Palazzo Reale presenta più di 150 opere, di cui più di 60 realizzate dal grande protagonista della mostra, provenienti dai principali musei di tutto il mondo: il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée du Louvre, il Musée d’Orsay, la stessa Pinacoteca di Brera e la Galleria d’arte Moderna di Milano, ma, soprattutto, il Musée Ingres di Montauban, città natale dell’artista, a cui Jean Auguste Dominique donò, alla sua morte, quasi 4.500 opere (la mostra, in realtà, è stata resa possibile dalla temporanea ristrutturazione del museo in vista della completa riapertura a fine 2019).

“Grande odalisque”, Jean Auguste Dominique Ingres, 1824-1834

L’intera esposizione, ripercorrendo il percorso creativo di Ingres e di molti altri artisti, permette di esplorare il panorama storico e culturale nel periodo dalla Rivoluzione francese fino alle campagne napoleoniche che hanno coinvolto direttamente la nostra penisola e, in particolar modo, la città di Milano.

Ci troviamo in un momento di passaggio molto burrascoso, in cui la politica influenza con prepotenza il mondo dell’arte, tanto che Napoleone stesso affida ai suoi artisti di corte il compito di “francesizzare l’Italia”.

“Napoléon Ier sur le trône impérial”, Jean Auguste Dominique Ingres, 1806

Proprio per questo motivo Ingres viene mandato a Roma, dove rimane folgorato dalla bellezza delle figure di Raffaello, che per tutta la vita cercherà di eguagliare. Assistiamo quindi a una rinascita, attraverso una ricerca filosofica e umanistica dell’antico, che attinge dalle radici della nostra civiltà per ritrovare un nuovo ideale e una nuova ispirazione. Nasce così il Neoclassicismo, definizione nata però in epoca romantica con l’intento di sminuire questo movimento considerato troppo freddo e rigido.

Giove e Tei, Jean Auguste Dominique Ingres, 1811

L’intento di questa mostra è dunque quello di superare la diffusa visione del classicismo come “banale ripresa dell’antico“, e rivalutare lo spirito dionisiaco che pervade ogni opera, insieme a quello apollineo a tutti generalmente noto. Si pone infatti l’accento sull’analisi più profonda dell’indagine psicologica e dell’espressione dei sentimenti, per anni riconosciute solo al Romanticismo. Proprio Ingres più di tutti è in grado di esprimere questa commistione fra materia e spirito, conciliando gli opposti, e portando a compimento il dualismo che ha caratterizzato l’epoca a cavallo fra Neoclassicismo e Romanticismo.

Jean Auguste Dominique nasce infatti nel 1780 a Montauban, Francia, dove, sebbene non direttamente, vive i tumultuosi avvenimenti della Rivoluzione Francese. Dimostra, fin dalla tenera età, un talento innato che viene coltivato dal padre, decoratore e miniatore, tanto che nel 1797, entrato come allievo alla scuola di Jacques-Louis David, viene accolto sotto la protezione del gran maestro stesso.

“Hulle sur toile”, Jacques-Louis David, 1780

Dopo aver tentato di vincere il prix de Rome nel 1800, si reca in Italia nel 1806 per studiare i grandi artisti rinascimentali, e assume come modello di purezza formale e eleganza, fra i quattrocenteschi, soprattutto Raffaello. Non riscuote però subito successo presso la critica del tempo e deve attendere fino al 1824, anno in cui viene consacrato come maestro della scuola classicista, idealmente contrapposta alla scuola romantica di Delacroix. Al suo ritorno in Francia viene trionfalmente accolto dal re e muore alla veneranda età di 86 anni celebrato da tutto il mondo dell’arte.

Nella mostra troviamo molti altri artisti ad accompagnare Ingres: primo fra tutti il suo grande maestro, Jacques-Louis David, di cui l’allievo era solito copiare diverse opere durante il periodo della sua formazione. Un’altra pittrice, degna di essere ricordata, è Elisabeth Vigée Le Brun: arrivata a corte, diviene la ritrattista ufficiale di Maria Antonietta riuscendo ad affermarsi in un ambiente prettamente maschile.

“Portrait of princess Karoline von Liechtestein”, Elisabeth Vigée Le Brun, 1793

Non possono ovviamente mancare nomi come Antonio Canova, Anne-Louis Girodet, Pierre Paul Prud’hon, François-Xavier Fabre, François Gérard e l’eccezionale serie dei “Fasti di Napoleone” di Andrea Appiani, in una mostra che vuole presentare tutte le diverse sfaccettature, varianti e interpretazioni del Neoclassicismo.

Il percorso espositivo si divide in varie sezioni con l’intento di presentare il succedersi cronologico artistico di pari passo a quello storico. La prima parte si focalizza sul nuovo linguaggio figurativo tra l’Ancien Regime e la Rivoluzione Francese, di cui il protagonista è Jacques-Louis David insieme agli allievi della scuola, con una nuova concezione del ritratto maschile, simbolo di forza.

“Torse d’Homme”, Jean Auguste Dominique Ingres, 1800

A smorzare i toni quasi fanatici troviamo poi le opere pressoché preromantiche di Girodet, sulle note melanconiche di mondi fantastici, che preludono al celebre dipinto di Ingres, il “Il sogno di Ossian“.

“Le Rêve d’Ossian”, Jean Auguste Dominique Ingres, 1813

La mostra si concentra inoltre soprattutto sulla campagna d’Italia e sulla figura Napoleone per poi concludersi con i numerosi studi e dipinti di Ingres, realizzati in Italia e in Francia.
Costituisce, invece, un considerevole omaggio alla figura di Leonardo da Vinci, di cui quest’anno ricorre il cinquecentenario dalla morte (leggi qui sulla mostra a lui dedicata alle Scuderie del Quirinale di Roma), il quadro “La morte di Leonardo da Vinci”, impostato sulla mitica narrazione della morte del genio descritta dal Vasari.

“La Mort de Léonard de Vinci”, Jean Auguste Dominique Ingres, 1818

Dettagli evento

Luogo:
Piazza del Duomo, 12, Milano
Date:
12/03/2019 - 23/06/2019
Orario:
Lunedì: 14.30–19.30
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30
Giovedì e sabato: 9.30-22.30
Costo:
Biglietti comprensivi di audioguida: open 16 €; intero 14 €; ridotto semplice 12 €