Antonio Canova: al solo pronunciare questo nome, la nostra mente si riempie di immagini sublimi e pure, le immagini di alcune delle sculture più stupefacenti della storia dell’arte. A lui Milano dedica due importanti mostre, visitabili dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020, portando i visitatori fra le statue dell’artista che meglio ha interpretato la lezione di Winckelmann, lo storico dell’arte che teorizzò il Neoclassicismo, aprendo la strada alla scultura moderna.

Non può che essere Milano lo scenario ideale per ospitare le opere del più grande maestro del Neoclassicismo internazionale: il capoluogo lombardo, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, ha visto la propria architettura trasformarsi secondo i canoni neoclassici, sotto l’occhio esperto dell’architetto Giuseppe Piermarini: è a lui che si deve il progetto del Teatro alla Scala, del Palazzo Belgioioso e dell’attuale facciata del Palazzo Reale, tre dei maggiori esempi di architettura neoclassica italiana. In particolar modo, la Galleria d’Arte Moderna di Milano si presenta come il luogo espositivo perfetto per una mostra su Canova, grazie alla sua ampia collezione di arte neoclassica, tra le più rilevanti a livello nazionale. La mostra, intitolata “Canova. I volti ideali” e curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, si focalizza sulla produzione degli ultimi anni di vita dello scultore di Possagno. Nella fase più matura della sua carriera, Canova si dedica alla creazione di busti femminili che definiscono il modello di bellezza ottocentesco e che lui stesso chiama “Teste ideali“. Come si desume dal titolo, queste opere non rappresentano volti di donne reali, ma sono il risultato di un’attenta analisi estetica che si risolve nel perfetto equilibrio tra idealizzazione della bellezza e studio della natura. Il primo spunto per la realizzazione delle teste ideali è da ricercare probabilmente nell’attività ritrattistica dovuta alle commissioni di Napoleone Bonaparte e della sua famiglia. Nonostante ciò, le teste ideali sono l’emblema di una dimensione se non privata, tuttavia fortemente personale, in cui il maestro poteva esprimere la propria piena creatività. Tale modernissima visione della produzione artistica, totalmente libera dalle committenze, non è nuova per Canova: già altre volte aveva deciso di trovare un acquirente per l’opera a realizzazione compiuta; nelle teste ideali questo procedimento si rivela fondamentale per permettere all’artista di esprimere il suo genio creativo, liberandosi delle catene del sistema dell’arte settecentesco.

Antonio Canova, Musa, 1816-1817 (foto di Alberto Villa)

I tratti delle prime teste raffigurate da Canova, richiamano alla mente un passato lontano di canoni e regole scultoree, quando la delicatezza della mano degli scultori greci dava una nuova e soave vita al duro marmo. Le effigi marmoree si ispirano alla ritrattistica romana di età imperiale, come si può notare dalle acconciature. Particolarmente nota fu, ai contemporanei di Canova, il busto di Elena di Troia, da sempre incarnazione della bellezza naturale e, dal 1819, preservata nel marmo scolpito dallo scultore di Possagno. Grazie ad un allestimento ben curato, in cui il busto di Elena e quello di Paride vengono messi l’uno di fronte all’altro in uno sguardo d’amore senza tempo, lo spettatore può godere appieno della perfezione del tratto scultoreo, che riesce a dare al marmo lo splendore della vera carne.

La progressiva semplificazione dei tratti, che definisce la via verso la perfezione tanto ricercata da Canova, raggiunge l’apice nella Vestale, capolavoro realizzato tra il 1818 e il 1819: essa rappresenta il fulcro del percorso espositivo, in quanto ritenuto il massimo livello di purezza raggiunto dallo scultore. Emblema della gara canoviana di emulazione della scultura antica, la Vestale si inserisce in una tradizione artistica che fonda le sue radici nell’età repubblicana di Roma: le sacerdotesse della dea Vesta, incarnazione della purezza e della castità, rappresentano in pieno la connessione tra passato, presente e futuro che si riscontra nell’opera di Canova. Lo scultore, infatti, prende ispirazione dalla velata della collezione Farnese nota come “Zingarella” (busto romano del I-III secolo d.C.), per poi influenzare la sua contemporaneità e la scultura novecentesca. In particolare, la muta e quasi inquietante bellezza della Vestale canoviana si carica di elementi simbolisti inediti che costituiranno poi l’arte del milanese Adolfo Wildt, la cui Vergine (1924) è esposta in mostra. La Vestale viene presentata nelle sue tre versioni (una delle quali proveniente dal Jean Paul Getty Museum di Los Angeles), che sono poste a confronto e in dialogo tra loro per la prima volta.

