Sempre più inarrestabile il MAMbo- Museo d’Arte Moderna di Bologna che in data 7 giugno ha aperto le porte alla mostra  All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere, visitabile fino all’8 settembre 2019.

L’apertura del museo ad artisti emergenti e non del panorama nazionale ed internazionale l’aveva già ampiamente dimostrato in diverse occasioni come la mostra Typeline e la mostra di Mika Rottenberg.

Questa volta la mostra  All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere, costituisce la prima personale in Italia di Julian Charrière (Morges, Svizzera, 1987), artista il cui lavoro mette in comunicazione i campi delle scienze ambientali e della storia della civiltà.

Veduta allestimento della mostra, Foto di Giorgio Bianchi

La mostra al MAMbo fa parte di Bologna Estate 2019, cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna – Destinazione Turistica che sta riscuotendo un forte successo. Ciò non sarebbe stato possibile senza il main sponsor Hera, allo sponsor Gruppo Unipol e al supporto di Pro Helvetia.

La personale è esposta nella Sala delle Ciminiere e presenta un’ampia selezione di opere tra fotografie, installazioni, sculture e video che toccano i temi della storia della scienza, dello sviluppo della cultura dei media, del romanticismo dell’esplorazione e della crisi ecologica contemporanea.

Veduta allestimento della mostra, foto di Giorgio Bianchi

Temi attuali e scottanti allo stesso tempo che impongono al visitatore una riflessione interiore ma al tempo stesso esteriore, in quanto irrinunciabile è il confronto sul modo in cui ognuno di noi si approccia a queste tematiche. Domande del tipo “come siamo arrivati fino a qui?” o “cosa posso fare per contribuire a salvare il pianeta?” dovrebbero sorgere spontanee.

All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere, è curata da Lorenzo Balbi, il quale continua a mostrare sempre più interesse ai processi che si nascondono dietro la produzione di conoscenza scientifica e ai differenti metodi utilizzati per arrivare a una scoperta.

I lavori di Charrière sono sempre volti alla comprensione della storia, guardando al passato per tentare di immaginare come sarà il futuro. Come un archeologo, l’artista scruta nelle vicende trascorse per capire quelle che verranno, mentre riflette sul presente.

Charriere, Somehow They Never Stop Doing What They Always Did

I suoi progetti sono spesso frutto di un lavoro sul campo in località remote, inusuali e volti a dimostrare la potenza dirompente della natura. Si passa infatti dai vulcani ai ghiacciai sino ad approdare ai siti radioattivi. Paesaggi estremi, lontani e, sebbene belli in fotografia suscitano timore a chi si immagina nelle prossime adiacenze. Visibile e palpabile l’anima “viaggiatrice” di Julian Charrière, con i suoi giri intorno al mondo, riuscendo a far emergere non solo la pura e semplice bellezza della natura, ma anche la vulnerabilità e la frattura tra natura e civiltà.

Immagine di copertina Julian Charrière, Where Waters Meet [3.77 atmospheres], 2019 | © the artist; VG Bild-Kunst, Bonn, Germany

Chi è Julian Charriere?

Vi ricordate la notizia internazionale del marzo 2017,dell’irruzione della polizia di Berlino nello studio di un artista per sequestrare un cannone ad aria lungo tre metri destinato a sparare noci di cocco dall’Atollo Bikini? È di questo artista che stiamo parlando. Colui che in occasione della prima Biennale Antartica, commentava lo sviluppo scientifico e pacifico nonché i cambiamenti climatici messi in pericolo con la sua opera The Purchase of the South Pole.

Charriere, Somewhere

Charrière è nato a Morges, in Svizzera e ivi ha studiato arte presso l’École cantonale d’art du Valais prima di trasferirsi a Berlino per finire la sua laurea. Laureatosi nel 2013 all’Istituto di esperimenti spaziali di Olafur Eliasson in collaborazione con l’Università delle Arti di Berlino, l’artista ha iniziato a fondere arte, filosofia, scienza e antropologia, mettendo in evidenza le tensioni derivanti dal nostro mondo moderno.

È considerato uno degli artisti più sorprendenti della sua generazione, grazie alla continua sperimentazione di materiali e metodi non convenzionali per il significato simbolico che essi portano con sé.

Charriere, Polygon XII

Gran parte del suo lavoro la deve sicuramente alle varie spedizioni effettuate in tutto il mondo, specialmente nei luoghi più angusti e toccanti, poiché colpiti dalla “mano dell’uomo”.

Charrière è stato il destinatario di numerosi premi prestigiosi. Ha ricevuto il Kiefer Hablitzel Award durante gli Swiss Art Awards sia nel 2013 sia nel 2015. Nel 2016 Charrière ha ricevuto il Kaiserring Stipendium für junge Kunst che ha portato a una mostra personale al Museo Mönchehaus di Goslar in Germania.

 

Immagine di copertina Charriere, We Are All Astronauts

Dettagli evento

Date:
09/06/2019 - 08/09/2019
Orario:
Da martedì a domenica e festivi h 10.00 – 18.30
giovedì h 10.00 – 22.00
chiuso il lunedì chiuso il lunedì chiuso il lunedì
Costo:
Intero € 6 - Ridotto € 4
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