Accade frequentemente che nel voler omaggiare gli artisti molto lontani nel tempo, lasciamo ai margini della nostra attenzione quelli contemporanei. A celebrare una delle maggiori personalità artistiche del XX secolo ci ha pensato però il Chiostro del Bramante di Roma, che, come sua consuetudine, apre le sue porte al pubblico con una straordinaria mostra dedicata a Jean Michel Basquiat.

Fonte: ARTNOISE

Tre sono le parole chiave che potrebbero aiutarci a comprendere l’artista: nero, giovane, writer.

Nato nel 1960 a Brooklyn da madre portoricana e padre haitiano, ha vissuto la sua giovinezza a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, quelli che vengono definiti i “migliori anni” perché caratterizzati da un grande sviluppo economico e da un benessere generale della società. Ma furono anche gli anni in cui si diffuse il largo consumo della droga, che non risparmiò nemmeno Basquiat, morto per overdose di eroina nel 1988.  Fu circondato dall’arte sin da bambino, la madre scelse per lui una scuola particolare, di quelle per i ragazzi con “doti speciali”, le cui lezioni si svolgevano tra il Metropolitan Museum, il MOMA e il Brooklyn Museum; amava le pellicole di Hitchcock e a soli 10 anni scrisse il primo libro di storie per bambini.

I veri insegnamenti di vita arrivarono però dalla strada. Era tra i labirinti urbani di cemento che l’artista passava il suo tempo, attenendosi a quelle che erano le regole sociali dell’epoca. I giovani afro erano strettamente collegati alla vita di strada, erano gli animatori dei vicoli della città, possibilmente da evitare. In quegli stessi anni si diffuse l’arte dei graffiti, di cui Jean Michel era un grande fautore. I suoi disegni si alternavano alle parole: disegni stilizzati, elementari come quelli di un bambino ma con un concetto forte, ribadito da parole e slogan altrettanto taglienti, dal significato di fondo legato alla condizione del popolo afroamericano. Egli  capiva benissimo cosa stesse accadendo, capiva il ruolo che spettava a lui e a tutti quelli come lui, così fece di quella gabbia il suo regno.

Back of the nack. Fonte: Scoopnest.com

Eccola lì la sua corona, accompagna ogni sua creazione come un marchio di fabbrica. La sua presenza non sta solo ad identificare la persona di Basquiat come artista, ma anche la regalità della cultura black, la quale è sempre rimasta silente, nonostante ai neri fosse stato finalmente riconosciuto il diritto di camminare accanto ai bianchi e non  dietro di loro. Ogni suo murales, tela o scultura richiama la terra bruciata dal sole: nel giallo ocra, colore che prepotentemente colpisce l’occhio di chi guarda, nei materiali rudimentali e dismessi che rispecchiano la miseria e nei soggetti spesso riferiti alla cultura tribale africana.

Procession. Fonte: Artribune

<<I am not a “black artist”

I am an artist.>>

Mentre seguiamo il percorso tra le sale, trasformate in grigie vie metropolitane per l’occasione, questa frase emerge come un urlo da una parete. Basquiat viveva nell’infinito terrore di non essere ricordato dal mondo, o di essere ricordato in maniera sbagliata, completamente oscurato dalla sua unicità di artista di colore. Soffermandoci però davanti ai suoi lavori è indiscutibile che la sua storia, il suo dna, siano dentro ognuno di essi. Ciò che distingue questo artista da tutti gli altri è la capacità di organizzare, o meglio buttare, nello spazio limitato della tela una marea di pensieri ed immagini. Il quadro raccoglie come un diario il suo flusso di pensieri, e per quanto caotico possa apparire il risultato finale, si riesce a trovare il filo che connette il tutto. Esso è costituito da tutte le esperienze, da tutto ciò che rende Jean Michel sé stesso ed è per questo inevitabile attribuirgli la definizione di artista nero o di writer o di artista di strada.

Fonte: www.thepinkpony.org

A differenza di molti altri artisti, che rappresentano il mondo dalla propria ottica ma sempre mantenendosi al di fuori come degli spettatori, Basquiat rivive in ognuno dei suoi lavori. Lo si può immaginare con una sigaretta in bocca e un pennello in mano, pronto a lanciare un’altra linea marcata, mentre in radio risuona un brano rap.

Ancora una volta il Chiostro ci ha stupiti con una mostra organizzata in ogni minimo dettaglio, coinvolgente e chiarificatrice, assolutamente da non perdere! Per ulteriori informazioni visitate il sito: http://www.chiostrodelbramante.it/post_mostra/jean-michel-basquiat-new-york-city/

Il KING vi aspetta!

Fonte: Pinterest