Le fonti a cui Canova attinge non si limitano esclusivamente al solo, seppur immensamente vasto, repertorio classico: la mostra, infatti, permette al visitatore di vedere anche teste ispirate alle donne della letteratura italiana medievale e rinascimentale, nonché agli affreschi quattrocenteschi come quelli del Ghirlandaio. Un forte ritorno ai temi greci, questa volta senza ispirarsi alla mitologia, bensì alle incarnazioni di astrazioni quali la Filosofia e la Pace, si ha quando, nel 1815, Canova ha la possibilità di meravigliarsi di fronte agli splendidi marmi di Fidia, conservati a Londra. Tale evento si traduce, nello stile dello scultore, in una ripresa dell’arcaismo greco, evidente nelle forme più ferme e geometriche. La mostra si chiude con un esempio della forte influenza di Canova sull’arte dei nostri giorni: è esposta, a tal proposito, Mimesi, un’opera di Giulio Paolini costituita da due piccoli calchi in gesso di teste femminili greche poste l’una di fronte all’altra. Paolini, probabilmente uno degli artisti contemporanei che è riuscito a reinterpretare meglio la lezione dello scultore di Possagno, afferma però che la vera opera d’arte non sta nei due calchi contrapposti, bensì nello spazio che intercorre tra essi, rifacendosi anche all’importanza fondamentale del vuoto nei gruppi scultorei di Canova.

La seconda mostra, ospitata alle Gallerie d’Italia in Piazza della Scala, si intitola “Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna” legge la figura di Canova in rapporto a quella del suo rivale nordico, il danese Bertel Thorvaldsen. Il campo di battaglia dei due scultori è Roma, importante fonte di ispirazione per la produzione neoclassica. La mostra, curata da Stefano Grandesso e Ferdinando Mazzocca, presenta importantissime opere provenienti dai maggiori musei nazionali (gli Uffizi, Brera, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo e Gypsotheca Antonio Canova di Possagno) e internazionali (l’Ermitage di San Pietroburgo, il Prado di Madrid, il Met di New York, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Museo Thorvaldsen di Copenhagen).

Giovanni Ceccarini, Antonio Canova sedente in atto di abbracciare l’erma fidiaca di Giove, 1817 (foto di Alberto Villa)

Le opere in mostra, così come i dialoghi tra loro instaurati, sono organizzate per temi che rispondono alla complessità della vita, vista attraverso gli occhi degli artisti che più di tutti hanno dato il via alla scultura moderna: viene affrontata così la brevità della giovinezza, la bellezza, l’amore. Canova e Thorvaldsen si confrontano sulle medesime figure mitologiche, in una sorta di competitiva emulazione nella quale l’italiano risulterà inevitabilmente vincitore. È la prima volta che questi due artisti vengono posti a confronto: il fulcro espositivo e tematico della mostra, e dunque del dialogo tra i due scultori, è sicuramente il gruppo delle tre Grazie. Posizionate al centro della mostra e circondate da statue di danzatrici, le due versioni delle Grazie rappresentano pienamente i punti salienti che differenziano i due artisti: si nota in Thorvaldsen, infatti, un’idea della classicità più severa e austera rispetto all’opera di Canova, dove le figure sono più libere nei movimenti e meno impostate.

La raffigurazione della giovinezza risulta uno dei temi fondanti della mostra: in particolare Thorvaldsen sceglie Ganimede come paradigma maschile di una bellezza adolescenziale, riscontrabile anche nelle sculture realizzate da Canova che ritraggono Amore, simbolo di grazia sensuale, bellezza intatta e innocente. Thorvaldsen, invece, così come il suo seguace Wolff, sceglie di raffigurare Amore in atteggiamento vittorioso, fiero del proprio trionfo, sottolineando la potenza di questo sentimento. Amore risulta anche il protagonista di un’altro importante gruppo scultoreo di Canova, probabilmente il più famoso: Amore e Psiche. La versione esposta alle Gallerie d’Italia fa parte della collezione dell’Ermitage e risulta molto diversa da quella parigina: la scena infatti, seppur meno spettacolare, è decisamente più intima, e trasmette un senso di tenerezza che la differenzia totalmente dalla versione esposta al Louvre, dove il momento sospeso di un bacio non ancora compiuto conflagra in un universo di passioni che solo la forza della delicatezza del marmo può donare.

Le due mostre si inseriscono in un percorso che prelude alle celebrazioni del 2022, bicentenario dalla morte di Canova. Milano riesce a rendere omaggio a questo scultore così importante per la nostra storia e per quella mondiale: la sua arte si conferma come il ponte necessario a far approdare la scultura alla modernità, e lo fa incredibilmente attraverso la ripresa dell’antico. L’importanza di Canova testimonia come non si possa guardare al futuro senza guardare al passato, poiché esso rappresenta un repertorio di cultura, tradizioni e archetipi che pongono le basi per la costruzione di qualsiasi proiezione. È difficile resistere alla tentazione di sfiorare, anche solo con un dito, le sculture di Canova: si vorrebbe poter toccare con mano la perfezione di quelle opere per credere che un uomo, e non un dio, sia riuscito a creare dalla pietra forme così levigate e impeccabili. Ma non possiamo oltrepassare il velo di intoccabilità delle opere d’arte, perché proprio quel velo contribuisce alla nostra esperienza di estasi religiosa di fronte alla purezza del marmo.

 

Dettagli evento

Luogo:
GAM, via Palestro, 16, 20121 Milano | Gallerie d'Italia, Piazza della Scala, 6, 20121 Milano
Date:
25/10/2019 - 15/03/2020
Orario:
Aperto da martedì a domenica
Lunedì chiuso
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