradimento divino viene infatti associato il celebre soggetto barocco dei giocatori di dadi, in un connubio fra sacro e profano, che si ripete spesso nella poetica di La Tour.

Il “San Sebastiano curato da Irene” è un’altra delle tante opere del pittore loreniano dove gli opposti vengono a incontrarsi. L’intimità e la sensualità della scena, amplificate dalla fioca luce della candela, si scontrano con la crudeltà e il dolore del martirio e del sangue, in una perfetta sintesi eraclitea fra contrari.

Nonostante la formazione di La Tour rimanga un mistero tutt’oggi, sono le soluzioni stilistiche così originali per l’epoca che lo rendono ancora estremamente attuale. Una delle opere più strabilianti della mostra è proprio il “San Giovanni Battista nel deserto”, a cui viene dedicata l’intera sezione conclusiva. Dall’ombra si profila il corpo fragile e scarno di un giovane battista che si abbandona alla propria solitudine.Inoltre, l’assenza di qualsiasi oggetto esornativo sottolinea ancora di più il senso di mancanza e vuoto provato dal protagonista. Eppure il santo non è disperato, sembra quasi sereno, beato nel proprio isolamento. Tale concezione ossimorica rappresenta un filo rosso nella poetica di La Tour, che ha catalizzato l’attenzione di una delle più grandi istituzioni museali d’Italia.

“San Giovanni Battista nel deserto”, di Georges de La Tour

Anche questa volta Palazzo Reale ci dimostra la sua audacia nel combinare ricercatezza artistica, storica ed estetica in una mostra di rilevanza socio-culturale che pochi nel mondo si sono spinti, e si spingerebbero, ad allestire.

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
Date:
07/02/2020 - 07/06/2020
Orario:
lunedì 14.30-19.30 (dalle 9.00 alle 14.30 riservato alle scuole
martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-19.30
giovedì, sabato 9.30-22.30
ultimo ingressi un'ora prima della chiusura
Costo:
dai 6€ ai 16€
Sito web:
© riproduzione riservata