Fin dalla sua prima edizione, avvenuta nel 1895, la Biennale Arte di Venezia si pone l’ambizioso obiettivo di confrontare le principali tendenze artistiche mondiali. Proprio per questo motivo, e per il fatto che il nostro Paese ospita questo evento, il Padiglione Italia è sempre sotto i riflettori della stampa e degli esperti d’arte.

Dopo un’accurata selezione,dove hanno partecipato i migliori curatori nazionali, è stato selezionato il lavoro intitolato “Né Altra Né Questa: La sfida al Labirinto”, progettato dal curatore emiliano e direttore della Fiorucci Art Trust, Milovan Farronato.

Abbiamo già dedicato un articolo al Padiglione Italia e all’idea del labirinto da cui ha preso forma.

In questo articolo quindi non parleremo di come è nata l’idea del labirinto o del saggio di Calvino, La sfida al labirinto, che ha ispirato il nome del padiglione, ma ci soffermeremo sul risultato finale.

Analizzeremo come il progetto è stato realizzato e studieremo  alcune delle opere presentate dai tre artisti selezionati: Enrico David (Ancona, 1966), Chiara Fumai (Roma 1978- Bari 2017) e Liliana Moro (Milano, 1961).

Partiamo esaminando il labirinto, vero tema centrale del padiglione. Se all’inizio possiamo avere delle riserve su questo progetto, vedendo il risultato finale non possiamo che lodare il lavoro di Milovan. Le persone non sono semplici spettatori, ma sono invitate a intraprendere il proprio cammino personale attraverso i  molteplici percorsi disponibili. Non esiste un percorso giusto o sbagliato, ma solamente il percorso che ogni turista decide di crearsi attraverso le sue scelte.

All’interno del circuito espositivo sono presenti delle piccole salette, contenenti alcune opere d’arte, nascoste agli occhi dei meno accorti. Per questo è consigliato stare sempre attenti a tutto quello troviamo all’interno del padiglione.

Il labirinto del Padiglione Italia è un richiamo alla città di Venezia, sede della Biennale. Infatti la Serenissima, con tutte le sue stradine, chiamate “calle”, i percosi tortuosi e i piccoli vicoli seminascosti, si presenta come un vero e proprio labirinto, dove è molto facile perdersi.

Per tutta l’area del labirinto sono collocate le opere dei tre grandi artisti. Le opere sono in perenne dialogo tra loro, creando un senso di coesione, assente in altre sedi espositive della Biennale. Unire il lavoro di tre artisti, molto diversi tra loro per materiali e per idee, non è mai facile, ma Milovan è riuscito a creare un percorso omogeneo e godibile.

Dei tre artisti selezionati, Liliana Moro è la figura più interessante e innovativa. Molte delle opere esposte indagano il mondo contemporaneo, cercando di far riflettere le persone su temi “scottanti”.

Tra tutte le opere presentate dall’artista, ci sono due lavori che colpiscono particolarmente: “Casa Circondariale” realizzata nel 1988  e “. . . . . . senza fine” creata nel 2010.

“Casa Circondariale” si compone di tre specchietti retrovisori da camion installati al muro. La versione originale di quest’opera era collocata sulle inferiate delle finestre del carcere di Novi Ligure (Alessandria). Gli specchietti, così posizionati, permettevano un’interazione tra il mondo esterno alla prigione e coloro che vi si trovavano dentro. L’obiettivo era quello di rendere le vite dei carcerati visibili a tutti, ma soprattutto, di rendere più umane possibili le vite dei condannati.

Purtroppo quest’opera all’interno del padiglione perde il suo messaggio primario, e se non si conosce il significato dell’opera, questa non viene considerata di particolare interesse. Dopo però aver letto la spiegazione, l’opera, viene vista con un occhio diverso e diventa uno degli elementi più toccanti presenti all’interno del Padiglione.

La seconda, collocata nell’ultima grande sala del labirinto, si compone di un diffusore acustico a tromba, dove viene cantata “Bella Ciao” in quindici lingue diverse.

La canzone Bella Ciao è il simbolo della lotta partigiana contro il nazi-fascismo e nel corso del tempo è diventata un simbolo della lotta contro un oppressore non identificato; per questa sua caratteristica si è progressivamente diffusa in molti paesi del globo. Quest’opera vuole ricordare che alcuni valori sono indispensabili e non devono mai essere dimenticati.

Il Padiglione Italia è corredato da un catalogo edito da Humbolt Books. Il volume, presentato il 19 giugno al PAC Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, è pensato come uno strumento di completamento dell’esperienza di visita alla mostra, aggiunge contenuti di alto profilo e accompagna nella scoperta dei tre artisti presentati alla Biennale Arte 2019.

Il libro presenta anche, per la prima volta nella traduzione inglese, il saggio di Italo Calvino, testo fondamentale su cui si è basato il progeto curateriale.

Spesso sentiamo dire, soprattutto da chi lavora nel mondo dell’arte, che l’Italia non ha più artisti o curatori che reggono il confronto con il mondo dell’arte internazionale. Il Padiglione Italia della 58esima Biennale smentisce queste affermazioni. Milovan Farronato, Enrico David, Chiara Fumai e Liliana Moro mostrano un’Italia all’avanguardia, e soprattutto, aperta alle nuove tendenze internazionali.

Vedendo il Padiglione Italia non possiamo che essere pienamente soddisfatti dell’operato e poter affermare, senza alcuna esitazione, che il nostro è uno dei padiglioni più interessanti di questa Biennale Arte 2019.

Vi consigliamo assolutamente di visitare la Biennale e di perdervi all’interno di questo labirinto accompagnati da incredibili opere d’arte.

Padiglione Italia 2019

Dettagli evento

Luogo:
Arsenale di Venezia, 30122 Venezia
Date:
11/05/2019 - 24/11/2019
Orario:
Mar-Dom: 10-18
venerdì e sabato, fino al 5 ottobre, chiusura ore 20
chiuso lunedì (escluso 2 settembre, 18 novembre)
Costo:
Intero: €25 Ridotto: 22 Euro
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