Che cosa lega un toporagno mummificato del IV secolo a.C. a un capolavoro di Rubens? Dal 20 settembre 2019 al 13 gennaio 2020, la sede milanese della Fondazione Prada ospita una grande mostra curata dal regista Wes Anderson e dall’illustratrice (nonché sua moglie) Juman Malouf: “Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori”.

Il regista di Grand Budapest Hotel si mette in gioco con un’attività curatoriale che raccoglie una vasta collezione (537 elementi tra opere d’arte ed oggetti selezionati), mettendo in comunicazione tempi remoti (l’oggetto più antico della mostra è un bracciale di perle egizio risalente al 3000 a.C.) e la contemporaneità. La mostra, in realtà, era già stata presentata al Kunsthistorisches Museum di Vienna lo scorso autunno; la versione allestita alla Fondazione Prada rappresenta, però, un’espansione della collezione esposta in Austria. L’allestimento è organizzato per sezioni tematiche che accompagnano il visitatore alla scoperta delle meraviglie accuratamente selezionate dai due curatori.

Il regista Wes Anderson, curatore della mostra (foto: commons.wikimedia.org)

La Fondazione Prada si rivela il luogo più adatto per ospitare un’esposizione di tal genere: già in altre mostre passate, per esempio “Sanguine” di Luc Tuymans, aveva dimostrato le caratteristiche necessarie per gestire l’eclettismo da cui è caratterizzata la mostra curata da Anderson. “Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori” prende forma grazie alle opere e agli oggetti provenienti da dodici collezioni del Kunsthistorisches Museum e da undici dipartimenti del Naturhistorisches Museum di Vienna. La storia dell’arte e quella naturale si incontrano, come per creare una collezione di meraviglie che nasconde una storia segreta e intrigante, caratteristica che ricorda l’acclamata mostra di Damien Hirst “Treasures from the wreck of the Unbelievable”.

Il percorso espositivo si sviluppa secondo gruppi di opere, come i ritratti di bambini o di nobili, gli oggetti di colore verde, gli strumenti di misurazione del tempo, le statuette classiche, ecc. Il visitatore si trova quindi immerso in un luogo di raccolta di affascinanti tesori, inseriti negli ambienti della Fondazione Prada, organizzati secondo lo stile dei giardini all’italiana. Il parco rinascimentale, evocato grazie all’inserimento di elementi che vogliono ricreare siepi e padiglioni allegorici, diventa infatti lo scenario e il luogo ideale in cui possono incontrarsi e prendere vita le meraviglie scelte da Wes Anderson e Juman Malouf.

Obiettivo della mostra è indagare l’attività del collezionare nei modi, nelle finalità e nelle motivazioni da cui essa è guidata, ma anche individuare e ridefinire i rapporti tra istituzione museale e visitatore: quest’impronta di sfida verso i canoni tradizionali della raccolta espositiva è testimoniata anche dall’impostazione interdisciplinare e del tutto non accademica dei curatori nel selezionare le opere della mostra. L’intento di Anderson e Malouf era quello di creare, ispirandosi al passato, una Wunderkammer, ovvero una “camera delle meraviglie”: il fenomeno delle Wunderkammer si sviluppò alla fine del Medioevo per prendere piede durante il ‘500 e raggiungere il proprio apice con le curiosità del Barocco e con lo stimolo della ricerca caratteristico dell’Illuminismo settecentesco. Le Wunderkammer erano vere e proprie collezioni di oggetti curiosi ed insoliti provenienti da tutte le parti del mondo. È proprio la curiosità che guida il visitatore lungo il percorso espositivo: si passa con estrema facilità da dipinti come “Salomè con la Testa di Giovanni il Battista” di Bernardino Luini (secondo alcuni il vero autore del celebre “Salvator Mundi” attribuito a Leonardo) a meraviglie della geologia come uno splendido smeraldo su un plinto in rame dorato.

Segnaliamo, tra le opere più interessanti, diversi ritratti di Lucas Cranach il Vecchio (pittore tedesco rinascimentale), un bellissimo memento mori in avorio, un dipinto dell’Arcimboldo  e un ritratto ad opera di Tiziano Vecellio.

L’arte, si sa, è un grande punto interrogativo. Chiedersi cosa sia l’arte equivarrebbe a interrogarsi su un enigma che, probabilmente, non sarà mai risolto. In realtà, lo spettatore de “Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori” rimane spaesato e confuso di fronte alla quantità e alla varietà degli oggetti esposti, forse fin troppo. Questa è probabilmente la più grande pecca di una mostra tanto attesa quanto osannata, che risulta leggermente al di sotto delle aspettative. Dall’altro lato, però, Wes Anderson è rinomato per il suo stile e il suo buon gusto cinematografico, nonché per la sua maniacale cura per i dettagli: tutte queste sue caratteristiche si trasferiscono negli ambienti della mostra, dotata di spazi esteticamente ineccepibili.

“Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori” si presenta come una mostra di particolare interesse nel panorama artistico meneghino. Si nota facilmente l’enorme curiosità e conoscenza dei curatori nel selezionare le opere e gli oggetti. Nel complesso, però, la visita lascia una sorta di amaro in bocca, come se non tutto fosse stato completato: quella che era stata presentata come “la mostra dell’anno”, e che aveva tutte le prerogative per esserlo, si rivela meno entusiasmante del previsto, colpevole forse anche l’illuminazione che non rende giustizia a molte opere esposte (in particolare i dipinti). Nonostante tutto, l’esposizione curata da Wes Anderson e Juman Malouf è un interessante punto di vista contemporaneo sulla storia dell’arte (antica e moderna) e su quella naturale.

Dettagli evento

Luogo:
Fondazione Prada, Largo Isarco, 2, 20139 Milano
Date:
20/09/2019 - 13/01/2020
Orario:
Lunedì, Mercoledì, Giovedì: 10.00 - 19.00
Venerdì: 18.00 - Mezzanotte
Sabato, Domenica: 10.00 - 21.00
Martedì: chiuso
Costo:
12 € intero, 8 € under 26
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