Invasa dalle scorrerie dei popoli barbarici, Roma è manifestazione di un tessuto storico ed artistico multietnico tanto nella componente culturale quanto in quella archeologica. Un’ondata contemporanea di opere d’arte, tra le vestigia del colle Palatino, non potrebbe che esserne la migliore consecutio temporum; si tratta della mostra “Palatino Contemporaneo. Da Duchamp a Cattelan“, una vera e propria invasione “barbarica” del nuovo millennio.

“Nuvola Rosa” di Denis Santachiara. Fonte: www.parisianinrome.com

Se per i più conservatori, per chi ritiene che Roma sia un’eterna e gloriosa “rovina” archeologica, la mostra potrebbe apparire inappropriata o “rischiosa” per l’incolumità dell’intero sito, gran parte o del pubblico spettatore apprezza invece tale istallazione come un’eccellente occasione per rivalutare i tesori dell’Urbe.

Si è solitamente predisposti a valutare un’opera d’arte all’interno della realtà museale, indotti didatticamente a considerarla per la sua essenza e natura seppur, spesso, alienata da ciò che la circonda. Nel momento in cui ciò non accade, quando non si ha più la sicurezza delle pareti, del soffitto, delle luci bianche che illuminano la tela o cadono come un panneggio sulle superfici di una scultura, allora forse lo spettatore intraprende un percorso di ricerca ricco di interrogativi. L’installazione en plein air nasce esattamente con l’intento di “spiazzare” il pubblico al fine di educare l’occhio umano a concepire un oggetto d’arte, in questo caso contemporanea, in uno “spazio altro”.

LA MOSTRA

L’intera superficie dello Stadio Palatino e del peristilio inferiore della Domus Augustea fino alle Arcate Severiane, è dunque il teatro in cui antico e contemporaneo danzano all’unisono. 100 opere eseguite da artisti provenienti da 25 nazioni si adagiano tra il “visibile e l’immaginabile” senza alcuna presunzione di divenirne protagoniste.

“After Love” di Vedomazzei. Fonte: www.parisianinrome.com

«Nel lato settentrionale vi è la riproduzione della Casetta sbilenca di Buster Keaton nel film “One Week”, realizzata da Vedovamazzei. Al centro “Gli occhi di Segantini” di Luca Vitone: una copia della struttura nelle montagne dell’Engandina, dove il pittore trentino realizzò il Trittico delle Alpi. Ancora in montaggio il “Luogo di raccoglimento multiconfessionale e laico” di Michelangelo Pistoletto, che completerà il trio. Nel tunnel che collega lo stadio all’ovale di Teodorico lo specchio-zerbino di Cattelan offrirà a chi lo calpesta un inedito punto di vista, mentre sotto le costruzioni in laterizio dell’esedra l’opera di Thorsten Kirkoffscatole di frutta e sacchi di iuta stampati con immagini di migranti – sarà lo spunto per una riflessione sulla condizione umana».

“Space Rendez-vous” di Christian Philipp Muller. Fonte: www.parisianinrome.com

 

Thorsten Kirchhoff Cul-de-sac cassette della frutta, sacchi di juta. Fonte: www.ansa.it

I lavori provengono dal museo ALT creato dall’architetto Tullio Leggeri, tra i maggiori collezionisti italiani, che sin dagli anni sessanta ha dialogato con gli artisti sviluppando progetti e suggerendo soluzioni tecniche e creative.

Abbiate il coraggio di osservare l’arte con gli occhi di chi rispetta il passato ed ammira il nuovo. 

INFO:
Durata esposizione: da mercoledì 28 giugno 2017 a domenica 29 ottobre 2017
Indirizzo: Foro Palatino-Via di San Gregorio, 30. 00184 Roma
Costi: biglietto intero: € 12,00/ biglietto ridotto: € 7,50

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