Entrando nello spazio della galleria ed addentrandosi in uno scenario dal carattere onirico e paleontologico, si accede ad un arcipelago di elementi scultorei, nelle cui forme e materiali vengono riecheggiati processi geologici, fisici e chimici. Oggetti di bronzo, cemento, vetro, meduse e pietre creano composizioni che sembrano da una parte reliquie del passato, dall’altra visioni dal futuro.

Graziano Folata, servendosi dell’esempio della natura ed imitandone i fenomeni di calcificazione, eruzione, fossilizzazione e stratificazione calcarea, crea un nuovo mondo.

L’artista compie in prima analisi un atto cosmogonico: una cosmogonia che avviene a partire dalla visione, intesa come volontà cosciente e quindi generatrice. Lo sguardo trasforma da una condizione all’altra e diventa portatore di creazione e rigenerazione.

Graziano Folata, DURA MADRE suite, 2020

Graziano Folata, DURA MADRE suite, 2020. Foto di Madalina Blajinu

Lucia Longhi spiega nel suo testo critico che il processo di creazione e misurazione di un oggetto non è scindibile dall’oggetto osservato. La realtà è definita dal suo osservatore, e l’atto di osservazione, modificando in qualche modo il fenomeno osservato, diventa atto di creazione. In sintesi la percezione di un oggetto è inevitabilmente condizionata dallo sguardo soggettivo del suo osservatore.

Il gesto di Graziano Folata mette in atto una formula di rigenerazione di un mondo che a partire dai suoi elementi può essere nuovamente guardato e formulato.

Tuttavia, rimescolando gli elementi della formula generatrice, ovvero aria, acqua, terra e tempo, ne accelera volontariamente e consciamente i processi naturali. Modifica per esempio alcuni coefficenti, come il tempo, la durata necessaria per la formazione di una parte calcarea, oppure l’acqua, sostituendola con meduse disciolte mescolate al cemento.

L’artista svolge inoltre degli esercizi ontologici, creando una membrana protettiva attorno alle sue opere, proprio come se fosse la dura madre, la meninge che protegge il cervello umano e il sistema nervoso da improvvisi traumi.

Ricopre con gomma siliconica pieghe di cortecce fossili, fotografa con immagini stratificate a lunga esposizione il calcare di stallatiti millenarie, mescola una massa di meduse disciolte al cemento, versa cera sulle lame di una rosa del deserto per trasformarle in ali bronzee di farfalla. Nel profilo di queste opere è possibile scorgere delle forme familiari: una rosa, o una farfalla; una corteccia, o un’epidermide; una roccia, o una medusa.

Lo sguardo dell’artista modificando gli elementi naturali e antropici conferisce loro una nuova vita, e realizza creazioni attivando un processo di pietrificazione.

Se però in natura i fenomeni che portano alla pietrificazione non hanno uno scopo, ma avvengono per caso in seguito a fenomeni ambientali accidentali, come per esempio la calcificazione della foresta di Martis in Sardegna avvenuta venti milioni di anni fa in seguito ad una violenta eruzione vulcanica, nell’arte di Folata la pietrificazione non avviene a caso ma è un atto di volontà.

L’artista ripercorre e accelera tale processo con lo scopo di assegnargli un senso, quello di ‘presenza imperitura nel tempo’. Affascinato da questa pietrificazione dà nuova forma a quegli alberi destinati a vivere per sempre, ricavando dei calchi dalle cortecce fossili per realizzarne membrane fatte di bronzo e vetro.

Graziano Folata, DURA MADRE suite, 2020

Graziano Folata, DURA MADRE suite, 2020. Foto di Madalina Blajinu

Graziano Folata si spinge metaforicamente e fisicamente in un mondo sotterraneo, tra le cavità della terra e le pieghe del tempo, alla ricerca di cose nascoste e grottesche, termine che al femminile indica il mistero dell’arte che si cela dentro un luogo ipogeo e nascosto, con la consapevolezza e la responsabilità di realizzare una nuova creazione attraverso lo sguardo, inteso come gesto creativo, alla base del processo artistico che genera nuove cose.

Si addentra nel buio, dove la luce e lo sguardo non arrivano, che non corrisponde ad assenza di materia ma che al contrario custodisce inafferrabili meraviglie. In mezzo a stalattiti e fossili, tra ricci e meduse, evocando storie di personaggi mitologici raffigurati sulle domus romane, nel nuovo mondo ipogeo di Folata le immagini emergono dal tempo per trovare una nuova narrazione.

Graziano Folata, DURA MADRE suite, 2020

Graziano Folata, DURA MADRE suite, 2020. Foto di Madalina Blajinu

L’uomo, dotato di coscienza, pensiero astratto e consapevolezza, dopo aver posato il suo sguardo sulle cose le rigenera nuovamente e in questo modo è come se le rivedesse per la prima volta.

Questa facoltà di forgiare il mondo non è tuttavia ascrivibile alla contemporanea visione antropocentrica del mondo. Nel momento storico in cui l’uomo è diventato una forza geologica capace di danneggiare ogni vita sul pianeta, lo sguardo dell’uomo sembra infatti essere oggi portatore di morte. L’artista propone un’alternativa, in cui l’intervento dell’uomo è creatore e non distruttore e in cui lo sguardo pietrificante non uccide ma protegge, proprio come la dura madre.

Quello dell’artista è, in ultima analisi, un gesto di ribellione allo sguardo conformante: una nuova visione del mondo in cui osservare è creare.

Dettagli evento

Luogo:
Marina Bastianello Gallery, via Pascoli 9c Mestre Venezia
Date:
19/10/2020 - 19/12/2020
Costo:
Ingresso gratuito
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