In una settimana di maggio piovosa, Venezia apre le porte all’arte moderna e contemporanea con grandi opening e vernissage diffusi per l città, tra acquazzoni, ombrelli intrappolati tra le calli e timidi raggi di sole. Ieri è stata la volta della Fondazione Prada che, nel suo magnifico palazzo di Ca’ Corner della Regina, affacciato sul Canal Grande, ospita la prima grande retrospettiva sull’artista Jannis Kounellis, dopo la sua scomparsa nel 2017. Un percorso, tra sale dai soffitti dipinti, marmi e scalinate, curato da Germano Celant, che mette insieme più di sessanta opere, tra installazioni e dipinti, che hanno il compito di ricostruire la vicenda artistica ed espositiva di Kounellis, guidando il visitatore in quella che è una progressiva poetica della realtà e del linguaggio, propria del protagonista.

Jannis Kounellis, LASTRA E PUTRELLA IN FERRO, FIORI. Fonte. lacasamadre.it, foto di Martin Devrient

Tra le sale settecentesche si dirama un labirinto di segnali, parole e simboli, una “foresta baudelairiana” che racconta la realtà, dagli anni ’60 in poi, attraverso gli occhi dell’artista, e ce la presenta così, sulle pareti, sul pavimento, sul soffitto. Il paesaggio urbano si confonde tra stucchi e finestroni, per attraversare la natura con le sue espressioni, i suoi racconti, con fiori raccolti dal legno, lana e terra, presentati nella loro onestà tattile e materica, fuoco e carbone, visti come il nuovo marmo di Carrara.

“Non so cosa volessero fare i minimalisti, ma so che il fare arte è rimasto, nei secoli, una professione quasi immutata. Dietro ogni opera c’è un universo particolare. Il ferro e il carbone per me sono i materiali che meglio rievocano il mondo della Rivoluzione Industriale, i primordi della civiltà contemporanea.”.

Jannis-Kounellis, Centro Arti Visive Pescheria Pesaro, 2016. Foto di Michele Alberto Sereni

Kounellis si immerge nel presente, lo respira, assorbendo tutte le esperienze che esso esprime, accettandole e sporcandosi. Nel Contemporaneo si ripresentano i maestri del passato: nel blu c’è Dealcroix, nell’oro c’è Verrocchio e poi Klimt. La sinestesia è la sorda sinfonia di fondo; leggendo le parole in blu e in giallo si aguzza l’orecchio, ascoltando i violini “spenti” si vedono per la prima volta nella loro limpida sinuosità. Il dipinto si traduce in uno spartito su cui danzare a occhi chiusi, per poi abbandonare la leggerezza del movimento e abbracciare l’inquietudine, lo spaesamento della sua arte dalla fine degli anni ’60, quando la Storia confonde e tradisce, delude e chiude lo sguardo.

Jannis Kounellis, Civil Tragedy 1975. Fonte: pinterest.com, foto di i-Fe01

Il corpo e le forme si sacrificano e si frantumano nella speranza che solo l’inconscio e l’animo possano ricomporle. Si cammina tra porte, finestre e tavoli: sono idee, “remotissime antichità” presentate in modo radicale. Per l’artista l’essere radicali significa praticare la bellezza che è indice di equilibrio; difenderla e mostrarla è rivoluzionario perché in essa c’è giustizia. Gli anni ’80 si purificano con la presenza del fuoco, simbolo di catarsi arcaico, che non solo è calore ma anche luce. La fiamma era l’unico segno di speranza in Guernica, tra distruzione e tragedia, essa crea ombre e scolpisce volumi, propone nuovi punti di vista.

I piani di Ca’ Corner della Regina rimbalzano l’ospite tra chiusure e aperture, tra assolo di violino e flauto, in un allestimento complesso e che molto lascia alla luce e alle ombre naturali. La Fondazione Prada decide con questa retrospettiva di dire la sua sui tempi interessanti augurati e testimoniati dalla Biennale Arte che oggi apre i battenti al pubblico.

Con Kounellis si racconta il presente senza mai perdere di vista il passato, ci si pone domande, per trovarsi nella sala successiva una risposta spiazzante dinanzi agli occhi.

Dettagli evento

Luogo:
VENEZIA, Fondazione Prada CA’ CORNER DELLA REGINA, SANTA CROCE 2215 30135 VENEZIA
Date:
11/05/2019 - 24/11/2019
Orario:
10:00 - 18:00
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