Il 25 gennaio è stata inaugurata l’esposizione dell’opera Habemus Hominem dell’artista Jacopo Cardillo, meglio conosciuto col suo nome d’arte Jago.

La location prescelta per questo evento è la Galleria Doria Pamphilj, una straordinaria cornice nel cuore di Roma, uno degli edifici più belli e grandi della città. Qui risiedono ancora gli eredi della nobile famiglia, ma ciò che attrae e incanta i visitatori della dimora nobiliare, è la Galleria che ospita la collezione privata. Nata per volere di papa Innocenzo X, è ricca di straordinari capolavori realizzati da nomi come: Tiziano, Raffaello, Parmigianino, Bronzino, Filippo Lippi, Sebastiano Del Piombo, Caravaggio, Tintoretto, Bernini, Brueghel il Vecchio; lo stesso ritratto del Papa realizzato nel 1649 da Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez, qui esposto, è molto noto al pubblico perché ripreso da numerosi artisti tra i quali Francis Bacon.

Un susseguirsi di sontuose stanze e straordinari capolavori accolgono il visitatore, fino all’ultima sala, quella del trono e ora, posta al centro, anche della dissonante scultura di Papa Benedetto XVI: il busto di un anziano signore, con le sue rughe e pieghe del tempo, privo di orpelli, nudo; eppure, ciò che risulta straordinario non si vede, perché non si tratta, infatti, dell’incredibile nudità del busto del papa, ma dell’inedita modalità di partecipazione del pubblico all’opera stessa.

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Concessa in prestito al Palazzo, è stata messa in vendita sotto forma di quote attraverso l’innovativa piattaforma on-line Feral Horses, ed è già stata acquistata da 500 persone, che ne sono divenute comproprietarie. Durante l’inaugurazione hanno potuto partecipare solo i proprietari di almeno 4 quote dell’opera, un’operazione, questa, iniziata alla Paratissima di Torino e proseguita poi nel palazzo romano. Ma come nasce questa iniziativa?  Nel 2017 l’opera entra a far parte di una collezione privata, tuttavia il proprietario avverte il bisogno di donare la scultura alla comunità, di restituirla per renderla un bene fruibile a tutti. Da qui l’operazione di vendita attraverso delle azioni.

La statua ha oggi un valore di 180.000 sterline (circa 205.000 euro), suddiviso in 10.000 quote di proprietà dal valore di 20,50 euro ciascuna.

Si tratta di una manovra commerciale e della sincera volontà di rendere protagonista il pubblico: partecipe di un gesto corale e comunitario.

Fonte: www.jago.art

Per cercare di comprendere meglio l’iniziativa occorre conoscere l’opera e il suo creatore: la scultura è stata iniziata nel 2009 e completata, così come la conosciamo oggi, nel 2016. Si tratta del busto di Papa Benedetto XVI, realizzato in occasione del Concorso delle Accademie Pontificie in Vaticano; Jago realizza il ritratto del Papa coperto dalla veste pontificia ispirandosi al ritratto di Papa Pio XI di Adolfo Wildt, il cui volto è privo degli occhi e che si trova attualmente presso i Musei Vaticani. All’artista è stato chiesto dai Cardinali, di donare la vista all’opera, sicuri di esprimere la volontà del Papa, Jago si è rifiutato rinunciando così alla vincita del concorso.

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Nel 2016 Papa Ratzinger abdica e Jago, nel suo studio di Anagni si rende conto di dover fare un gesto che fosse al tempo stesso incontrovertibile e profondamente simbolico: spoglia il papa della sua veste pontificia, lo priva della sua sacralità e nudo, scarno e anziano, lo rende, semplicemente un uomo; trasformando l’opera da Habemus Papam in Habemus Hominem

Del resto c’è poco di convenzionale nelle scelte di questo giovane artista ciociaro: classe ’87, nasce a Frosinone, lascia l’accademia perché in eterno conflitto con i docenti, peraltro contrari alla sua partecipazione alla 54esima Biennale di Venezia. Si fa strada nel mondo dell’arte come autodidatta, diventando manager di sé stesso. Il successo arriva presto, soprattutto in America, dove la sua opera trova grande risonanza. Considerato un social artist, Jago condivide ogni giorno il proprio lavoro sui propri profili Facebook e Instagram, attraverso i video delle sue sessioni di lavoro, dialoga con il pubblico, con cui ha un rapporto immediato e diretto, così come la sua arte.

Fonte: www.jago.art

Ambizioso e grande comunicatore Jago sta attuando una piccola rivoluzione dell’arte e proprio in quest’ottica occorre leggere ogni suo gesto, inteso come atto anticonvenzionale. L’arte si fa nuova sotto le sue mani che plasmano nuove regole.

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Così, come Banksy fa autodistruggere (in parte) la sua opera nel momento stesso in cui viene venduta per 1 milione di dollari, Jago la vende a tutti. L’arte può appartenere a tutti e dunque, non appartenere a nessuno: è un dono, al pari della nudità regalata al Papa, una libertà ritrovata. La nudità, come la libertà, del resto, si conquista lentamente.

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Doria Pamphilj, Via del Corso 305, Roma
Date:
25/01/2019 - 24/03/2019
Orario:
Tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00
il terzo mercoledì del mese è chiusa
Costo:
Intero €12; ridotto €8
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