di Andrea Esposito

Il 31 dicembre del 192 d.C. Commodo – ultimo vero “nato nella porpora” perché figlio naturale di Marco Aurelio, e ultimo della dinastia Antonina – moriva assassinato da Narcisso (un ex gladiatore divenuto maestro del giovane imperatore proprio nell’arsgladiatoria). Con un assassinio quindi si chiudeva per Roma un’epoca di grande rilevanza storico-artistica, ma al contempo se ne apriva una nuova di promettente prosperità e magnificenza. Proprio quest’epoca è al centro di una mostra (curata da Clementina Panella, Rossella Rea e Alessandro d’Alessio) intitolata “Roma Universalis. L’Impero e la dinastia venuta dall’Africa” visitabile nel Parco archeologico del Colosseo (Foro Romano e Palatino) dal 15 novembre 2018 al 25 agosto 2019.

Una foto di una parte del Parco archeologico del Colosseo. Fonte: dire.it

La mostra è articolata in un percorso che comprende i grandi monumenti che i Severi costruirono o fecero restaurare nell’area archeologica al centro della Capitale, quindi dal Colosseo al Templum Pacis passando per i Fori Imperiali fino al Palatino (DomusSeveriana, Arcate Severiane, Stadio). Un’altra sezione invece, concentrata sulla produzione artistica a Roma sotto la dinastia severiana, è dislocata soprattutto nel Foro Romano con l’esposizione – nel Tempio di Romolo (non il primo re di Roma, ma il figlio dell’imperatore Massenzio morto in giovane età) – di un ciclo statuario scoperto nelle Terme di Elagabalo, penultimo imperatore Severo, ed eccezionalmente mostrato per la prima volta al grande pubblico.

Lo scopo principale della mostra è quello di rendere noto a tutti l’ultimo periodo dell’Impero Romano legato a questa dinastia che rese – ancora una volta, e forse per l’ultima volta – grande Roma nonostante l’avanzare della crisi che portò agli sconvolgimenti politici immediatamente successivi.

Alla fine del II secolo d.C., infatti, la situazione generale nell’impero era alquanto caotica e ormai lontana dal rigore repubblicano di antica memoria, e ad aumentare questa situazione di confusione e incertezza contribuì l’acclamazione quasi contemporanea di tre diversi Augusti da parte dell’esercito, il vero protagonista della politica imperiale romana tra secondo e terzo secolo.

Dei tre imperatori nominati soltanto uno riuscì a imporsi: Lucio Settimio Severo, nato nell’africana Leptis Magna e acclamato Augustus a Carnuntum nell’odierna Austria. Immediatamente dopo la sua acclamazione, Settimio Severo marciò su Roma – atto di augustea e mussoliniana memoria – ottenendo dal senato il riconoscimento dei titoli di Imperatore Augustus. Divenuto a tutti gli effetti padrone indiscusso dell’impero, Settimio poté dedicarsi alla sua riorganizzazione servendosi del costante – e a tratti invadente – appoggio della sua famiglia, in modo particolare della moglie Giulia Domna, donna raffinata e di straordinaria cultura discendente da una nobilissima famiglia sacerdotale siriana di Emesa.

Non è un caso quindi che l’Augusta Giulia Domna compaia ad apertura della mostra, in coppia con Settimio, in un bellissimo ritratto marmoreo esposto nella galleria del secondo ordine del Colosseo, dove, oltre all’aspetto storico della dinastia è tracciato anche un quadro economico e sociale dell’epoca con particolare attenzione alla Forma Urbis Severiana, ovvero una antica pianta di Roma incisa su lastre di marmo a sottolineare il forte legame tra la dinastia e la sua Capitale.

Oltrepassata la coppia imperiale, il percorso riprende con una rassegna in successione degli altri imperatori Severi.

Alla morte di Settimio avvenuta a Eboracum, l’attuale York, durante una campagna militare in Britannia nel 211 d.C., la successione al trono era stata assicurata dalla nascita di due eredi: Caracalla e Geta; ma, sebbene le raffigurazioni pubbliche suggerissero una certa concordia tra i due fratelli, la realtà storica fu ben diversa: difatti Caracalla non esitò a eliminare il fratello, che – assassinato dai pretoriani tra le braccia della madre – fu colpito anche da damnatio memoriae perché la Storia non ne conservasse alcuna traccia.

