A Eugène Delacroix, che Baudelaire definì “il pittore più originale dei tempi antichi e moderni”, il Louvre dedica un’eccezionale retrospettiva (fino al 23 luglio 2018): è la prima, completa ed esaustiva, a Parigi dal 1963, anno in cui fu organizzata uan sontuosa mostra per celebrare i cent’anni dalla morte dell’artista. L’esposizione, allestita nella Hall Napoleon in collaborazione con il Metropolitan Museum Art di New York, è formata da 180 opere, alcune presenti nel Louvre stesso e altre provenienti da Lille, Bordeaux, Nancy, ma anche dagli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Canada, Belgio e Ungheria. La retrospettiva intende costituire una cavalcata attraverso la multiforme e vulcanica carriera di Delacroix, che abbraccia lunghi e intensi anni di lavoro. Il fiore all’occhiello di cui si fregia la mostra, intitolata “Delacroix (1798-1863)”, è il dipinto – ormai ben impresso nell’immaginario collettivo – che ha garantito all’artista fama imperitura: “28 luglio 1830, la Libertà che guida il popolo”.

Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (La Liberté guidant le peuple), 1830, olio su tela, cm 260 × 325. Parigi, Museo del Louvre

Come spiega Sébastien Allard, che con Come Fabre ha curato l’esposizione, Delacroix è “il più grande pittore romantico del mondo. La sua ‘Libertà che guida il popolo’ è una delle opere più iconiche conservate al Louvre. Eppure rimane ancora una tela misteriosa. Più la si studia e più sembrano emergere dettagli e significati reconditi e allusivi sfuggiti alle precedenti e pur rigorose investigazioni”. Suddivisa in tre grandi periodi, la rassegna ripercorre la vicenda artistica di Delacroix: dagli inizi, caratterizzati da un romanticismo a volte esasperato, perché alimentato da un’irruente impeto giovanile, focalizzandosi quindi sulla passione per l’esotismo e sull’attrazione per il monumentale, fino alla maturità, ovvero alle fasi più complesse e anche meno note della sua carriera. L’artista sperimentò tutti i generi e tutte le tecniche. Trattò temi mitologici, letterari, storici; compose ritratti e disegnò nature morte. Impiegò la decorazione murale, i quadri di cavalletto, l’affresco, il pastello e l’acquerello, sempre conciliando creatività e rigore compositivo, e sottraendosi dalla supina accettazione dei soffocanti dogmatismi accademici.

La rassegna è una preziosa occasione per richiamare lo spirito e gli obiettivi che sono all’origine della pittura di Delacroix che, in un’annotazione sul proprio diario datata primo luglio 1854, scriveva: “Io voglio piacere all’operaio che mi porta un mobile; voglio lasciare soddisfatti di me l’uomo col quale il caso mi fa incontrare, sia un contadino o un gran signore. Col desiderio di riuscire simpatico e di aver rapporti con la gente, vi è in me una fierezza quasi sciocca, che mi ha quasi sempre fatto evitare di vedere le persone che potevano essermi utili, per timore di aver l’aria di adularle. La paura di essere distrubato quando sono solo – osservava – deriva dal fatto che io sono occupato dalla mia grande faccenda che è la pittura: io non ne ho nessun’altra importante”.

Delacroix Eugène (1798-1863), Self Portrait, 1837 circa, olio su tela, 65 x 54.5 cm
© RMN-Grand Palais (musée du Louvre) / Jean-Gilles Berizzi

Contrariamente al suo principale rivale Ingres, che ricercava nelle proprie opere il perfezionismo tipico dello stile neoclassico, Delacroix pose maggiore enfasi sul colore e sul movimento piuttosto che sulla nitidezza dei profili e sulla certosina cura delle forme. Le sue opere, rese con pennellate immediate, rapide e fortemente espressive, sono segnate e contraddistinte da un’aggressiva impetuosità che finisce per coinvolgere emotivamente lo spettatore, il quale è di conseguenza attratto nel vortice della potenza drammatica che emana dalla scena rappresentata.

Come ricordano i curatori della mostra, l’artista, per raggiungere il massimo grado di luminosità e trasparenza, usava accostare “i colori primari puri con i rispettivi complementari”, attuando così un’esaltazione cromatica che trascendeva il tipo di tavolozza utilizzata, la quale poteva contemplare, a seconda dell’opera, sia i colori puri sia i colori smorti. Un’intuizione destinata a lasciare il segno nella storia della pittura. “Dipingiamo tutti come Delacroix” ebbe a dire Cezanne, uno fra i tanti illustri ammiratori dell’artista francese, la cui influenza – per gradi diversi – è riscontrabile da van Gogh a Manet, da Matisse a Gauguin. Del resto non conoscerà mai tramonto l’assunto dal quale muoveva ogni dipinto di Delacroix, ovvero che la tela deve essere sempre “una gioia per l’occhio di chi la guarda”. Un gioia che la grande retrospettiva del Louvre intende far rivivere in tutta la sua forza e pienezza.

 

Immagine di copertina: Una donna osserva “La libertà guida il popolo” di Eugene Delacroix al Louvre, Parigi (AP Photo/Christophe Ena)
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