Un lenzuolo, un letto, una poltrona, un pennarello, un paio di forbici, una moneta, degli stivali, uno specchio, un pezzo di carne, mollette, un frustino, un cockring e un dildo: oggetti posizionati secondo una logica, una ratio ben precisa, di diversi piani narrativi che si intrecciano e si assimilano vicendevolmente, assorbendosi e abbracciando significati e dissidi. Tutto questo e molto di più è l’installazione Ho steso un lenzuolo per terra realizzata e curata dal duo artistico F/Q che si concentra su percorsi espositivi transdisciplinari che si insinuano attraverso narrativa, fotografia e scultura, lavorando sul dialogo e la collaborazione per creare quella che sarà poi una nuova unità inscindibile.

Allestimento della mostra. Fonte: F/Q

Lo spazio FuturDome, galleria e residenza per artisti contemporanei, ospita l’inedita interpretazione polisensioriale dell’opera  letteraria di Hervé Guibert, Les Chiens, un libricino scritto nell’estate 1981 all’Isola d’Elba. Hervé Guibert (1955 –1991) è stato uno scrittore, giornalista e fotografo francese, uno degli amici più stretti di Michel Foucault, Isabelle Adjani e Sophie Calle. Le vicende descritte ne Les Chiens sono memorie deformate e deformanti, una raccolta di archetipi e maschere che stravolgono volti e identità, in quella che è un’astratta e carnale fantasia erotica che fa del sadomaso e della violenta lotta dei corpi le sue leggi fondamentali.

Il Boia. Fonte: F/Q

Lo stesso autore afferma come l’evocativa e potente arte di Francis Bacon sia stata fonte d’ispirazione prorompente.  Les Chiens, infatti, può essere considerato uno o più quadri animati del pittore, in quella che è una sequenza temporale di una psicologia distorta che si impossessa dei tre personaggi, incastrandoli tra loro. “Nei quadri di Bacon c’ era tutto quello che mi piaceva” – continua Guibert – “il colore, il carnaio, la sodomia, l’abbraccio di due uomini…”. La sessualità si esprime in tutte le sue sfumature, e il duo F/Q la trasmette attraverso le parole dell’autore-artista grazie a suggestioni sonore, odori, esigenze tattili; c’è l’umidità della pioggia, le onde dell’Isola d’Elba, il sangue e la lussuria della carne, le pieghe del lenzuolo su cui si dipana la traduzione italiana, unica, del testo, disposta in modo analogico.

Il Prigioniero. Fonte: F/Q

C’è tutta la psicologia del padrone e del sottoposto, del carnefice e della vittima, e i diversi piani della narrazione si presentano sui vari livelli dell’esposizione che comprende, tra le altre cose, la prima edizione fuori catalogo de Les Chiens, la litografia a colori su carta Lying Figure di Francis Bacon, l’incisione ad acquaforte di William Hogarth First Stage of Cruelty. Inoltre, sono anche presenti una serie di cinque fotografie in bianco e nero, la poltrona e il servomuto di design firmato Carlo Forcolini, oltre alla produzione ad hoc in lana mohair di quelli che sono gli indumenti citati, a cura di Niccolò Magrelli.

Allestimento della mostra. Fonte: F/Q

Il tutto è legato dal “ritmo, dalla violenza, dal sistema” a cui il testo erotico sottopone lo spettatore, che si aggira tra inquietudine e stupore, in quello che è un dissidio umano da attraversare, dettato dalla perversione che si nasconde in ognuno di noi. Fantasie e realtà sono talmente aggrovigliate da restituire un gomitolo di sensazioni contrastanti e allo stesso tempo terribilmente lucide e chiare; minuzioso è il racconto dell’atto sessuale, omosessuale e non, dello stesso autore che osserva e partecipa, in una lussuria che si legge e percepisce tra l’odore della pioggia e quello ferroso della carne appesa.

Non c’è calma e non si cerca redenzione: le scene vengono fotografate con il ricordo e rielaborate in chiave pornografica, partendo da esperienze di vita vissuta e da persone reali, fino ad arrivare all’auto-fiction al fine di ipnotizzare il lettore. Il fine dell’installazione non era quello di “riprodurre la natura pornotopica del testo, bensì restituire attraverso nuove immagini l’atmosfera tersa e quasi matematica della narrazione stretta in lunghissimi periodi in cui le fantasie – sessuali e non – si dipanano in un crescendo esponenziale”. Ho steso un lenzuolo per terra affascina e invita a quella che è un’esperienza contemporanea dei sensi e della natura umana, che sia questa da abbracciare o da rifuggire, appena girato l’angolo.

 

Collaborazioni:

Nicolò Magrelli – Designer dei vestiti in lana

Bojan Đorđev, Stipe Kostanić – Autore e performer del video proiettato (Psy, 2012)

Davide Savorani – Performer durante l’opening
Nicola Pozzani – Naso che ha scelto l’odore

 

 

 

Immagine di copertina: Il lenzuolo, allestimento in mostra. Fonte: F/Q

Dettagli evento

Luogo:
FuturDome, Via Giovanni Paisiello 6
Date:
23/01/2020 - 22/02/2020
Sito web:
© riproduzione riservata