Tuttavia il nome di Caracalla non è legato soltanto a fatti cruenti come questo – tra l’altro molto frequenti nella storia imperiale di Roma – ma anche, e soprattutto, alla Constitutio Antoniniana, un documento di straordinaria importanza con cui si estendeva la cittadinanza romana – e i suoi privilegi – a tutti i sudditi liberi dell’impero. Una gigantografia del P.Gissen. 40 (un papiro greco del 215 d.C. che ci ha restituito il preziosissimo testo della Costituzione) campeggia su uno dei pannelli didattici che accompagnano il visitatore lungo tutta la mostra allestita al Colosseo. È proprio in un atto del genere che si coglie appieno l’universalità di Roma e del suo impero: un vero crogiolo di culture e popoli diversissimi tra loro ma accomunati dall’appartenenza a uno stesso popolo, quello romano.

Colpevole di fratricidio e mandante di orribili atti di sangue, Caracalla (i cui ritratti scultorei esposti catturano subito l’attenzione del visitatore non solo per la loro bellezza artistica ma per il senso di potere che traspare ancora dai tratti) finì i suoi giorni assassinato dal suo prefetto al pretorio, Opellio Macrino, nell’aprile del 217. Quest’ultimo però, nell’aspirare al trono imperiale, commise un grave errore: allontanò da Roma le donne dei Severi, le quali ebbero modo di organizzare in Oriente, patria d’origine, la loro rivincita presentando alle truppe il quattordicenne figlio di Giulia Soemia (nipote di Giulia Domna), Vario Avito Bassiano – più noto come Elagabalo, dal nome della divinità solare (Elagabaal) di cui egli era sacerdote.

Anche Elagabalo inaugurò il suo regno con una serie di atti sanguinosi volti a consolidare il proprio potere; e le fonti storiche che parlano di lui sono senza dubbio in opposizione alla politica adottata dal giovane imperatore, e non deve stupire quindi che un’opera come la Historia Augusta (di autore ignoto) sia così farcita di particolari scabrosi, turpi e lascivi che lo riguardano. Oltre al famosissimo ritratto esposto, la mostra offre anche la possibilità di ammirare le terme che Elagabalo fece costruire all’inizio della Via Sacra nel Foro Romano e il grande tempio-palazzo, l’Elagabalium, edificato sul Palatino. L’odio nei confronti dell’imperatore-sacerdote venuto dall’Oriente crebbe a tal punto che, nel marzo del 222 a seguito di una rivolta ordita dai pretoriani, Elagabalo e la madre Giulia Soemia morirono selvaggiamente uccisi. Il corpo dell’imperatore, dopo essere stato mutilato, fu trascinato per le strade di Roma e infine gettato nel Tevere.

Fonte: artemagazine.it

Prima del tragico epilogo, però, Elagabalo aveva designato come suo successore un cugino di nome Alessandro, il quale divenne il più giovane imperatore nella storia di Roma. Alessandro, tuttavia, non visse abbastanza a lungo da lasciare impresso il suo nome negli annali delle glorie militari di Roma, anzi fu più propenso a negoziare col nemico che a batterlo in guerra. Tuttavia la fama della sua straordinaria bellezza ha vinto la forza dei tempi ed è giunta sino a noi attraverso i bellissimi busti marmorei come quello esposto e che lo ritrae in giovanissima età.

Oltre all’esclusiva delle terme di Elagabalo, Roma Universalis offre anche la possibilità di visitare un altro cantiere di scavo: il Templum Pacis, raggiungibile dalla cosiddetta “Via ad Carinas” nel Foro. Distrutto da un crollo, il tempio, antico custode del tesoro di Gerusalemme trafugato dai romani conquistatori nel 70 d.C., conserva tuttora il policromo pavimento marmoreo di età severiana.

Una vera mostra-evento, quindi, che con l’ausilio di pannelli grafici, di filmati ricostruttivi, e di un ricco catalogo curato da esperti in ogni settore (dall’archeologia, alla numismatica e all’economia in età Severiana) permette di cogliere appieno il fascino di questa grande dinastia imperiale romana venuta dall’Africa.

 

INFO

Periodo

Dal 15 novembre 2018 al 25 agosto 2019

Luogo
Roma, Colosseo – Foro Romano – Palatino

Orari Parco Archeologico del Colosseo

8.30 -16.30 fino al 15 febbraio 2019
8.30-17.00 dal 16 febbraio al 15 marzo 2019
8.30-17.30 dal 16 marzo al 30 marzo 2019
8.30-19.15 dal 31 marzo al 31 agosto 2019

L’ingresso si effettua fino a un’ora prima della chiusura del monumento

Biglietto

Intero 12,00 euro
Ridotto 7,50 euro
Comprensivo delle mostre in corso nell’area archeologica Foro Romano – Palatino – Colosseo
Riduzioni e gratuità secondo la normativa vigente.
Lo stesso biglietto, valido 2 giorni, consente un solo ingresso al Colosseo e un solo ingresso al Foro Romano – Palatino

Sito webwww.colosseo.beniculturali.it