Negli anni Quaranta, anticipando di gran lunga i tempi, Lucio Fontana crea una serie di lavori «effimeri», costituiti da composizioni complesse, stanze e veri spazi architettonici, oggi quasi tutti andati perduti. Ora l’esposizione all’HangarBicocca di Milano li riporta in vita in un percorso cronologico che rende omaggio al grande artista italo-argentino.

Credit: Lorenzo Palmieri

Pirelli HangarBicocca è una fondazione no profit nata a Milano nel 2004 dalla riconversione di uno stabilimento industriale per la costruzione di locomotive in un’istituzione dedicata alla produzione e promozione di arte contemporanea. Luogo dinamico di sperimentazione e ricerca, con i suoi 15.000 metri quadrati è tra gli spazi espositivi a sviluppo orizzontale più grandi d’Europa e ogni anno presenta importanti mostre personali di artisti italiani e internazionali. L’accesso allo spazio e alle mostre è totalmente gratuito e il dialogo tra pubblico e arte è favorito dalla presenza di mediatori culturali.
L’edificio comprende un’area dedicata ai servizi al pubblico e alle attività didattiche e tre spazi espositivi caratterizzati dalla presenza a vista degli elementi architettonici originali del secolo passato: lo Shed, le Navate, e il Cubo. Le Navate, oltre all’area dedicata alle mostre temporanee, ospitano la celebre opera permanente di Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti 2004-2015, che sin dall’inaugurazione delle sue sette torri in cemento armato, ha reso Pirelli HangarBicocca uno dei luoghi culturali più amati di Milano.

I sette palazzi celesti di Anselm Kiefer / Credit: https://www.flickr.com/photos/urbandisturbance

È un viaggio veramente surreale quello che accompagna lo spettatore nelle sale dell’HangarBicocca di Milano, attraverso gli «Ambienti spaziali» di Lucio Fontana. All’artista italiano, tra i più importanti del XX secolo, è dedicata la mostra “Lucio Fontana Ambienti / Environments“, a cura di Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolí, in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana, che riporta in vita stanze e corridoi concepiti e progettati dall’artista dal 1948 al 1968 (e quasi sempre distrutti al termine dell’esposizione), ricomposti e rielaborati oggi attraverso dialoghi con luci al neon o luci di Wood.
La ricostruzione di questi spazi (alcuni ricreati per la prima volta) nasce da 4 anni di dottorato di ricerca di Marina Pugliese, storica dell’arte e docente a San Francisco, che ha studiato, tra il 2009 e il 2016, archivi di musei e incontrato testimoni e curatori delle mostre dell’artista ancora in vita.

Nove ambienti sono stati ricostruiti con un’accurata ricerca filologica. Essi rappresentano l’esito più innovativo delle teorie sullo spazio dell’artista, illustrate, quando era ancora in Argentina, nel 1946, all’interno del celebre Manifiesto Blanco. Lucio Fontana nasce a Rosario di Santa Fé, in Argentina, nel 1899 e muore a Varese 49 anni fa. Nell’immediato dopoguerra l’artista si trasferisce a Milano dove, molti anni prima, aveva studiato scultura a Brera con Adolfo Wildt. È una città distrutta dal terrible conflitto bellico, ma con tanta voglia di fare e di ricostruire. Proprio qui inizia a collaborare con Carlo Cardazzo e con la sua Galleria del Naviglio, in via Manzoni.
Da queste esperienze nasce il Manifesto dello Spazialismo, movimento che di lì a poco avrebbe rivoluzionato la storia dell’arte. È l’esito di una nuova rappresentazione visiva legata alle dimensioni di spazio di tempo. È il superamento della bidimensionalità della tela. Anche il ruolo dello spettatore cambia profondamente e la mostra al Pirelli HangarBiccoca lo tiene bene a mente. I visitatori, infatti, vengono sollecitati a percorrere lo spazio, riempirlo e farlo proprio.

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Negli stessi anni presero forma le tele bucate e i tagli, attraversati da luci, esposti e immortalati nelle fotografie di Mulas in modo da creare a loro volta degli spazi cosmici: i Concetti spaziali.

Nella grande mostra milanese lo spettatore, in un percorso al buio, è chiamato a prestare attenzione ad ogni singola opera con cui si crea un rapporto diretto e personale.

L’opera che apre la rassegna è la Struttura al Neon (1951), apparato decorativo per la IX Triennale di Milano. Si tratta di una struttura fluorescente lunga circa 100 metri, alla quale fa seguito una sequenza cronologica di ambienti che parte dall’Ambiente spaziale a luce nera(1948-1949), presentato presso la Galleria del Naviglio a Milano nel 1949, a quell’epoca no compreso né apprezzato dal pubblico. La luce nera del titolo era la luce di Wood, una vera passione di Lucio Fontana, che in una stanza buia illuminava una scultura in cartapesta dipinta con colori fluorescenti, per dare «questa sensazione di vuoto, un senso, una materia completamente nuovi per il pubblico». L’ambiente successivo è occupato dalle Utopie, ideate insieme a Nanda Vigo per la XIII Triennale del 1964: due corridoi da attraversare, uno nero e uno rosso, con pavimenti gommosi e luci che fuoriescono dai fori delle pareti, dando vita ad un’atmosfera incredibilmente suggestiva.

STRUTTURA AL NEON PER LA IX TRIENNALE DI MILANO, 1951, tubo di cristallo con neon bianco, 18 mm, lunghezza 100 m, luce 6500°K (realizzato da Fontana nel 1951 per lo scalone d’onore della IX Triennale di Milano, per gli architetti Luciano Baldessari e Marcello Grisotti).

La mostra permette anche di ammirare opere come Ambiente spaziale in Documenta 4, realizzato a Kassel nel 1968, anno della scomparsa dell’artista. Si tratta di una struttura labirintica bianca, che conduce a un grande taglio nero sul muro, il segno dell’artista, che rappresenta il superamento fisico e concettuale, il passaggio dalla tela allo spazio: un’esperienza percettiva e immersiva totale per lo spettatore.

Lucio Fontana, Ambiente spaziale in Documenta 4, a Kassel, 1968/2017, veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017 / © Fondazione Lucio Fontana. Foto: Agostino Osio

 

Fino ad oggi gli ambienti spaziali e le altre opere affini, come i soffitti di cinema e alberghi, sono stati immortalati da fotografie più o meno sbiadite. Qualcuno di essi era stato ricostruito singolarmente in qualche mostra o museo, ma non era mai stato possibile attraversarli, riviverli e farne esperienza diretta, come oggi nella mostra milanese.

Poche strutture sarebbero state in grado di mettere in piedi un allestimento così spettacolare come quello realizzato all’Hangar, che ripropone anche le opere mitiche degli ultimissimi anni di Fontana, fra cui quelle del Walker Art Center di Minneapolis e dello Stedelijk Museum di Amsterdam, nel cinquantesimo anniversario della loro creazione.

Immergetevi nel visionario universo di Fontana e… non dimenticate di usare l’hashtag #artwavegallery sotto le vostre foto che postate su Instagram, per avere la possibilità di essere ricondivisi sulla nostra pagina ufficiale!

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INFO

Date: dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018

Dove: Pirelli HangarBicocca, Via Chiese 2, 20126 Milano

Ingresso: gratuito

Per maggiori informazioni consultate il sito hangarbicocca.org